giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Congresso perché
Pubblicato il 08-02-2016


Il Psi ha ormai iniziato l’iter che lo porterà al suo congresso di fine aprile. Come stabilisce lo statuto si tratta di un’assise indispensabile dopo quella di Venezia del dicembre 2013. Dovremo riflettere sulla situazione politica, assai mutata rispetto a due anni e mezzo fa, quando ancora Letta presiedeva un esecutivo a termine e il Pd era fuori dal Partito socialista europeo, mentre pareva vi si avvicinasse Sel, quando ancora non era iniziato il processo di riforma elettorale e costituzionale, quando ancora il terrorismo islamico non aveva gettato con protervia i suoi malefici occhi sull’Europa e anche su di noi.

Ho citato solo alcuni dei profondi mutamenti esterni che ci inducono a riflettere anche su noi stessi, peraltro attraversati in questo periodo da separazioni dolorose di taluni autorevoli nostri rappresentanti e da una microfuga di qualche altro verso la sinistra radicale, nonché da una certa fibrillazione interna. Dovremo quindi svolgere, dopo la riuscita conferenza programmatica, anche una profonda riflessione politica e un confronto sullo stato del partito, che mi auguro sia però condotta entro i confini di un produttivo dibattito. Non penso cioè che sia il caso né di minacciare irresponsabili ricorsi a giudici terzi sui nostri problemi interni, né di attrezzarci ad una conta che peraltro costringerebbe tutti ad alzare barriere, senza cogliere, anche nel dissenso, gli elementi utili di una critica costruttiva.

Tutto si può e si deve affrontare. Dagli indirizzi generali agli assetti interni con la massima apertura e disponibilità ad accogliere consigli e contributi utili. Quello che non si può fare è rinviare il congresso o pensare di svolgerlo al di fuori delle norme statutarie. Questo sarebbe sì un colpo letale per la nostra piccola comunità. Personalmente non sono per dimostrare che tutto si è fatto sempre nel migliore dei modi. Conosciamo bene le nostre carenze e le nostre contraddizioni, alcune peraltro endemiche e da far risalire alla nostra natura di nostalgici di un tempo che fu e che non ritornerà. Pensiamo sempre che la nostra rovina, che impedisce di realizzare la nostra utopia, siano i dirigenti del momento. Basta cambiare questi e il gioco sarebbe fatto. Ed ecco d’incanto riapparire il nostro garofano rosso, calpestato ventitré anni orsono.

Non si tiene mai presente che tutto quello che in questi anni è stato fatto è un mezzo miracolo. Aver tenuto in vita un’organizzazione socialista in tutta Italia, cosa che non è avvenuta per comunisti e democristiani, non è stato e non è tuttora cosa semplice, perché assai più semplice sarebbe ammainare bandiera ed accogliere la logica che ormai è nel Pd che si può affermare la nostra vecchia identità. Non sono di questo avviso. E nel tenere duro avremmo bisogno dell’apporto anche critico di tutti coloro che hanno a cuore questa nostra resistenza. Accentuare di più e meglio la nostra autonomia, dare esito più concreto agli impulsi della nostra conferenza programmatica, rinnovare i nostri quadri che sono anche troppo datati, aprire meglio all’esterno e negli organi di informazione le nostre idee, tutto questo si può e si deve fare. Senza chiusure aprioristiche, ma anche senza quella guerriglia interna che porterebbe solo danno a chi la subisce, ma anche e soprattutto a chi la fa.

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Commenti all'articolo
  1. Grazie per avere ricordato il garofano rosso. E’ un simbolo apparentemente semplice, ma ha ha profonde ed ampie implicazioni: un fiore che sboccia, rosso come il sangue di chi ha lottato nella resistenza per un’Italia migliore.
    Sarebbe bello se al congresso lo portassimo tutti all’occhiello della giacca o puntato con la spilla. Ci ricorda le nostre radici comuni e la comune appartenenza. Potremmo sfoggiarlo anche per le strade della città che ci ospiterà, per ricordare un ideale proiettato verso il futuro.

  2. L’articolo mi piace. Spero che le affermazioni costruttive fatte abbiano un seguito. Uscire con un documento di analisi dell’oggi e per il futuro è opportuno. Spero anche, che ci sia una forte critica sull’operato del governo sia per quanto riguarda i problemi economici sia per quanto riguarda le riforme (sic) istituzionali. Personalmente sono del parere che il pd con il socialismo democratico ci sta “come li cavoli a merenna” (modo di dire romanesco). Sarebbe, anche, il caso di presentarci alle elezioni con il nostro simbolo e buttare a mare tutte le liste civiche che servono solo per trovare il posto a qualche laureato in legge.

  3. Sono in piena sintonia. Non ho mai mancato l’appuntamento con la critica costruttiva che, come da sempre credo sia mia caratteristica, non farò mancare neanche questa volta. Ma una cosa è sicura, l’esigenza di sopravvivere, di affermarsi con i nostri valori e con la nostra identità pur in un quadro economico, politico e sociale totalmente cambiato da quelli che tanti di noi, più anziani, hanno conosciuto. Non servono sterili polemiche, né tantomeno ricerche di consenso personale; serve un new deal del PSI che veda tutti protagonisti, una comunità attiva pur nella differenza delle opinioni che poi è sempre stata la ricchezza di questo Partito. Serve, come scrive bene Mauro Del Bue un ricambio, ma consapevoli che cambiare non significa semplicemente sostituire con qualcun altro: significa invece valorizzare le esperienze migliori ed intorno a quelle investire per il domani. Serve soprattutto individuare un quadro dirigente ed una guida in grado di portare a compimento, in maniera autorevole, quanto democraticamente, come sempre, il Congresso deciderà, forte delle esperienze della Conferenza Programmatica e delle varie assemblee che si sono fatte e che si faranno per l’itero territorio. Un impegno che nessuno di noi può mancare. Buon lavoro Compagni.

  4. Penso che questo congresso potrebbe essere una buona e forse insostituibile occasione per una nuova affermazione del Partito, nel senso di individuare e dare forza a

    chiarezza di principi
    apertura a nuove idee e collaborazioni
    proposte organizzative’inclusive’
    proposte politiche per il paese
    visione mondiale a planetaria approfondita
    .
    Mi piace l’idea del garofano
    e di un abbraccio (anche ‘reale’)
    tra tutti i tipi di compagni, un pò nostalgici e
    ‘conservatori’, innovatori, arrabbiati
    e dinamici. Il socialismo
    non può essere certo vedere il mondo e gli altri
    come tutto bianco o tutto nero,
    dividere le esperienze in ‘tutte buone o tutte cattive’,
    un certo senso di realismo costruttivo ha spesso
    contraddistinto il Partito e lo ha fatto rispettare.

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