sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Camera. Arriva la riforma
della legge sull’editoria
Pubblicato il 29-02-2016


Rubrica-RASSEGNA-STAMPA«Stabilizzazione delle risorse, garanzia per il pluralismo, accompagnamento al digitale». Approda in aula da domani, martedì 1 marzo, alla Camera, per un via libera atteso in settimana, la legge sull’Editoria e il relatore Roberto Rampi sottolinea gli aspetti fondamentali di una riforma di settore che prevede, tra l’altro, l’istituzione del Fondo per pluralismo e l’innovazione e la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico, di quella pensionistica e del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti. Interventi per i quali è prevista una delega al governo.
«Il provvedimento -premette Rampi all’Adnkronos- nasce da una fase di grande ascolto di tutte le voci del settore in Commissione. Per questo si può dire che sono state fatte proprie, da parte nostra, tutte le necessità rappresentate per una riforma: criteri di trasparenza, attenzione ai soggetti nuovi, anche ai più piccoli, spinta verso il digitale». L’aspetto che il relatore sottolinea come `chiave´ del provvedimento è quello legato alla «stabilizzazione delle risorse», perseguito seguendo anche in questi casi un principio: «L’informazione non è un prodotto come altri, se il mercato non arriva bisogna intervenire -spiega l’esponente del Pd-. Altrimenti, il rischio è che si spenga una voce, che una comunità resti senza voce». Per questo, è prevista la nascita del Fondo per il pluralismo «che avrà più fonti di finanziamento», sottolinea Rampi parlando anche di «nuovi criteri precisi per accedere ai finanziament».
Oltre che con le risorse istituzionali di settore, il Fondo sarà alimentato anche dalle `plusvalenze´ del canone Rai, dalle sanzioni dell’Authority delle Comunicazioni, da un contributo di solidarietà a carico delle concessionarie pubblicitarie. Contabilizzare l’impatto che avrà il Fondo è ancora prematuro, ma secondo alcune stime potrebbe valere intorno agli 80 mln, cui potrebbero aggiungersi altri 50 a regime e nel tempo. L’altro aspetto `chiave´ della riforma sta, invece, nella formalizzazione dell’apertura delle porte al digitale. «La legge sancisce definitivamente il passaggio all’epoca digitale -spiega Rampi-. Anche in modo formale, perchè si chiarisce che per avere i contributi bisogna aver sposato le nuove tecnologie e avere l’edizione `on line´. Ma non è tutto, perchè ci sono contributi per le `start-up´, per i progetti portati avanti da giovani». Legati sempre alla modernizzazione del settore, ci sono poi «una serie di interventi sulla rete della vendita, che riguardano la distribuzione ma anche gli stessi punti vendita», sottolinea sempre il relatore. Dal punto di vista normativo, la legge contiene la delega al governo: «Che ha un significato preciso -dice Rampi-. Non è certo una delega in bianco. Il Parlamento stabilisce i principi, poi si vedranno i risultati dell’intervento. Se sarà necessario, si cambierà ma non bisognerà fare una nuova legge, si interviene per decreto. Si tratta di un modo nuovo di intervenire, dinamico, per un settore che è per sua natura dinamico».
Tra le varie novità della legge, ancora per quel che riguarda il Fondo che è ripartito annualmente tra la presidenza del Consiglio e il ministero dello Sviluppo, la possibilità di accedervi è data alle cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro ma non agli organi di partito o di movimenti politici e sindacali. Tra i requisiti, c’è anche l’adempimento agli obblighi derivanti dai contratti di lavoro. Sono previsti, tra l’altro, premi per le assunzioni a tempo indeterminato per i giovani. Per quel che riguarda il Consiglio dell’Ordine, l’intervento viene delegato al governo e riguarderà sia le competenze ma anche il `taglio´ dei componenti. Lo stesso, delega al governo, vale per la disciplina dei pensionamenti con l’obiettivo di arrivare ad un accostamento alla disciplina generale e interventi sui requisiti di anzianità, sul ricorso agli ammortizzatori sociali e sui prepensionamenti, compresa la revisione dei termini per riconoscimento dello stato di crisi aziendale motivo di prepensionamento. Tra le modifiche recenti al testo, il no per i prepensionati alle collaborazioni con la loro `ex´ testata. (AdnKronos)

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