venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

FUOCO AMICO
Pubblicato il 29-02-2016


CcZAnw2W4AAHv8pAl grido di ‘Aprite il confine’ i profughi in viaggio sulla rotta balcanica dopo giorni di attesa per varcare la frontiera sono riusciti a sfondare un tratto della barriera nel villaggio di Idomeni, al confine tra Macedonia e Grecia. La risposta della polizia macedone è stata quella di lanciare gas lacrimogeni e bombe assordanti. Almeno trenta i feriti, fra cui molti bambini. Secondo alcune fonti almeno 500 persone, provenienti dalla Siria e dall’Iraq, sono riuscite ad oltrepassare il cordone di sicurezza ed entrare in territorio macedone.
In mattinata la polizia greca aveva segnalato la presenza a Idomeni di oltre 7mila rifugiati, la metà donne e bambini, ammassati al confine. Un numero quattro volte superiore alle capacità dei campi allestiti per la prima accoglienza in Grecia. Mentre da parte macedone si cerca di frenare l’arrivo dei migranti allestendo una nuova recinzione al confine con la Grecia, lungo la strada che porta al campo di accoglienza temporaneo di ‘Vinojug’, nei pressi di Gevgelija.
Nel frattempo almeno 50.000 persone rischiano di rimanere bloccate in Grecia, una conseguenza alla stretta agli ingressi decisa dai Paesi lungo la ‘rotta balcanica’. Infatti i Paesi della rotta balcanica (Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia, Austria) hanno deciso di consentire l’accesso di non più di 580 persone al giorno. Decisione presa dopo il vertice condotto da Vienna che ha portato ai ferri corti le relazioni diplomatiche tra la Grecia e l’Austria e una situazione ingestibile per Atene, inclusa la tensione dei profughi in queste ultime ore. Secondo quanto riferisce la tv greca TV, a scatenare la ressa dei richiedenti asilo è stata la notizia che le autorità di Skopie avevano deciso di aprire il valico per consentire il passaggio dei migranti verso ovest. “Liberi, liberi, siamo in grado di passare” cantavano i profughi, ma la voce si è poi rivelata infondata. Secondo altre fonti invece nella notte Skopje aveva autorizzato il passaggio di circa 300 persone, per poi richiudere immediatamente la frontiera, portando all’illusione e alla rabbia dei profughi.

“L’Europa è sull’orlo del precipizio” e bisogna evitare “decisioni drastiche e irreversibili” puntando su una “modalità comune di gestione” dei flussi migratori, è l’appello lanciato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblat.

euro
Giovanna Di Benedetto, portavoce di Save the Children a Idomeni, ha ribadito la necessità che i Paesi europei forniscano una risposta unitaria alla crisi. “Le testimonianze che i nostri operatori raccolgono ad Atene parlano di persone intrappolate per mesi nella capitale greca, dove, nonostante gli sforzi delle autorità locali, delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali e nazionali per aumentare il numero degli alloggi, molte persone vivono in campi senza adeguati servizi o nelle piazze delle città”, afferma la portavoce di Save the Children.
Dura, quanto ininfluente, la reazione dell’Onu alle recinzioni dell’Europa orientale. “Continuare a costruire muri più alti per impedire il passaggio di questi disperati è un atto crudele e illusorio”, ha affermato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ràad Al Hussein in apertura di una riunione del Consiglio a Ginevra. Nello stesso tempo, da parte dei caschi blu si cerca di trovare un rimedio per i siriani rimasti nelle macerie in patria: l’Onu spera di poter approfittare del cessate il fuoco in vigore per consegnare aiuti ad almeno altri 154.000 siriani che si trovano nella aree sino ad ora inaccessibili a causa della situazione sul terreno. Le Nazioni Unite puntano a realizzare il piano di aiuti urgenti entro cinque giorni. Migliaia di persone potrebbero essere morte di fame nelle aree assediate in Siria, è stato l’allarme lanciato da Zeid Ràad Al Hussein.
Ma la tensione, per quanto riguarda i migranti, corre lungo tutta l’Europa. Anche a Calais, il campo profughi a nord della Francia da dove migliaia di migranti cercano di oltrepassare la Manica per entrare in Gran Bretagna. Stamattina ci sono stati scontri tra i migranti e le forze dell’Ordine francesi che hanno tentato di sgomberare il campo secondo quanto disposto dal tribunale amministrativo di Lille. Almeno 55 mezzi della polizia hanno fatto irruzione nella parte sud della ‘giungla’, ordinando ai profughi di abbandonare il campo. Secondo alcuni reporter presenti sul posto la polizia ha risposto con i lacrimogeni al lancio di pietre da parte di alcuni migranti e attivisti no-border e tre baracche sono state incendiate.
Nella baraccopoli vivono tra le 3.700 e le 7.000 persone provenienti da Siria, Afghanistan e Sudan, di cui 800-1.000 accampate nel settore in cui stanno avvenendo le operazioni di smantellamento. Mentre secondo le associazioni, sono oltre 3.400 i rifugiati e richiedenti asilo che devono lasciare la parte sud del campo interessato.

Maria Teresa Olivieri

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