sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Due evasi da Rebibbia: troppi
reclusi e poco personale
Pubblicato il 15-02-2016


Rumeni evasi RebibbiaCatalin Ciobanu e Mihai Florin Diaconescu, detenuti definiti “pericolosi” ed evasi da Rebibbia (Roma) il 14 febbraio intorno alle ore 18.30, sarebbero ancora in fuga. Questo pomeriggio si era diffusa la notizia del loro ritrovamento all’interno di un appartamento di Tivoli, ma poco dopo è giunta la smentita ufficiale.

Nel tardo pomeriggio di domenica, i due sono riusciti a fuggire dal carcere segando le sbarre di un magazzino (nel settore G11 del Nuovo Complesso), presso il quale avevano ottenuto il permesso di lavorare. Utilizzando delle lenzuola legate tra loro, Ciobanu e Diaconescu si sono calati all’esterno della struttura, eludendo la sicurezza e salendo a bordo del primo autobus di passaggio nelle vicinanze.

Si ipotizza che i due, di origine romena, abbiano impiegato diverse settimane -probabilmente indisturbati- a segare le inferriate. Nonostante vengano avanzati dubbi sulla sicurezza delle carceri, Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, ha dichiarato a SkyTG24: «Non esiste nel nostro Paese un problema sicurezza delle carceri, sono tra le più sicure d’Europa. Questi sono fatti gravi ma isolati sui quali stiamo già lavorando per verificarne le cause. Le forze dell’ordine sono già al lavoro per cercare di rintracciare gli evasi».

Costantino Massimo, segretario generale aggiunto Fns Cisl Lazio (sindacato della Polizia carceraria), ha invece commentato: «Il personale in servizio di Polizia Penitenziaria nei quattordici Istituti Penitenziari della regione Lazio risulta essere sottodimensionato e non più rispondente alle esigenze funzionali degli Istituti, dove si continua a registrare un esubero di detenuti rispetto alla capienza detentiva prevista».

Il problema del sovraffollamento delle carceri, che viene apertamente affrontato in molti altri Stati europei, sembra essere negato dalle istituzioni italiane. Ciò nonostante, le misure di controllo alternative, che in Paesi come il Regno Unito vengono utilizzate per ridurre il numero dei detenuti, risultano essere poco applicate in Italia. Per esempio, i circa 2.000 braccialetti elettronici presenti in Italia -costati 5.000 Euro a pezzo allo Stato- non sono mai stati applicati in larga scala.

Se l’utilizzo degli strumenti elettronici può contribuire a ridurre il sovraffollamento nelle carceri e ad aumentare di conseguenza il livello di concentrazione sui detenuti, la mancanza di controllo per gli individui ad alto rischio può essere migliorata solamente con l’impiego di un maggior numero di guardie carcerarie ed apportando modifiche alle strutture. Secondo fonti penitenziarie, infatti, i due evasi sarebbero fuggiti da una zona chiusa sui lati, ma non nella parte superiore.

Alessia Malachiti

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