mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

MACRO di Testaccio,
al via due nuove mostre
Pubblicato il 11-02-2016


Bizhan Bassiri, La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico, 2013 - photo credits Mario Di Paolo

Bizhan Bassiri, La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico, 2013 – photo credits Mario Di Paolo

Il MACRO – Museo di Arte Contemporanea a Roma, ospita dal 10 febbraio al 29 marzo 2016, due esposizioni di grande interesse: “Points of Perception” dell’artista azero Faig Ahmed e “La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico”, personale dell’italo persiano Bizhan Bassiri.

“Points of Perception”, a cura di Claudio Libero Pisano e realizzata in collaborazione con la galleria Montoro12 Contemporary Art di Roma, è una serie di opere site-specific che hanno come filo conduttore il Sufismo: attraverso questa forma di ricerca mistica, l’artista crea la relazione tra la coscienza e tutto quanto esiste al di fuori di essa. L’arte è uno strumento per ampliare i sensi, l’artista il tramite della condivisione. Sperimentando tecniche diverse e collegandole a pratiche mistiche, Ahmed trova una sua peculiare soluzione all’interrogativo sulla percezione della verità.
L’artista è un esploratore attivo che, come uno sciamano, utilizza l’ascetismo Sufi proprio per interpretare la realtà nei suoi aspetti più concreti.
image009“L’arte – secondo Ahmed – è un passepartout eccellente per riconnettere passato e presente, tradizione e modernità. La sua natura e le sue tecniche non hanno confini, e tutto ciò che è dentro e fuori la percezione può essere interpretato attraverso i suoi infiniti linguaggi.”
La mostra è composta da numerose opere, tra cui grandi installazioni, video, e i suoi noti “carpet works”, con i quali l’artista trasforma oggetti dalla tradizione secolare in imponenti opere d’arte contemporanea, creando manufatti che sembrano proiettati nel futuro grazie a un’estetica azzardata e fuori dal tempo, nonostante l’esecuzione fedele ad antichissimi procedimenti.
Partendo infatti dal design dei tradizionali tappeti dell’Asia centrale, Ahmed li manomette e li riprogetta in forma digitale sul computer. Il risultato è trasportato su disegni a grandezza naturale, che, come nella realizzazione dei tappeti tradizionali, vengono poi realizzati da artigiani locali su telai tradizionali, dando vita ad oggetti nei quali si è portati a perdersi, dove il segno viene continuamente spostato, pixellato, liquefatto.
Al centro della sala, è posta una monumentale installazione che sfida le leggi fisiche e dispone il pavimento tessuto di una moschea in una sorta di onda che travolgere lo spettatore.

“La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico” rappresenta, invero, la naturale evoluzione di un percorso iniziato nel 1984 con il Manifesto del Pensiero Magmatico, che si esprime nella particolare e multiforme iconografia di Bassiri, attraverso la materia nella quale si concretizza la sua idea di “Riserva Aurea”. Tutta la produzione dell’artista è generata da una sorta di epifania, da una forza creatrice trascendente, che prende forma attraverso l’artista, come spiega lo stesso Bassiri nell’incipit del Manifesto: “Trovandomi per la prima volta sul cratere, ho sentito la condizione magmatica come fosse il sangue che circolava nelle vene e il cervello nella sua condizione creativa. Da allora, sono ospite di questo tempio dove i fantasmi prendono corpo e le pietre paiono somme animali.”

Outflow, Faig Ahmed, 2013La mostra rielabora i suoi elementi classici: il centro del lavoro sono i Dadi della sorte, affiancati da 6 Serpi auree e da una serie di sculture placcate d’oro composte da 12 Bastoni battenti, 4 leggii e 4 Erme, mentre 32 Erme ricoperte di zolfo fanno da sentinella. Questi lavori sono disposti nello spazio dell’ex Mattatoio su una superficie staccata dal pavimento di 6 cm e ricoperta di polvere di marmo, che termina in una parete blu al centro della quale è fissato un cristallo nero. Se nel Manifesto Bassiri scriveva che “l’opera non si riflette nello specchio del mondo ma nel suo proprio”, i lavori che compongono la mostra si aprono nella loro immagine speculare, innescando una relazione tra l’opera e il suo riflesso, mettendola in relazione con l’infinito. Lo spazio dell’ex Mattatoio, così, assume una dimensione altra, in cui la materia continua nella sua immagine.

Gioia Cherubini

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