mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cameron: dalla Brexit
non si torna indietro
Pubblicato il 22-02-2016


David CameronVenerdì notte, dopo l’accordo all’unanimità dei 28 sulle condizioni speciali per la Gran Bretagna, la Brexit sembrava allontanarsi. Le regole contrattate dal premier David Cameron che consentivano a Londra, per esempio, di non estendere il generoso wellfare agli immigrati per sette anni, sembravano sufficienti a consentirgli di andare all’appuntamento referendario – da lui stesso subito fissato al 23 giugno – in condizioni tali da far sperare nella vittoria del No.

Invece sono arrivate subito due pesanti mazzate sulla testa del leader conservatore. Prima sei ministri si sono detti insoddisfatti e pronti a sostenere la Brexit e subito dopo ha preso posizione un peso massimo conservatore, il sindaco di Londra, Boris Johnson. Secondo Johnson, il negoziato lo ha vinto la Commissione e i Paesi come la Germania, la Francia, il Belgio e l’Italia che credono in una “Unione sempre più forte”. Londra, dice, ha certamente ottenuto qualcosa in termini di immagine, ma alla fine in termini di risultati concreti, ha ottenuto ben poco. Tant’è che, a parte la questione dei benefici sociali ai cittadini Ue che si installano in Gran Bretagna, non sarà necessaria nessuna modifica legislativa dopo l’accordo e, soprattutto, perché i contenuti dell’accordo esplichino i loro effetti non è necessaria alcuna modifica dei Trattati.
E secondo la Bbc, sono già più di 100, su unb totale di 330, i deputati del Partito Conservatore venuti allo scoperto in favore della Brexit dopo la presa di posizione di Johnson, anch’egli parlamentare. Dei deputati Tory ssolo una sessantina ha firmato un documento di esplicito sostegno all’accordo raggiunto da Cameron con Bruxelles, mentre una fetta significativa non si è ancora pronunciata con chiarezza su come voterà al referendum di giugno. Dunque alla fine non solo l’accordo di Bruxelles forse non servirà a tenere la Gran Bretagna nell’Ue, ma aprirà la strada ad altre richieste da altri Paesi. È intenzionata a farlo Marine Le Pen se dovesse vincere le elezioni francesi e lo chiede in Italia la Lega di Salvini.

Intanto Cameron intervenendo alla Camera dei comuni per la presentazione all’assemblea dei risultati del negoziato con Bruxelles, ha avvertito che il referendum sulla permanenza nell’Unione europea del 23 giugno sarà “una decisione vitale per il futuro del nostro Paese, e una decisione definitiva”. Le ipotesi sostenute da alcuni euroscettici, che in caso di voto per l’uscita possa esserci un nuovo negoziato e un eventuale nuovo referendum “è una idea per i passerotti. (…) Se la gente votasse per lasciare Ue ci sarebbe una sola cosa da fare: il processo di uscita, che dura 2 anni per negoziare uscita e alla fine se non ci sta accordo l’uscita è automatica, a meno che tutti non concordino di rinviare l’uscita. Non conosco coppie che iniziano una procedura di divorzio per risposarsi”. “Se vuoi guidare l’Europa devi starci dentro. Se invece vuoi essere guidato dall’Europa, sei libero di fare come la Norvegia”, che non appartiene all’Ue, ma ne subisce le regole. Il premier è poi tornato a mettere in guardia i suoi concittadini – con questo in pieno accordo con la City che teme il danno economico conseguente alla Brexit – che l’uscita “minaccerebbe la nostra sicurezza economica e nazionale”. Lasciare l’Europa sarebbe un “grande salto nell’ignoto”. Cameron ha poi lanciato una stoccata al Sindaco di Londra, dietro le cui parole intravvede il tentativo di rafforzare la sua posizione per la sfida alla leadership dei Tory: “Non correrò per la rielezione, non ho altro interesse che ciò che è meglio per il nostro Paese”.

Da parte sua il portavoce dell’esecutivo di Bruxelles, Margaritis Schinas, in un briefing alla stampa ha dichiarato che “la Commissione non farà campagna, non interverrà in alcun modo” nel dibattito. Il “nostro ruolo è finito” venerdì sera, con l’accordo anti-Brexit concluso fra il governo britannico e i 27 partner dell’Ue, ha aggiunto Schinas. “Non vedo quale possa essere il ruolo della Commissione in una campagna che è esclusivamente per il popolo britannico”. Bruxelles però si prepara al “post referendum”. Comincia infatti a preparare, sulla base del testo dell’accordo raggiunto al vertice, una proposta più dettagliata che la Commissione potrà ovviamente presentare eventualmente solo dopo il 23 giugno in caso di vittoria del No. In caso contrario l’accordo decadrà completamente e non sarà più possibile nemmeno utilizzarlo come base per altre trattative.
Intanto oggi la sterlina ha segnato nuovi minimi da quasi 7 anni sul dollaro finendo a 1,4058 sulla moneta Usa, il punto più basso dal marzo del 2009 mentre l’euro è salito fino a 0,7844 sterline.
Armando Marchio

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