domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sfida conservatori-riformisti: l’Iran si gioca il futuro
Pubblicato il 26-02-2016


Elezioni Iran seggioL’Iran è andato oggi alle urne per rinnovare il Parlamento (Majlis) e l’Assemblea degli Esperti, l’organismo religioso cui spetta il compito di nominare la Guida Suprema. Gli aventi diritto al voto sono circa 55 milioni, 4.844 i candidati, un decimo circa le donne, per i 290 seggi in lizza.
L’elezione rapprsenta anche una sfida fra il blocco conservatore-fondamentalista guidato dalla Guida Suprema, Alì Khamenei, e quello moderato-riformista del presidente della Repubblica Hassan Rohani.

Alì Khamenei

Alì Khamenei

La Guida Suprema ha chiesto di votare in massa per “sconfiggere il nemico” riferendosi agli Stati Uniti e il voto dirà dunque se è nell’opinione pubblica ha prevalso o meno la politica di apertura di Rohani, quella che ha portato il 14 luglio scorso all’accordo sul nucleare e alla fine delle sanzioni.

L’attuale parlamento è dominato dagli ultraconservatori e il voto servirà a verificare l’impatto dell’accordo con Usa, Ue e Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul programma nucleare che ha consenito di togliere le sanzioni contro Teheran. L’attuale maggioranza fondamentalista potrebbe essere costretta a cedere il passo al fronte guidato dal presidente della Repubblica Hassan Rohani, composto dai riformisti e dai conservatori moderati, sancendo la vittoria della politica di apertura.

C’è da dire che le elezioni sono libere fino a un certo punto, nel senso che il regime teocratico dominante dalla caduta della dittatura dello Scià, attraverso il Consiglio dei Guardiani, l’organismo composto da religiosi e giuristi islamici che ha la possibilità di controllare il Parlamento e determinarne l’attività legislativa, ha anche il ruolo di ‘filtro’ dei candidati, decretandone a priori la possibilità di essere o meno parte dell’elettorato passivo. Elezioni Iran
Così anche per queste elezioni, la decima volta dall’era khomeinista, molti candidati riformisti e moderati sono stati così esclusi dalla competizione elettorale e gli elettori hanno quindi una possibilità di scelta limitata in partenza. Al ‘filtro’ del Consiglio dei Guardiani si sono presentati circa 12 mila candidati e dopo la ‘scrematura’ ne sono rimasti poco meno della metà: una bocciatura senza appello che già in passato ha determinato di fatto la vittoria dei ‘falchi’ sulle ‘colombe’ prima ancora dell’apertura delle urne. Tra le esclusioni illustri, quella del nipote dell’Ayatollah Khomeini, Hassan, considerato uno dei candidati di punta del fronte riformista.
Analoga scrematura è avvenuta per l’Assemblea degli esperti, dove ci si attende una conferma dei conservatori. Degli 800 aspiranti, ne sono stati ammessi solo 163 per 88 posti, per lo più attribuiti all’area dei conservatori.

Con i deputati gli iraniani eleggeranno anche la nuova Assemblea degli esperti, composta da 88 membri che potrà decidere nei prossimi anni la successione, nel ruolo di Guida suprema, ad Ali Khamenei, 76 anni. La massima carica religiosa e politica della Repubblica islamica, secondo alcune fonti, sarebbe in pessime condizioni di salute, ma stamane è stato comunque uno dei primi a mettere la scheda nell’urna elettorale.

In questo senso si legge anche la notizia data dall’ex presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, che una commissione di religiosi sta prendendo in esame i potenziali candidati per la successione alla massima carica dello Stato e tra i possibili successori ci sarebbe anche lo stesso Rafsanjani, leader del fronte moderato. La lista dei riformisti-moderati è capeggiata da Mohammad Reza Aref. “Dobbiamo ripetere la vittoria del 2013 – ha detto oggi – quando con Rohani è stata scritta una pagina storica, si è deciso di cambiare e ora dobbiamo continuare a realizzare il progetto del Presidente”.

Elezioni Iran in filaSe per l’Assemblea degli esperti è quasi scontata l’affermazione dei conservatori, è invece difficile prevedere i risultati per il Parlamento. “I riformisti e i moderati – spiega Javad Montazeri, corrispondente di Euronews a Teheran – si sono coalizzati nella ‘lista della speranza’ per avere la meglio sui conservatori che hanno conquistato la maggioranza nelle tre ultime elezioni”.

Ma tutto cambia, anche l’Iran che sta emergendo oggi dal medioevo khomeinista, come dimostra ll numero di candidature, oltre il doppio di quelle di quattro anni fa, e la grande affluenza alle urne. Una conferma indiretta che un’intera generazione nata all’ombra dei mullah, oggi crede possibile cambiare il Paese attraverso la politica e il voto (quasi) democratico.

Armando Marchio

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