domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Bernie Sanders, vittoria
attesa nel New Hampshire
Pubblicato il 10-02-2016


Bernie Sanders

Bernie Sanders

In New Hampshire, Bernie Sanders fa piangere Hillary Clinton. Chi l’avrebbe mai detto che un ebreo socialista si potesse imporre contro l’imponenza dell’ex first lady.

Eppure i risultati sono chiari e il sonoro 60% pesa molto sugli equilibri dei democratici statunitensi. È normale che i vertici del partito stiano quasi tutti con la Clinton, dato che il buon Sanders è socialdemocratico affiliato al gruppo dem del Senato come indipendente.

L’Iowa era stato un semplice avvertimento, il primo segno che Hillary non fosse imbattibile. Un po’ come il primo film della saga di Rocky, quando il pugile interpretato da Stallone, pur perdendo di misura contro Apollo Creed, ne esce moralmente vincitore e fa capire che il campione non è imbattibile. E la vittoria è solo una questione di tempo.

Così va per Bernie Sanders, il senatore del Vermont che sdogana la parola “socialismo” anche negli States, in barba alle lobby e allo Zio Sam. Un sogno americano mai così bizzarro.

Una rivoluzione, la sua, che si basa su un consenso senza precedenti e un’affluenza di massa alle urne.

Sanders attacca lo strapotere delle case farmaceutiche e delle compagnie d’assicurazione, piace ai giovani e pure alle donne, riuscendo a ricondurre i sentimenti dell’anti-politica fomentati dalla crisi economica e finanziaria all’interno dello storico sistema bipartitico americano. Rispetto a Hillary, è questa la sua marcia in più.

Ma la sua proposta non è soltanto uno sterile sentimento anti-sistema, nonostante venga continuamente accusato di “idealismo” proprio da parte della sua principale avversaria. Sanità e istruzione i punti fondamentali, ai quali seguono importanti annunci di politica estera e la promessa del raddoppio del salario minimo.

Dall’altra parte, invece, quel Donald Trump che in Iowa sembrava annichilito ha rialzato la testa, forte di un ottimo 35%, tenendo a debita distanza John Kasich (16%), Jeb Bush, Marco Rubio, Ted Cruz (circa 11% a testa) e Ben Carson (2%).

Ora si va verso il Nevada e il South Carolina, caldi antipasti a un primo marzo di fuoco, dove tra caucus e primarie andranno alla scelta ben 14 stati.

Giuseppe Guarino

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