sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Con gli zero virgola non si esce dalla crisi
Pubblicato il 13-02-2016


Come non dare ragione a Matteo Renzi quando alza la voce con l’Europa e chiede maggiore flessibilità? Come non dar ragione al governo italiano quando pretende che il costo dell’operazione migranti venga scomputato dal vincolo del tre per cento e quando ritene che anche gli aiuti alla Turchia, per la stessa questione, debbano essere ritenuti fuori dallo stesso parametro? E,aggiungiamo, come non prendere atto che finalmente l’Italia riprende a crescere dopo anni di recessione e anche di deflazione e che sul versante dell’occupazione soprattutto per merito della detassazione dei nuovi assunti, e in parte minore del Jobs act, si è avuto un lievissimo incremento e soprattutto un leggero aumento dei contratti a tempo indeterminato?

Quello che non mi sento di condividere, però, è la soddisfazione e addirittura una certa euforia che serpeggia in talune dichiarazioni di esponenti del Pd e del governo. L’Italia cresce nel 2015 circa la metà della media europea (lo 0,7 contro l’1,5). Con queste percentuali non vi può essere né diminuzione del debito, né aumento sensibile dell’occupazione. Lo ha rilevato giustamente sul Quotidiano nazionale Giorgio La Malfa. L’Italia cresce assai meno della Spagna, che era paese a rischio più del nostro e che ha provveduto a fare riforme più radicali e ad uscire transitoriamente dal vincolo del tre per cento. Come del resto ha fatto la Francia senza che il suo delegato Moscovici le abbia ripetuto le stesse obiezioni rivolte alla richiesta italiana. La Malfa aggiunge che solo una crescita del 2 per cento del Pil può consentire un aumento di occupati.

Noi viviamo il dramma più grande. Siamo il paese europeo che ha il debito più alto dopo la Grecia (circa il 130 per cento rispetto al Pil, dopo il governo Craxi era all’87) e mentre negli anni ottanta crescevamo molto di più, circa il doppio, della media europea, negli ultimi vent’anni siamo cresciuti circa della metà. Questo nonostante riforme non certo popolari e alcune neppure giuste, vedasi quella per le pensioni del governo Monti. È evidente che la massiccia disoccupazione sia dovuta alla mancata crescita. E che la mancata crescita sia dovuta in larga parte al vincolo europeo. E allora se proprio dobbiamo litigare con la troika, tanto vale farlo su qualcosa di più importante che non per gli zero virgola. E proporre un patto per superare transitoriamente il tre per cento, assieme a riforme più serie della spesa pubblica e a un piano di disinvestimenti del patrimonio statale. Su questo il governo potrebbe chiamare a raccolta tutte le forze politiche e aprire un contenzioso strategico con l’Europa. Con l’autorevolezza e la serietà di un esecutivo che vuole risolvere i problemi e attraverso il riconoscimento del ruolo fondamentale che l’Italia deve svolgere in Europa, nel mediterraneo e nel medio-oriente. E che certo le posizioni assunte dopo la strage di Parigi non hanno assecondato…

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Commenti all'articolo
  1. Le mie nozioni di economia sono abbastanza modeste, per questo non entro nel merito specifico, però evidenzierei alcune cose:
    1- il trionfalismo di Renzi ed altri è una applicazione superficiale del concetto di autoaffermazione positiva, che si basa, invece, dopo aver constatato anche i propri errori e limiti, a mettere energia per trovare soluzione, energia che si è già in parte consumata proprio nel trionfalismo-maschera
    2- ci deve essere un modo per fermare la crescita continua del debito pubblico. Ora, un debito si fa quando si acquisisce qualcosa e lì non la si può pagare, ma si pensa di poterlo fare in futuro. Se si è lucidi, si sa perchè si può affermare questo, se si è ingannevoli, o si crede ai miracoli in campo monetario, commerciale o altro, si fa un debito più o mano sapendo di non poterlo pagare. Con le conseguenze a tutti note.
    Qualcuno obbietterà che non si possono fermare imprese, investimenti e spese di’ pubblica utilità’, come servizi, trasporti e altro, e questo è un bel ragionamento che si morde la coda. Non c’è modo di fermare questo cane impazzito che gira sempre in tondo?

  2. Non è il vincolo europeo ad impedire la crescita dell’Italia. In verità questo governo non ha alcuna idea di come far ripartire l’economia italiana. Unica mossa sono stati gli “ottantini” sparsi qua e là, rafforzati oggi dai “cinquecentini” per i diciottenni.
    Questi credono che il destino degli italiani sia quello di campare con “pizza e mandolino”, non rendendosi conto che sessanta milioni di persone non possono vivere soltanto con arte, turismo e bellezza. Non c’è neanche bisogno di dare suggerimenti: a loro non entra proprio nella testa che possa esistere una “politica economica”.

  3. Cito un mio commento del novembre scorso: ‘Penso che dovremmo farci promotori nel PSE di una più decisa lotta a queste assurde politiche di austerity che stanno distruggendo l’Europa creando povertà di ritorno e disoccupazione di massa col rischio concreto di consegnare intere nazioni a forze ultra-nazionaliste e xenofobe.
    Eppure un esempio chiaro di cosa bisognerebbe fare è sotto i nostri occhi: il presidente OBAMA, con politiche keynesiane di investimenti pubblici e redistribuzione del reddito, ha riportato l’economia USA a crescere con livelli di disoccupazione pre-crisi. Bisogna ricominciare da lì e, costatata l’evidenza dei fatti, per una volta, inseguire il PD americano.’
    Pare che ora Renzi prenda a modello le politiche per la crescita di OBAMA e che Shultz non gli dia torno. Mi sembra la strada giusta.

  4. Direttore d’accordo con Lei che con gli zero virgola non si esce dalla crisi. Non sono invece d’accordo quando da ragione a Renzi sulla richiesta di una maggiore flessibilità. Renzi deve a mio avviso mettersi d’accordo con se stesso. In quanto quando le stesse cose li chiedevano i Greci lui si è schierato apertamente con la Merkel. Ricordo anche che quando è arrivata la famosa lettera della BCE al governo Berlusconi lui ebbe ad esclamare che condivideva totalmente l’agenda delle cose da fare, compresa la famosa controriforma delle pensioni. Probabilmente Renzi ha annusato che con questa strategia raccoglierà qualche voti in più ed eccolo qui.

  5. “….assieme a riforme più serie della spesa pubblica…” sta proprio qui il problema, l’Italia otterrebbe molto di più in Europa e diventerebbe sul serio il paese leader se avesse il coraggio di abbattere il debito pubblico. Non per ripetermi, ma una patrimoniale “vera” potrebbe far scendere il debito intorno ai cinquecento miliardi; solo che in questo paese la patrimoniale si vuole fare sulle pensioni non su chi ha veramente le proprietà e i patrimoni. Perciò questo governo alle prossime elezioni va abbattuto.

  6. Non vorrei lasciarmi andare al pessimismo, ma temo anch’io, alla stregua dell’altro Paolo, che “le vie d’uscita siano più complicate”.

    Mi sono fatto l’idea che di fronte all’ormai inarrestabile processo della globalizzazione, i singoli Stati possono adottare misure che la bilancino, nel senso di adattarla in qualche misura ai propri costumi, tradizioni, consuetudini, cioè alla propria identità di nazione, il che non mi pare cattiva cosa, oppure, all’opposto, darsi gli strumenti per poterla “cavalcare” al meglio.

    Al di fuori di queste due strade, vedo soltanto una “autarchia” ormai irrealistica e improponibile, ovvero un atteggiamento “inerte”, ossia passivo e fatalista, che si affida sostanzialmente al destino, incrociando le dita, al di là di tutte le parole che possiamo sentire, vale a dire pronunciamenti e prese di posizione varie, e questo succede per solito quando la politica è debole, oppure è messa nelle condizioni di non poter esprimere tutto il suo potenziale.

    Potrebbe inoltre succedere che i cosiddetti corpi sociali intermedi – i quali svolgono per solito un ruolo molto importante nel dare forza e stabilità ad un sistema – non riescano a mantenere una sufficiente autonomia dalla politica, anche per responsabilità di quest’ultima, così che l’eventuale difficoltà dell’una si trasferisce sugli altri, generando una debolezza complessiva che non aiuta di certo la crescita e ripresa economica.

    Io mi auguro che non sia questa la nostra attuale situazione, ma non riesco purtuttavia a spiegarmi perché mai non riusciamo ad ottenere i risultati di altri Paesi che erano “a rischio più del nostro”, e che si sono risollevati, ed è giustappunto questo confronto a farmi temere che per noi “le vie d’uscita siano più complicate”.

    Mi viene talvolta da fare il paragone con alcune delle nostre belle città, o cittadine, che nei miei ricordi di ragazzo avevano giardini e spazi pubblici molto ordinati e ben tenuti, tanto da rimanermi impressi nella memoria, mentre rivedendoli oggi più d’uno di quei luoghi mi è sembrato in stato di incuria o quasi, o comunque in condizioni decisamente peggiori da come lo rammentavo, e non riesco a capacitarmene anche pensando agli strumenti e mezzi tecnologici di cui possiamo oggi disporre (pur se qualche risposta cerco di darmela, e altrettanto faccio per le questioni di portata nazionale).

    Paolo B. 14.02.2016.

  7. Riaffiora periodicamente, come in uno di questi commenti, l’idea di introdurre la “patrimoniale” onde far scendere il debito interno, ed è a mio avviso uno degli argomenti che meriterebbe il pronunciamento delle forze politiche.

    Forse il PSI lo farà in sede congressuale, ma visto che qui si parla di economia mi sento di poter esprimere una personale considerazione al riguardo.

    Se parliamo di immobili, gli stessi sono già soggetti ad una imposta relativamente a quanto possono “rendere” al proprietario, il quale, se venisse applicata la patrimoniale, si troverebbe così a dover versare un doppio “tributo”.

    Chi pensa di tassare l’immobile, cioè la sua proprietà, in aggiunta alla sua rendita, parte forse dal presupposto – lo dico come ipotesi, e quindi da verificare – che vi sia un significativo margine di evasione sul piano dei proventi per affitto e similari, evasione di certo meno facile se si tassasse il possesso.

    Va però tenuto presente che vi sono tantissimi proprietari di immobili che denunciano regolarmente tutte le corrispondenti entrate, i quali – se il presupposto che dicevo fosse fondato, e venisse dunque introdotta la patrimoniale per recuperare l’evasione – si troverebbero ad essere ingiustamente penalizzati a causa del comportamento di altri, una logica che non dovrebbe trovar casa, per restare in tema, nella cultura liberal riformista (almeno a mio modesto parere).

    Paolo B. 16.02.2016

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