domenica, 24 luglio 2016
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Opinioni e commenti
 

Draghi a Strasburgo: ripresa troppo lenta
Pubblicato il 01-02-2016


Per rendere il nostro sistema finanziario “davvero sicuro” bisogna “assicurare l’adeguata applicazione delle disposizioni sul bail-in”. Draghi-BCE
Così il presidente della Bce Mario Draghi all’Europarlamento. È necessario che “il paracadute pubblico per il fondo salva-banche ne rafforzi la credibilità e bisogna assicurare che la fiducia nella sicurezza dei depositi sia ugualmente alta in tutti gli Stati membri dando vita allo schema europeo per l’assicurazione dei depositi”. Draghi ha poi confernato che l’inflazione continua a essere troppo bassa, che le debolezze dell’eurozona sono legate alla bassa crescita mondiale e alle incertezze politiche come quella di una possibile Brexit.


Il presidente della Bce Mario Draghi intervendo oggi davanti all’Europarlamento in sessione plenaria a Strasburgo, ha fatto il punto sui nodi dell’economia e della finanza dell’eurozona. Una panoramica, senza risposte semplici come quelle che piacciono a certi uomini politici, ma problematica.

“Le dinamiche dell’inflazione sono più deboli di quanto atteso a dicembre. Da dicembre le condizioni sono cambiate, è in corso una ripresa moderata guidata dalla domanda interna, ma i rischi al ribasso sono di nuovo aumentati per l’incertezza sulle prospettive di crescita delle economie emergenti, volatilità dei mercati e rischi geopolitici”. Comunque “se non avessimo agito l’Eurozona sarebbe stata in conclamata deflazione nel 2015 e la crescita sarebbe dell’1% più bassa”. La Bce, ha voluto poi assicurare Draghi, rivedrà la propria politica monetaria nella prossima riunione di marzo: “Il contesto economico è cambiato rispetto al nostro ultimo incontro di inizio dicembre. Le stime sull’inflazione si sono ridotte all’1,6% per il 2017 e la ripresa è debole, sostenuta soprattutto dalla domanda interna”. Per questo motivo la Bce ritiene necessario rivedere ed eventualmente riconsiderare la propria “politica monetaria durato il prossimo incontro di inizio marzo, quando saranno disponibili per nuove proiezioni macroeconomiche”.
Quello sull’inflazione che non cresce è un cruccio degli Stati più indebitati,Draghi-Eurozona come quello italiano. Solo un po’ di inflazione sarebbe davvero in grado di ridurre il fardello del debito pubblico scaricandolo sul reddito fisso, pensionati e salariati, e sul risparmio. Una iattura, uno strumento di politica economica dichiaratamente antipopolare che le sinistre dovrebbero combattere con tutte le loro forze e che invece oggi sembrano implicitamente accettare quando sposano le teorie di rilancio dell’economia fondata solo sull’aumento della spesa pubblica.

Draghi queste cose le sa benissimo, ma lui è il presidente della BCE e le sue strategia sono in sintonia con gli interessi più che dei popoli europei, con quelli della finanza e delle banche. E di banche ha parlato sollecitando maggiore attenzione alle debolezze di un sistema che si sta rivelando più fragile del previsto proprio in Italia sull’onda degli scandali che hanno coinvolto alcuni Istituti di credito a cominciara dalla banca Etruria.

“Siamo indubbiamente a un punto in cui viene testata la coesione dell’Europa. Molte delle sfide che affrontiamo hanno natura europea o globale, e richiedono una forte risposta europea” e per rendere il nostro sistema finanziario “davvero sicuro” bisogna “assicurare l’adeguata applicazione delle disposizioni sul bail-in”. Il presidente della Bce parlando al Parlamento Ue ha poi detto, mostrando di essere consapevole delle difficoltà italiane, che è necessario che “il paracadute pubblico per il fondo salva-banche ne rafforzi la credibilità e bisogna assicurare che la fiducia nella sicurezza dei depositi sia ugualmente alta in tutti gli Stati membri dando vita allo schema europeo per l’assicurazione dei depositi”.

Un punto questo che sta particolarmente a cuore al nostro Governo che si è impigliato nella creazione di una Bad Bank che vorrebbe accollarsi i crediti pericolanti di alcune banche, ma non può farlo a spese del contribuente perché l’Unione europea glielo impedisce. Anche in questo caso si vorrebbero scaricare gli errori (errori?) delle banche e i buchi lasciati dalla più lunga crisi economica che ci sia mai stata – forse anche peggio di quella del ’29 – su Pantalone mentre le regole della direttiva europea in matteria, il bail-in, che a suo tempo il nostro Governo ha accettato e il Parlamento votato, impongono di far pagare a scalare i debiti proporzionalmente alle responsabilità della Banca, cioè a cominciare dalla proprietà giù a scalare fino ai correntisti con più di centomila euro sul conto.

In qualche modo Draghi ha voluto rispondere alle richieste di aiuto di BCE-Draghi-anticrisiBankitalia che ha proposto di rivedere le regole sui salvataggi per ridurne l’impatto sulla fiducia dei risparmiatori. Bisogna anche rafforzare la credibilità del Single Resolution Fund – ha detto ancora – per i salvataggi bancari. Per proteggere la stabilità del settore bancario, ha spiegato, occorrono “misure per la riduzione dei rischi e per la condivisione dei rischi”, che sono “due facce della stessa medaglia”.

Una parentesi importante l’ha fatta poi per la Brexit ovvero per la possibilità che il referendum del prossimo anno porti la Gran Bretagna fuori dall’Unione. “C’è ancora incertezza politica sul progetto europeo. Una soluzione che ancori fermamente la Gran Bretagna alla Ue consentendo allo stesso tempo all’Eurozona di integrarsi maggiormente, aiuterebbe a rafforzare la fiducia”. La possibilità di una Brexit è uno dei fattori negativi di incertezza politica che gravano su Eurolandia. Le altre sfide, secondo Draghi, riguardano la debole crescita mondiale, “bassa secondo gli standard storici”, con le conseguenti difficoltà dei Paesi emergenti, vulnerabili a improvvisi deflussi finanziari; e le politiche fiscali che, nel rispetto del Patto di Stabilità, devono sostenere meglio la ripresa. “Questo potrebbe significare una maggior efficienza dei servizi del settore pubblico e un sistema di tassazione che sia maggiormente compatibile con la crescita”.

Armando Marchio

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