domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

È ancora buio sull’assassinio di Giulio Regeni
Pubblicato il 25-02-2016


Verita Giulio RegeniÈ passato un mese dal rapimento di Giulio Regeni, preso da sconosciuti in una strada del Cairo la sera del 25 gennaio, l’anniversario della rivolta di Piazza Tahrir, e fatto ritrovare il 3 febbraio lungo un fosso lungo l’autostrada, ma a oggi ancora non ci sono ipotesi credibili, tracce, su assassini, moventi e mandanti. Per questo oggi, convocata dall’associazione Antigone e dalla Coalizione italiana libertà e diritti civili (Cild), si è svolto un sit-in davanti all’ambasciata del Cairo cui ha partecipato anche – unica presenza delle Istituzioni – Pia Locatelli, parlamentare socialista e presidente del Comitato dei Diritti Umani della Camera dei Deputati. Al sit-in hanno aderito, tra gli altri, Amnesty Italia e l’Arci.

Il timore è oggi che la ‘ragion di Stato’, ovvero l’intreccio di interessi economici e politici attorno al governo egiziano del generale Al-Sisi – salito al potere con un golpe contro il governo islamista emerso dalla ‘primavera araba’ di tre anni fa – finisca per nascondere per sempre la verità oppure che ne venga confezionata una ad hoc per tacitare le proteste dell’opinione pubblica.

Ricordiamo che oggi riguardo alla crisi libica e alla penetrazione dell’Isis, l’Egitto è un alleato strategico non solo dell’Italia, ma di tutti quei Paesi, anche in Medioriente, che si difendono dal terrorismo Regeni_mix-310x165di matrice islamica. E sempre l’Egitto è un partner economico di primaria importanza dopo che l’Eni ha scoperto il più grande giacimento di idrocarburi della regione e si prepara al suo sfruttamento con reciproco vantaggio, soprattutto per glui egiziani che annaspano da anni in una crisi economica terribile aggravata dal terrorismo che indebolisce l’industria del turismo.

Il governo del Cairo insomma non ha nessuna ragione logica per fare un torto all’Italia, ma forse deve nascondere una verità scomoda oppure una colpa di cui non ha una responsabilità diretta.

Dal giorno del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, avvenuto proprio mentre doveva cominciare un’importante visita di una foltissima delegazione economica italiana guidata dal ministro Guidi, dall’Egitto sono arrivate notizie confuse o palesemente false, se non veri e propri depistaggi. Il giovane ricercatore prima era morto in un incidente stradale, poi in un tentativo di rapina, poi in durante un incontro a sfondo omosessuale e ieri pure per una vendetta personale, ma intanto agli investigatori italiani inviati a collaborare con quelli egiziani, fino ad oggi pare non sia stato dato neppure un elemento concreto per indagare, a cominciare dai tabulati telefonici del suo cellulare. E così è stato anche per altre possibili tracce degli assassini come i nastri delle telecamere attorno all’abitazione di Regeni. Tra le ipotesi circolate, forse ad arte, si è parlato anche di un complotto per colpire i rapporti tra i due Paesi, ai danni di Al-Sisi. Un complotto nato all’interno delle forze di polizia o di quelle di sicurezza, ispirato dai Fratelli musulmani per screditare il governo.

Locatelli Pia

Pia Locatelli

“Gli investigatori italiani non possono essere soltanto informati, devono avere accesso a documenti sonori e filmati, reperti medici, atti della procura di Giza” ha ripetuto ieri il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, durante il question time alla Camera dei deputati. In questa frase, tutto il disappunto del Governo perché purtroppo a oggi resta solo un’unica certezza: il giovane è stato sequestrato e torturato prima di essere ucciso.
“Il corpo di Giulio Regeni porta una firma, la firma della tortura di Stato e dobbiamo scoprire nomi e cognomi di chi ha messo quella firma. Vogliamo la verità”, ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty. “E’ un caso di tortura come centinaia di altri in Egitto”, spiega Noury. “Si tratta di metodi, utilizzati nelle stazioni di polizia. Con questo non vogliamo arrivare a nessuna conclusione, non spetta ad Amnesty stabilire chi siano i colpevoli, ma è doveroso mantenere alta l’attenzione. Non accetteremo – ripete – nessuna verità di comodo”. Nessuna accusa da parte di Amnesty International Italia, come ha spiegato il portavoce, Riccardo Noury. Segni di tortura che tuttavia mettono in luce una metodologia adottata “dalle forze dell’ordine e dalla polizia egiziani. Con questo non vogliamo arrivare a nessuna conclusione, non spetta ad Amnesty stabilire chi siano i colpevoli, ma è doveroso mantenere alta l’attenzione”. E questo, garantisce Pia Locatelli, “è quanto vuole il governo italiano. Verità”. “A un mese dal brutale assassinio del giovane studente italiano in Egitto, ancora non si conoscono le circostanze della sua morte  sopraggiunta in seguito a torture e sevizie. Chiediamo ancora una volta all’Egitto di fare chiarezza sulla vicenda, senza lentezze, omertà, tentennamenti e versioni discordanti, come quelle degli ultimi giorni. Il Governo italiano, come ci ha garantito ieri il Ministro Gentiloni, non intende abbassare la guardia e non si accontenterà di verità di comodo”.
Tante le sigle che hanno aderito alla manifestazione: Arci, Articolo 21, Cittadinanza attiva, Link Roma, Asgi, Usigrai, Fnsi, Cgil, Cisl, Uil. Presenti oltre Pia Locatelli, Nicola Fratoianni e Michele Piras (Sel), Paolo Ferrero (Prc) e il segretario dei Radicali italiani, Riccardo Magi. A rappresentare la famiglia Regeni, l’avvocato Alessandra Ballerini.

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