sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Bussana Vecchia, il Paese degli artisti
Pubblicato il 29-02-2016


Foto Alessandro Sansoni

Foto Alessandro Sansoni

La stazione è deserta. Sono stanca, affamata e non so dove andare. Ho cambiato tre treni per arrivare a Sanremo, ma evidentemente mi sono addormentata e, non so come, sono arrivata ad Arma di Taggia. L’ unica cosa che so di questo posto è che hanno delle olive ottime. Fortunatamente dopo ore di ricerche trovo un’ anziana signora, minuta, gentile. Mi aiuta a trovare un taxi “signorina, non capisco come mai, di solito ce ne sono almeno tre o quattro qua fuori… ecco il numero, lo chiami pure!”.

Penso subito che ho bisogno di un posto dove passare la notte, è troppo tardi per rimettermi in viaggio, andrò domani a Sanremo, per stanotte mi accontento di un letto e qualcosa da mettere sotto ai denti: ” Mi porti nel primo centro abitato nelle vicinanze, grazie!”
È così che tra chiacchiere e strade tortuose,arrivo a Bussana Vecchia, un centro abitato (molto poco abitato) che si snoda su una frazione collinare a qualche chilometro da Sanremo.
La prima cosa che noto, arrivata nel posto, è un ristorante con quattro o cinque persone sedute. È un locale a gestione familiare e, dai profumi, sembra avere del cibo ottimo.
Saluto il gentile tassista e mi inoltro tra gli edifici diroccati della cittadina.

Più cammino e più mi rendo conto che Bussana Vecchia è molto di più di un paesino suggestivo: sono molte le botteghe di artisti che incontro mentre procedo a passo lento tra le salite e le discese che caratterizzano la località. Mi salta all’occhio una scritta “La casa degli archi”; la porta è aperta così decido di entrare per curiosare un po’. L’abitazione è tutta in pietra, sembra una rovina ma, tra i molti archi, vedo quadri, piante e poltrone. “Vieni, entra pure! La mia casa è aperta a tutti!”.
Un uomo a torso nudo e dai capelli lunghi viene verso di me, con un piccolo cane al seguito. Il suo nome è Angelo ed è lui ad abitare questa casa. Così, mi offre un caffè e mi racconta la sua vita. “ Io sono stato uno degli ultimi ad arrivare a Bussana Vecchia, negli anni 70. So cercando di creare uno spazio per gli artisti all’interno della mia abitazione. L’idea è che tutti possono esporre il proprio lavoro, senza pagare nulla, chiaramente. Questa era una terra di sogni un tempo, solo che ora non c’è più nessuno”. Si siede su una sedia al centro di una stanza semivuota, accanto a un altarino pieno di piantine che lui chiama “il suo giardino personale”, dove vi è solo un antico mobile in legno tenuto bene. “ Secondo te quanto ci faccio con quello? E’ antichissimo, sai lo sto ripulendo per bene..” .

Alla fine degli anni 50, alcuni artisti scoprono il villaggio e ci si insediarono. Il paese era composto solo da rovine. Il terremoto del 1887 distrusse la città, che rimase inabitata fino a quegli anni. Gli artisti iniziarono la ricostruzione degli edifici, il loro sogno era quello di costruire una ciittà di artisti per gli artisti e per un po’ ce la fecero. Negli anni ’60-’70, ondate di hippy si stabilirono a Bussana Vecchia, in una grande comune. Poi arrivano gli anni ’80 e con loro l’eroina. Non essendo un luogo controllato, gli spacciatori iniziarono a spacciare qui e la popolazione si dimezzò. Poi fece irruzione la polizia che costrinse gli altri ad andarsene. “La famiglia di Colin, fu una delle prime ad arrivare, assieme a quella di Robert. L’hai vista la casa di Colin? E’ quella con quella statua in marmo all’entrata. Invece Robert sta sempre al pub del paese, assieme agli altri orchi, è sempre ubriaco..”

Saluto Angelo e continuo la mia visita per le strette vie del paese quando mi ferma un anziano signore, dai lunghi capelli bianchi e dai pantaloni azzurro cielo, con un modo di fare molto teatrale e simpatico. E’ davanti ad una bottega, piena delle cose più disparate ed antiche, mi invita ad entrare. “Io mi chiamo Clement e sono un artista di

Clement. Foto Alessandro Sansoni

Clement. Foto Alessandro Sansoni

strada. Mia madre è stata una delle prime artiste ad arrivare qua”. Mi offre un tè alla salvia nel retro della bottega e mi fa vedere qualche gingillo. Anelli indiani, maschere, collane africane, pipe, cilum, narghilè: il suo negozio è composto dai suoi bottini di viaggio, perché Clement, nonostante i suoi settant’anni, ha sempre viaggiato molto. “Sono stato per anni in India, poi mi sono mosso per andare in Africa e in Cile… ho viaggiato quasi tutto il mondo, io fermo non so stare: tra pochi giorni, fortunatamente, parto di nuovo con il circo”.
Il soffitto del retrobottega è pieno di sedie appese perché, come dice Clement “ quelle le devo aggiustare e non sapevo dove metterle, come vedi lo spazio è poco!”. Scendendo dei gradini, c’è l’orto e, al piano di sopra, si trova la camera da letto. Mentre parliamo e Clement lava i piatti, noto un via vai di ragazzi che scendono dalla camera da letto per andare all’orto e viceversa: “Chi sono tutti questi ragazzi Clement?” “ Tranquilla, loro sono dei ragazzi che sono venuti qua per un po’ di tempo, io ne ospito quanti posso… ad esempio lui è austriaco, doveva stare a Bussana per un mese ma ormai sono già passati tre mesi… Sono musicisti, artisti, giramondo”.

Foto Alessandro Sansoni

Foto Alessandro Sansoni

Dopo aver bevuto l’ottimo tè alla salvia ed aver ringraziato il curioso Clement, che mi pare sempre più un personaggio di un film di Wes Anderson, ed entro, poco più avanti, nel “Giardino tra i ruderi”, un edificio all’aperto, su più piani, dove la sorridente Luisa mi accompagna tra le migliaia di varietà di piante che vi sono all’interno, come fosse una giungla nella città. Arrivata negli anni ’80, Luisa mi spiega che nel paese convivono quindici diverse nazionalità. Lei ha fatto sua questa abitazione, l’ha rimessa a posto e ha creato il suo personale museo delle piante. I gradini sono instabili e ripidi, è difficile salire fino all’ultimo piano ma tra un “angolo degli odori” e uno delle piante esotiche, arriviamo fino in cima e lo spettacolo di una Bussana Vecchia silenziosa e romantica al tramonto, non ha paragoni. Mi siedo e mentre Luisa parla con le sue piante, io mi accorgo che questo posto è un gioiello inesplorato, un luogo atemporale e perpetuo, macchiato dall’amara disillusione dei suoi abitanti.

Foto Alessandro Sansoni

Luisa. Foto Alessandro Sansoni

La sera vado a bere qualcosa nel pub, dove c’è sempre Robert e i suoi amici “orchi”. Il pub non è un pub, ma una terrazza psichedelica, arredata con lanterne cinesi e candele. Le poltrone sono vecchie e posizionate qua e là. Mentre bevo una birra presa dal frigo del padrone di casa, vedo maialini e oche che passeggiano tranquilli in mezzo alle mie gambe, in piena libertà. Ed anche lì, sei, sette giovani che escono dalla costruzione accanto alla terrazza per bere e fumare accanto a me. Se hai fame Robert ti prepara un’ottima pizza, se hai sete puoi prendere ciò che vuoi, il frigo è sempre pieno. E, il tutto, gratis. Sembra una comune anni ’60, quelle di cui leggo solo sui libri e che mi ha sempre affascinato.

Una cittadina fantasma, contesa tra i residenti, che l’hanno fatta rinascere ed il comune, che la rivendica come sua. Una cittadina in cui si respirano le ambizioni di una volta, anacronistiche e tradite dall’evolversi della società e dal conseguente cambio di valori e di priorità. Questa è Bussana Vecchia. È la versione tangibile dell’animo umano, in bilico tra i desideri naturali e le imposizioni artificiali.

Gioia Cherubini

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