sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

E se ci fosse un solo Tg?
Pubblicato il 05-02-2016


Alla Rai vi sono due nuovi arrivi dall’esterno: è l’avanguardia di altri arrivi dal mercato. E’ strano che la lobby Usigrai non abbia ancora protestato, ma lo farà presto, ne sono certo. Chi sono? Due amici del premier, anche se gli interessati smentiscono. Diciamo che sono amici di Campo Dall’Orto: va bene così ? Si tratta di Carlo Verdelli (un professionista della carta stampata di alto profilo), nominato sul campo “direttore editoriale”e Giovanni Parapini, un esperto di comunicazione che pochi conoscono, ma con un curriculum ricco di esperienze fatte all’estero. Ovviamente nè Parapini, nè Verdelli hanno esperienza della “macchina Rai “, non avendo mai avuto rapporti con questa grande azienda se non come telespettatori. Non appena insediato a viale Mazzini il “povero” Verdelli si è trovato a gestire il “caso Parigi” con i tre direttori dei tg, molto diffidenti, anzi dei quattro (calcolando anche Rai News). Con Mucciante, direttore dei Gr, Verdelli ancora “non ha avuto il piacere” di incontrarsi . Campo Dall’Orto si illude che, con l’assunzione di un professionista “spaesato” e ancora a digiuno dei riferimenti politici dei suoi interlocutori, possa farcela a ridurre i costi, eliminando sprechi, inutili doppioni e utilizzando meglio organici e, in generale, tutte le risorse.

Un coordinamento di tutta l’offerta informativa del servizio pubblico potrebbe sicuramente garantire una qualità superiore dell’informazione televisiva e sicuramente a costi largamente inferiori. Gubitosi, con l’accorpamento delle testate in due newsrooom, contava di ridurre gli organici di almeno 300 giornalisti, programmisti e registi, che avrebbero potuto essere utilizzati nelle reti e comunque non sostituiti, una volta giunti all’età del pensionamento. Ovviamente l’Usigrai era sul piede di guerra minacciando scioperi e manifestazioni dirompenti. 

Abilmente Campo Dall’Orto ha cominciato ad operare con i piedi di piombo, potendo contare sul sostegno della presidente Monica Maggioni (ancora nelle grazie di Renzi e un po’ meno di Berlusconi) e su larga parte del Cda, peraltro con scarsi poteri di veto. Ora l’obiettivo di Dall’Orto-Verdelli non è più quello di ridurre i costi (l’entrata di 420 milioni in più del canone, con la bolletta elettrica, determinerà meno preoccupazioni), ma di rincorrere la concorrenza sul piano degli ascolti (che poi diventano “gradimento”) dei tg e degli spazi di approfondimento. Questi ultimi sono , come è noto, sempre più obsoleti e raramente si notano da parte dei responsabili  stimoli all’innovazione. Infatti, mentre da parte della concorrenza (soprattutto Mediaset, che sta rivoluzionando il Tg5, e Sky) si avvertono segnali di profondo cambiamento, la Rai appare ferma ai moduli informativi degli anni ’90, comprese le trasmissioni di approfondimento, condotte da anziani professionisti– come Bruno Vespa- che non mollano il timone, forti dei loro padrinati politici . Talvolta, i sostegni non sono mai gli stessi, cambiano a seconda del vento politico che prevale.

Guardando tutti i tg e gli spazi di approfondimento è facile rendersi conto che non solo la qualità dei servizi, e  la stessa conduzione dei tg, è scadente (naturalmente ci sono le solite eccezioni), i collegamenti con i corrispondenti (anche su questi ci sarebbe molto da dire) e gli inviati sono mediocri, non altezza della Rai di qualche anno fa. Al punto che format si somigliano sempre di più per il linguaggio, il dilettantismo, la banalizzazione, la sequela di gaffe dei conduttori/trici. Ormai sembra tutto allo sbando: nessuno (capi redattori, vice direttori, ecc.) controlla. Tutto va in onda, errori macroscopici compresi, tanto i telespettatori sono abituati a tutto … e il canone obbligatorio è pagato direttamente… con la bolletta elettrica.

Non credo che il bravo Verdelli riuscirà a farcela: dovrà lottare contro quelle volpi dei direttori, attuali e quelli che stanno per subentrare (e già fanno anticamera nelle segreterie dei partiti), che godono di sostegni e privilegi ormai storici.

Di fronte a questi progetti come reagiscono i politici? Col silenzio. “Lasciate lavorare i manovratori”, sembrano dichiarare e a mezza bocca. Tanto se poi le cose andranno male (come è facilmente prevedibile) la responsabilità ricadrà sui manovratori. Solo il movimento Cinque stelle fa capire di non essere d’accordo con la “riforma” che si va profilando. Lo ha fatto l’on. Roberto Fico al parlamento europeo, paragonando l’Italia alla Polonia, e in sede di Commissione parlamentare antimafia. Uno strano modo di fare opposizione: criticando l’Italia all’estero e  dichiarando che la tv favorisce la criminalità e la mafia … Nessuno però ha capito che cosa chiedono i  Cinque Stelle per la riforma Rai. 

Un consiglio disinteressato però vogliamo darlo a Dall’Orto (e Verdelli): perché non mettere in piedi un solo tg (tanto quelli attuali sono solo fotocopie) con un direttore unico e vice direttori per le diverse edizioni nelle quattro retiOvviamente, le edizioni dovrebbero essere diversificate per orari e palinsesti, eliminando ogni residuo di concorrenza interna (basta quella esterna). In questo modo si risparmierebbe moltissimo (giornalisti, operatori in meno, spese sicuramente più ridotte ) e si eliminerebbe quell’indegno spettacolo di quattro microfoni (e talvolta anche di più con i programmi di rete) posti davanti al premier e altri esponenti politici (e non solo). Ci auguriamo di sbagliarci ma temiamo seriamente che Verdelli possa essere stritolato come un vaso di porcellana posto al centro di  una mandria di elefanti.

Aldo Forbice

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Commenti all'articolo
  1. Perchè scandalizzarsi ? Oggi non è forse già così ? E non è stato nominato un direttore coordinatore per “amalgamare” gli attuali quattro Tg,oltre all’informazione radiofonica e gli approfondimenti nelle reti ? Tanto vale allora risparmiare,eliminando direttori, vice direzioni e strutture tutte omogenee .Questo conferma che la vera della Rai è ancora tutta da fare.
    a.f.

  2. Bravo Dottor Forbice, ancora una volta Lei colpisce nel segno.
    In effetti, a cosa servono tante testate se poi i notiziari sono tutti uguali? Io non abito in Italia e, per mia scelta, dove vivo non ho televisore. Però ogni tanto, in albergo, o durante le mie visite italiane qualche telegiornale lo guardo, e veramente noto una uniformità e un conformismo mai evidenziati in passato. Se non ci fosse scritto raiuno, raidue, rainews etc…sarebbe difficile distinguere. Non parliamo poi della radio…quella sì che la ascolto, ahimè, ed è diventato un tribolo pure quello: inglesismi inutili, continui e, oltretutto, mal pronunciati; musichette fastidiose a inizio giornale radio, fra una notizia e l’altra, notizie inutili dal Giappone e da Los Angeles riportate con una enfasi che probabilmente neanche in casa propria fanno notizia.. pubblicità invadenti e a volume rialzato, tutte o quasi di automobili e distributori di carburante, neanche l’Italia fosse tutta una Indianapolis… Allora, il governo inizi a tagliare fondi e così si taglieranno anch testate giornalistiche francamente inutili. Con grande stima al Dottor Forbice ( quanto mi manca il Suo “zapping” della sera… ) e cordiali saluti. Mario Mosca.

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