sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

DISUNITI ALLA META
Pubblicato il 17-02-2016


Un capannello di senatori del Movimento 5 Stelle (LaPresse)

Un capannello di senatori del Movimento 5 Stelle (LaPresse)

Il Senato bloccato sul voto sulle unioni civili. Il Pd prende tempo e l’esame del testo slitta a alla settimana prossima. Tutto si è fermato quando il Movimento 5 Stelle ha fatto sapere che avrebbe potuto votare contro il ‘super-canguro’ ideato da Andrea Marcucci per far saltare con un solo balzo gli emendamento pendenti sul ddl. Tra questi anche quelli dei Cattodem sulla stepchild adoption.

Per ora la linea del Pd sul ddl Cirinnà non cambia. È quanto è stato ribadito nel corso della riunione dell’ufficio di presidenza del gruppo dem di palazzo Madama. Al momento, dunque, non è previsto alcuno stralcio di articoli del ddl né ritiri di emendamenti: si tratta di valutare come procedere in vista della prossima settimana, quando il testo delle unioni civili tornerà in aula, ovvero se procedere allo spacchettamento e andare al voto dell’emendamento Marcucci per parti separate. O, ancora, se cercare un’intesa reale con le altre forze politiche per eliminare dal tavolo tutti gli emendamenti canguri e procedere quindi voto per voto. Nulla, è ancora certo, la strada da seguire non è individuabile ora, è la consapevolezza che regna nel Pd a palazzo Madcivama, altrettanto certo sul fatto che la legge va fatta, su questo non c’è alcun dubbio, viene scandito. Su come arrivare al risultato, le strade sono molteplici e innanzitutto va fatto un ragionamento sui numeri e aprendo a mediazioni con altre forze politiche. Di sicuro c’è che i vertici del gruppo al Senato intendono sentire il segretario Renzi e capire come poter procedere, soprattutto dal punto di vista politico. Molto probabile, si ragiona a palazzo Madama, che le prime parole pubbliche sulle unioni civili Renzi le pronunci domenica all’assemblea del Pd. Prima di allora, ci saranno contatti ma nessuna riunione con il gruppo del Senato. C’è poi, nel Pd, chi non esclude che d’ora in avanti possa esserci un ruolo più attivo del governo nella gestione della partita unioni civili.

Insomma una pausa di riflessione è necessaria all’interno del Pd e della maggioranza che a questo punto non ha più la certezza dei numeri che al Senato non sono così favorevoli come alla Camera e una defezione dei centristi, non più controbilanciata dei voti dei 5Stelle, farebbe naufragare il testo Cirinnà. Il Pd sarebbe ancora intenzionato ad approvare il testo senza lo stralcio della stepchild adoption. Per farlo assumerà una serie di iniziative e avrà dei contatti con gli altri gruppi al fine di rendere praticabile tale obiettivo. L’obiettivo è far votare il provvedimento articolo per articolo, dopo di che se quello con la stepchild adoption verrà cassato o modificato con emendamenti, sarà stata l’Aula a farlo e non avverrà per iniziativa preventiva del gruppo.

Quello che si può dire con certezza è che ha vinto Grillo. Lo dice il segretario del Psi Riccardo Nencini: “La sua lunga mano è evidentissima, ha tolto il nome dal simbolo, ma il vincitore e il manovratore è lui. Non il Movimento 5 Stelle che ha applicato alla lettera il detto: promettere e mantenere è da vigliacchi”. “Quello che è successo sulle unioni civili – aggiunge Nencini – esula dal contenuto delle legge, ha solamente valenza politica. Il Pd, ma anche l’Ncd, avrebbero dovuto dimostrare più unità. L’effetto politico che va al di là delle adozioni si traduce in uno schiaffo alla maggioranza che sostiene il governo. Questa avrebbe dovuto dare una risposta politica che non c’è stata. Mi aspettavo che il Pd avesse reagito con la compattezza. E questo non c’è stato”. In caso di stralcio sulla stepchild adoption la legge non sarebbe più la stessa dice Nencini: “In questo caso ripresenteremo gli emendamenti. La reazione a questo punto non è devitalizzare una parte della legge, questa sarebbe una sconfitta”.

Ginevra Matiz

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