venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dare risposte
alla domanda di laicità
Pubblicato il 18-02-2016


“Lo sappiamo bene. Dalla fine della DC si è aperta la contesa per il “voto cattolico”. Sovrastimato dalle forze politiche. Ma chi è in grado oggi di rappresentare invece il versante laico, di una società sempre più secolarizzata, che necessita di una nuova stagione di conquista dei diritti civili?”

Diciamolo con la dovuta chiarezza. Il rimpallo di responsabilità tra PD e M5S per il drammatico ritardo e la lentezza con il quale il Parlamento affronta la questione delle Unioni Civili è un pessimo spettacolo, ed apre al rischio che non si approvi nemmeno un provvedimento così moderato. O che venga talmente stravolto da diventare inaccettabile, come spiegava il direttore dell’Avanti! Mauro Del Bue in un suo recentissimo fondo. Questo accade mentre nelle democrazie avanzate si afferma l’uguaglianza e cadono definitivamente le discriminazioni di genere, attraverso il matrimonio egualitario e la possibilità per le coppie omosessuali di adottare dei figli.
Sentinelle in piedi, family day dal modesto risultato partecipativo ma dall’enfatizzata eco mediatica, interventi continui dei vertici della CEI: si assiste ad un ritorno di fiamma del più antistorico clericalismo. Simile a quello che si scatenò per fare fallire il quorum al referendum abrogativo della Legge 40, smantellata successivamente a colpi di sentenze. E palesemente incostituzionale.
Il Partito Democratico mantiene ed amplifica al suo interno quelle ambiguità identitarie che lo accompagnano dalla sua fondazione, oggi ancora più stridenti poiché è l’unico partito aderente al PSE ad averne sui temi dei diritti civili e della laicità delle istituzioni. L’unico a custodire nel proprio DNA consistenti cromosomi democristiani. Caratteristiche che lo portano addirittura, per accontentare la propria componente confessionale, a proporre la messa al bando internazionale della maternità surrogata: affrontando in modo proibizionistico e superficiale un tema complesso, che chiama in causa il desiderio di genitorialità, i confini del libero arbitrio, la libertà di scelta, il campo della medicina della riproduzione.
Quale che sia l’opinione personale su una questione così delicata, appare del tutto strumentale e forzata una proposta che odora di criminalizzazione.
Ma il Movimento 5 Stelle, che si presentava come forza alternativa ai poteri forti, dimostra di essere molto sensibile a certi richiami. Tanto che un articolo di Massimo Franco sul “Corriere della Sera” di Giovedì 18 febbraio titola: “Gli Equilibri. E la Chiesa delusa dal PD “sdogana” i 5 Stelle come nuova sponda”.
Il coup de théatre di Grillo sulla libertà di scelta sulla step child adoption e sul provvedimento sulle Unioni Civili, unita alla strategia di aula adottata annunciando il voto contrario al cosiddetto “canguro”, ed aprendo così la via agli ostruzionismi parlamentari, testimoniano come l’attenzione sia corrisposta ampiamente.
Diversi indicatori e studi, come il Rapporto sulla secolarizzazione in Italia (giunto alla sua X edizione e curato da Critica Liberale e dal Dipartimento Nuovi Diritti della Cgil) descrivono la tendenza della società italiana ad evolvere verso una dimensione collettiva più laica, slegata da pratiche e dogmi religiosi. Si tende a sovrastimare il peso del “voto cattolico”. Ma si potrebbe ribaltare i termini del discorso. Chi rappresenta oggi sul versante politico, in questo Paese, il “voto” laico? Esiste una “questione laica”? Pare proprio di sì. E la prospettiva del Partito della Nazione, unita allo sconforto ed alla delusione crescente di una parte consistente dell’elettorato più di “progressista” del Movimento 5 Stelle, non può che aumentare quello spazio politico. Spazio politico che improbabilmente potrebbe essere colmato da riedizioni ripetitive di aggregazioni della sinistra massimalista e cattocomunista.
Differentemente la Rosa Nel Pugno, troppo presto abbandonata, si poneva come strumento per colmare quel vuoto e dare rappresentanza in Italia alle culture laiche, liberali, radicali, socialiste. Quel progetto venne inopinatamente accantonato e messo da parte. I socialisti inseguirono senza successo una loro idea di costituente, i radicali non si misurarono allora sufficientemente sul tema dell’importanza del radicamento nei territori, della presenza nelle istituzioni ed amministrazioni (mentre oggi i “Radicali Italiani” guidati da Riccardo Magi in controtendenza col recente passato mostrano una grande attenzione al livello territoriale e civico).
Successivamente radicali e socialisti hanno sperimentato a tempi alterni i gravi limiti della loro presenza da “ospiti” nelle liste del PD. Negli anni che lasciamo alle nostre spalle potevano aprirsi spiragli per una forza nuova a sinistra, in cui le culture libertarie, ecologiste e socialiste avessero finalmente un ruolo ed un peso determinante. Il percorso iniziale di “sinistra e libertà” vedeva il PSI ed i Verdi come cofondatori (ed era già monco sul versante liberale, vista l’assenza dei radicali) ma la evoluzione di “Sinistra Ecologia e Libertà” ha portato in tutt’altra direzione. Con la fuoriuscita delle componenti di socialisti e Verdi e la caratterizzazione come ennesimo fenotipo della sinistra massimalista e post comunista. Ma i fatti, come si suol dire, “hanno la testa dura”. E si ripresentano ciclicamente.
Resta la domanda di una forza ad alta affidabilità sui temi laici e dei diritti civili, modernamente progressista, sintesi ed incrocio di quelle vitali culture politiche europee già menzionate. Che nel Paese che fu di Ernesto Rossi, Salvemini, Einaudi, Fortuna, Basaglia, Pasolini, Aglietta, Faccio, Spinelli oggi rischia drammaticamente l’estinzione.
Chi potrebbe oggi incarnare e dare rappresentanza a quella domanda, rianimare quelle culture? Perché non lanciare un grande cantiere, a livello nazionale e territoriale, che apra il confronto tra i soggetti politici dell’area liberale, socialista, radicale, ecologista e – rispettandone le autonomie – il mondo dell’associazionismo laico e per i diritti civili. Mi si dirà: “Tra i socialisti, i radicali, i verdi, possibile (il movimento di Giuseppe Civati) esistono differenze notevoli su molti temi”. Verissimo, concordo. Ma allo stesso tempo se si adotta la laicità anche come metodo di confronto quelle differenze potrebbero non essere insormontabili. Ma costituire tasselli di una forza larga, plurale, partecipativa, in cui si possa riconoscere quell’elettore che tiene a cuore le libertà individuali e la laicità delle istituzioni, il welfare universalistico ed inclusivo, i diritti sociali, la giustizia giusta, la difesa dell’ambiente e della qualità della vita urbana, la cultura e la libertà della ricerca scientifica. Il momento per lanciare questa sfida è ora. Penso che l’Avanti!, erede e continuatore di una testata con una grande storia e tradizione, possa essere lo strumento giusto, per aprire il dibattito su una simile prospettiva.

Fabio Ruta

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