lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Federation Cup 2016.
I passaggi più importanti
Pubblicato il 08-02-2016


tennisLa Federation Cup 2016 ha regalato diverse sorprese. Innanzitutto quelle negative della sconfitta per 3-1 della Russia da parte dell’Olanda e dell’Italia, battuta per 4-1 ai quarti, a un anno di distanza, sempre dalla Francia. Le sorti sono ora tutte rimandate ad aprile con i play-off del 16-17 aprile prossimi.

Per l’Italia un’occasione mancata. La Garcia trascina la Francia, ma l’amarezza è molta. Sembra piuttosto una scarsa lucidità tattica a impedire di volare in semifinale alle azzurre. Peccato perché a tratti lo schema vincente era stato individuato, ma non è stato attuato a sufficienza. Merito della tenuta mentale della 22enne francese e della caparbietà e voglia di riscatto della Mladenovic, dopo la sconfitta contro Camila Giorgi. Tanta delusione per Sara Errani, che ha perso entrambi i singolari. Eppure contro la Mladenovic ha eseguito dei punti straordinari: è scesa a rete e ha eseguito delle volée di rovescio impeccabili; ha controllato diverse volte da fondo l’avversaria con traiettorie lobate e con rovesci bassi sul rovescio bimane dell’avversaria, che l’hanno costretta all’errore. Poi si è fatta imbrigliare nella ragnatela tessuta dalla giocatrice transalpina e ha subito il suo gioco, rincorrendo sempre la palla e restando sulla difensiva. Più aggressività le avrebbe giovato, tanto che nella parte iniziale del match è andata subito in vantaggio e sembrava almeno potersela giocare. Ad assistere, uno spettatore d’eccezione: un pipistrello. Da Marsiglia, la Mladenovic ha raccontato in un buon italiano tutta la sua soddisfazione e quanto la sconfitta con Camila Giorgi le sia servita e l’abbia spronata.
Lascia troppa mano libera all’avversaria anche Camila Giorgi, che scambia troppo contro la Garcia e la mette in partita, commettendo troppi errori gratuiti, spingendo troppo sui colpi e sbagliando per voler rischiare troppo: decisamente troppi i suoi doppi falli, in cui tira anche la seconda di servizio. Camila è uscita dal campo furiosa per non essere riuscita a rimontare e portare il match al terzo set, come contro la Mladenovic. Eppure si pensava che l’incontro sarebbe stato più equilibrato: lei n. 40 del mondo e la Garcia n. 38. Se Camila avesse giocato più sull’1-2, scambiando meno, sarebbe stata favorita. Tuttavia, resta pur vero che il precedente era a favore della Garcia che già nella precedente Fed Cup dello scorso anno aveva vinto sull’azzurra. Forse Camila ha sentito troppo la pressione di un match che sarebbe stato decisivo, ma è vero anche che un po’ di fortuna ha aiutato in certi colpi la Garcia al contrario dell’italiana, cui certe palle sono uscite di poco.
Se, da una parte, ci sono state l’esultanza delle francesi, che hanno trascinato la loro bandiera con orgoglio, e la gioia della loro capitana, Amélie Mauresmo, che ha reso onore al merito del talento delle sue giocatrici (la regolarità, la precisione, il self control della Garcia e la forza di carattere e reattività della Mladenovic), dall’altra molta amarezza ha palesato capitan Barazzutti, che si è detto molto rammaricato pur riconoscendo il valore delle avversarie. Forse avrebbe potuto schierare Francesca Schiavone che, col suo gioco più vario e irregolare, avrebbe potuto togliere costanza, ritmo e regolarità alle francesi. Le compagne, d’altronde, si sono dette favorevoli ad averla come capitana. Non ha funzionato neppure la nuova coppia di doppio creata da Barazzutti: Errani e Martina Caregaro, giovane che si sta formando seguendo i passi e le orme delle veterane; il duo azzurro ha incassato un secco 6-0 6/1 dalle francesi, che si sono concesse anche qualche sorriso ironico verso le italiane, che si sono un po’ infastidite: un paio di volte, infatti, Caregaro ha tirato al corpo della Garcia. Sicuramente l’assenza di Vinci e Knapp si è sentita.
Ha funzionato, invece, alla perfezione, il duo svizzero Bencic-Hingis che, se continuassero a giocare insieme, si candiderebbero a diventare la coppia n.1 al mondo. A Lipsia il doppio era decisivo nello scontro tra Germania e Svizzera, che si trovavano in totale parità. Prima la Bencic si impone su Angelique Kerber, poi si lascia trascinare dalla Hingis e insieme vincono nettamente in due set facili (6/3 6/2), di 35 minuti ciascuno, sulla coppia tedesca formata dalla Petkovic e dalla Grönefeld, l’anello debole della coppia su cui hanno puntato le elvetiche; la Petkovic nulla ha potuto e da sola non è riuscita a reggere il doppio; mentre la ex n. 1 al mondo è riuscita a dare ordine ed impostare il gioco della compagna Belinda, che quando ha provato a prendere l’iniziativa in certi punti (intervenendo per cercare di interrompere lo scambio) ha fatto un po’ di confusione e sbagliato.

Lezione di tennis, infatti, è venuta un’altra volta dalla Hingis, che ha contenuto e frenato il gioco quasi sempre, cercando di far sbagliare le avversarie, per poi alzare il ritmo, accelerando i colpi e appoggiandosi sulla potenza e la velocità di quelli delle tedesche e ribaltando il match, recuperando il punteggio e portando in vantaggio il parziale per la Svizzera. Così dovrebbe fare anche la nostra Camila Giorgi, non tirando ogni colpo, ma puntando più sulla regolarità e accelerando solamente nei momenti decisivi.

Anche Repubblica Ceca e Romania sono andate allo spareggio: continua il periodo no della Halep, ma anche della Kvitova, dopo la “separazione” dal suo allenatore, che si lascia sorprendere dalla Niculescu.

Barbara Conti

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento