domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Iran. Riformatori e moderati conquistano la maggioranza
Pubblicato il 29-02-2016


Iran elezioni donne

In Iran i riformisti-moderati con gli indipendenti, hanno conquistato la maggioranza dei seggi nelle elezioni di venerdì scorso battendo i conservatori e dando ragione alla linea politica del presidente Rohani. Con almeno 92 seggi conquistati dalla lista dei riformisti di Mohammad Reza Aref assieme ai conservatori moderati del presidente della Repubblica, Hassan Rohani (e dell’ex presidente Rafsanjani), unitamente ai 44 degli ‘indipendenti’, l’ala dura del khomeinismo, quella oggi impersonata da Alì Khamenei, la Guida Suprema, esce decisamente sconfitta dalle elezioni che si sono svolte in Iran venerdì scorso. Dai dati comunicati dalla tv di Stato risulta che riformisti e moderati insieme con la ‘Lista per la Speranza’ hanno la maggioranza (136 seggi) nel Parlamento monocamerale, Majlis, che ha 290 seggi. L’ala dura dei conservatori, secondo il MInistero degli Interni, resta il primo partito con 115 seggi.
Le donne entrate nel nuovo Parlamento sono 15 mentre 5 seggi andranno alle minoranze religiose e i restanti 59 saranno assegnati nel ballottaggio che si terrà probabilmente in aprile a cui prenderanno parte 33 conservatori, 33 riformisti e 44 indipendenti.
Complessivamente 34 milioni di iraniani, ovvero il 62% dei 55 milioni di elettori aventi diritto, hanno votato per il nuovo Parlamento e la nuova assemblea degli Esperti. La chiusura dei seggi venerdì è stata rinviata per cinque volte di seguito per permettere di smaltire le file di votanti che si assiepavano all’ingresso dei seggi.
L’affermazione del blocco riformisti-moderati è quasi assoluta nelle città, a cominciare dalla capitale dove hanno ottenuto anche 15 dei 16 seggi in palio per l’Assemblea degli esperti, quella che ha il potere di indicare il prossimo leader supremo dell’Iran, il successore dell’anziano (76 anni) e malato (forse per un tumore alla prostata) Alì Khamenei. Anche in questo caso per il secondo voto, i risultati diffusi dall’agenzia di stampa statale Irna, indicano che i conservatori avrebbero perso la maggioranza nell’assemblea, che conta 88 seggi. Tra gli sconfitti, due autorevoli fautori della linea dura: l’ayatollah Mohammad Yazdi e Mohammad Taqi Mesbah Yazdi, considerato il leader spirituale dei ‘falchi’. I conservatori restano forti nei centri rurali.

Iran il presidente della Repubblica, Hassan Rohani

Iran il presidente della Repubblica, Hassan Rohani

Il voto è una conferma della linea politica di Rouhani, della ricerca di un accordo sul nucleare e della firma del trattato che ha portato alla fine delle sanzioni contro l’Iran in cambio di una rinuncia – per almeno una decina di anni – del programma di arricchimento dell’uranio, ovvero della possibilità di costruire una bomba atomica.
Nessuno si aspetta un cambiamento netto, una svolta di 180 gradi nella politica interna ed estera ed è estremamente improbabile che i vincitori proporranno modifiche strutturali per ridurre il ruolo della religione nell’architettura istituzionale dello Stato. Non bisogna infatti dimenticare che i riformisti soprattutto) e i moderati che hanno vinto queste elezioni, sono stati ‘selezionati’ prima di correre dal ‘filtro’ del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione. Dei circa 12 mila candidati soltanto 4.844 sono stati ammessi e la ‘scrematura’ è avvenuta anche in base all’accettazione da parte dei singoli candidati dell’impegno a rimanere fedeli ai principi della Repubblica Islamica. Tra i nodi da sciogliere, soprattutto nei rapporti con Washington, restano alcune questioni regionali come il sostegno al presidente siriano Bashar Assad e alle milizie di Hezbollah e Hamas, due movimenti che ufficialmente sono schierati per la distruzione di Israele.
Dunque l’appuntamento elettorale col doppio voto era considerato dagli analisti come un possible punto di svolta per l’Iran, e una sorta di voto di fiducia per il governo di Rouhani e la sua politica di distensione con l’Ovest. Ma il dato forse più importante è che al di là delle etichette e della effettiva volontà di modernizzare il Paese e farlo uscire dall’angolo in cui si era infilato con il khomeinismo, è l’elettorato iraniano che ha dato una prova tangibile e indiscutibile della propria volontà di uscire dal buio dello Stato teocratico.
Le potenze occidentali scommettendo su Rouhani, hanno di fatto dato una mano a questi iraniani che vogliono le riforme in senso liberale e laico del Paese e l’elettorato ha corriposto pienamente alle attese.
Il percorso si rivela sicuramente lungo e irto di trabocchetti, con possibili colpi di coda – come è già avvenuto spesso in passato – del fronte conservatore che farà di tutto per dimostrare la sua forza, indebolire il fronte dei riformisti e dei moderati e impedirgli di rispettare gli impegni assunti per allentare le restrizioni alla libertà di espressione e di migliorare i rapporti con l’Occidente.
Da segnalare infine che in queste elezioni, tra gli sconfitti illustri c’è anche l’ayatollah Ahmad Jannati, il leader del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione.
Armando Marchio

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