giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francia. Lo stato di emergenza contro lo Stato di diritto
Pubblicato il 03-02-2016


francia emergenzaLa patria dei diritti continua a trincerarsi dietro la paura del terrorismo, uno stato di emergenza chiesto e procrastinato che inizia a mettere dei dubbi non solo in patria, ma anche in Europa, dove è stato chiesto lo stop. La prima a muoversi contro il Governo socialista sempre più spostato su derive di destra è il ministro della Giustizia, Christiane Taubira che ha annunciato le sue dimissioni come ministro francese il 27 gennaio, a seguito di ciò che ha descritto come un “grande dissenso politico” con i suoi colleghi ministri sulla legislazione contro il terrorismo. Taubira si è opposta alla decisione del governo di levare la cittadinanza francese alle persone in possesso di doppia cittadinanza.
Ma anche la società civile non è stata da meno nell’opporsi a questo nuovo tipo di legislazione: migliaia di manifestanti sono scesi in strada il 30 gennaio per chiedere la revoca immediata dello stato di emergenza, si legge sulla rivista francese Basta!. I cittadini, le associazioni, sindacati e attivisti politici hanno manifestato in almeno 70 città in Francia. La sfida: rifiutare lo stato di emergenza come una forma permanente di governo. Decretato da François Hollande all’indomani del 13 novembre, lo stato di emergenza è stato esteso un prima volta per tre mesi, fino al 26 febbraio. La sua estensione per altri tre mesi deve essere presentata oggi, 3 febbraio, in Consiglio dei Ministri.

“Lo stato d’emergenza proclamato in Francia sembra aver avuto degli effetti limitati nel favorire la lotta al terrorismo, ma allo stesso tempo ha fortemente ristretto l’esercizio delle libertà fondamentali, e indebolito certe garanzie dello stato di diritto. Prolungarlo sarebbe nefasto e rischierebbe di offrire una vittoria ai terroristi”. È quanto dichiara Nils Muiznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, in un editoriale pubblicato da Le Monde.

Muiznieks denuncia “gli abusi commessi dalle forze dell’ordine, e in particolare gli interventi violenti, condotti sulla base di informazioni errate, su persone che non avevano niente a che fare con il terrorismo”. Per le vittime di queste operazioni, afferma il commissario, non ci sono grandi possibilità di avere giustizia ed essere risarcite per i danni materiali subiti. Muiznieks denuncia anche che “un grande numero delle misure sono state applicate a persone di confessione mussulmana, o supposte tali”, il che ha condotto a rinforzare la loro stigmatizzazione oltre che la loro marginalizzazione. “Continuare su questa strada aggraverebbe la polarizzazione della società e indebolirebbe lo stato di diritto” avverte Muiznieks.

Redazione Avanti!

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