giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Festival di Sanremo,
III serata tra cover e la rivoluzione dei rapper
Pubblicato il 12-02-2016


rocco-hunt-clementino1Doveva essere la serata più tranquilla, invece paradossalmente ha avuto più passaggi “delicati” delle precedenti. La terza puntata del Festival di Sanremo, dedicata alle cover, infatti, è iniziata subito con l’”intoppo” tecnologico delle votazioni per la gara dei giovani. Tra le Nuove Proposte, in apertura si sono scontrati Miele, con “Mentre ti parlo” e Francesco Gabbani con “Amen”; sembrava avesse superato il turno la prima, ma durante la trasmissione è stato comunicato che c’era stato un errore nelle votazioni e passava il secondo.

Miele, per cercare di rimediare all’inconveniente, potrà comunque esibirsi stasera. L’altro a contendere il titolo di vincitore delle Nuove Proposte è Mahmood con “Dimentica”, che batte con il 67% voti Michael Leonardi con la sua “Rinascerai”. A parte l’obiettivo di raggiungere (peraltro centrato) quota 50% di share, dopo il precedente 49,91% , la terza serata verteva tutta sulle cover presentate dai big in gara, suddivisi in 5 gruppi da 4. Prima, però, non poteva mancare l’arrivo delle imitazioni di Virginia Raffaele. L’altra costante, comune a tutte le puntate, è stato l’impegno civile ed umano: nella Giornata Internazionale del Malato è stato ricordato quanto sia bello guardare Sanremo in ospedale insieme ai malati e quanto, per questi ultimi, la terapia essenziale sia il sorriso, il divertimento e il gioco (soprattutto per i più piccoli). Anche l’arrivo dell’atleta Nicole Orlando ha ricordato l’importanza di sdrammatizzare: come fatto precedentemente da Ezio Bosso (malato di Sla), Nicole ha sorriso del fatto di avere un cromosoma in più per la sindrome di Down; tuttavia ha citato i suoi numerosi impegni sportivi (ma ha fatto anche un musical) e la prossima partecipazione a “Ballando con le stelle”.

Con un saluto particolare a chi vinse lo scorso anno, cioè a Nek e la sua versione di “Se telefonando” è partita la gara delle cover.
I vincitori delle 5 categorie sono stati: Noemi con “Dedicato” di Loredana Bertè; Valerio Scanu con “Io vivrò (senza te)”; Gli Stadio con il tributo a Lucio Dalla, cantante ricordato tramite la re-interpretazione di “La sera dei miracoli”.
La vera “rivoluzione”, però, è data dal trionfo del rap, forte riscontro per Clementino e Rocco Hunt, che vincono nelle loro categorie nella serata delle cover. Il primo regala un’ottima interpretazione del brano di De André “Don Raffaé”; il secondo movimenta molto la serata, carismatico e adrenalinico, con una valida esecuzione di “Tu vuo’ fa’ l’americano” di Renato Carosone. Persino Patty Pravo ha scelto un rapper per rivisitare il suo brano “Tutt’al più” del 1970.

A vincere, però, sono stati Gli Stadio. Evidentemente ha portato loro fortuna la presenza di un’altra band storica, i Pooh (hanno cantato anche “Uomini soli”): il gruppo che festeggia i 50 anni di carriera e oltre 3mila concerti tenuti in tutto il mondo.
Il brano degli Stadio in gara è poco sanremese e non sembra esserci molto spazio per competere con la dominazione e il monopolio dei rapper e dei giovani usciti dai talent.
Noemi molto grintosa, ha eseguito splendidamente il brano della Bertè. Così come davvero notevole il modo in cui Arisa ha cantato il testo di Rita Pavone “Cuore”, molto sentito. Francesca Michelin è invece la vera rivelazione di Sanremo: si è emozionata interpretando la profonda canzone di Lucio Battisti, “Il mio canto libero”. Valida anche “La donna cannone” di Lorenzo Fragola: il 20enne sceglie il brano di Francesco de Gregori del 1983 per cover. La sua “Infinite volte” sembra ben quotata e potersela ben giocare con “Guardando il cielo” di Arisa.

Viceversa la separazione sembra aver penalizzato Alessio Bernabei e i Dear Jack, forse poiché entrambi hanno perso un po’ di proseliti dividendo i fan e spezzandoli in due gruppi di sostenitori. Il primo sceglie Cocciante e la sua “A mano a mano”, di certo non facile, ma non riesce ad imporsi; forse perché l’ha rivisitata in modo soggettivo, nel suo stile, più che riprendere il timbro e il genere graffiante di Cocciante. Non è abbastanza neppure per i Dear Jack, nonostante si giochino la carta di farsi accompagnare dall’orchestra di Sanremo in “Un bacio a mezzanotte”.
Nulla da fare per gli Zero assoluto (con “Goldrake”); Neffa (con “O’ sarracino”) e i Bluvertigo (con “La lontananza”), nonostante abbiano fatto davvero molto sul palco perché sentivano particolarmente i testi: Morgan ha spiegato che ha scelto quel testo poiché l’ha trovato facendo i compiti con la figlia.

Non impressionano Giovanni Caccamo e Deborah Iurato con “Amore senza fine” di Pino Daniele, nonostante il momento toccante di ricordo del cantante scomparso; Dolcenera con il brano di Nada del 1973 “Amore disperato”; Elio e le storie tese, scatenati in “Quinto ripensamento”; Irene Fornaciari con “Se perdo anche te”; Enrico Ruggeri, che canta in napoletano “A canzuncella” (1977), degli Alunni del Sole. Non va bene nemmeno Annalisa Scarrone, nonostante scelga un’interpretazione un po’ graffiante e provocatoria di “America” di Gianna Nannini, facendo partire un accenno di ola e standing ovation.
Stasera sapremo chi è il vincitore delle Nuove Proposte.

Barbara Conti

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