mercoledì, 28 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giulio Regeni “non era una spia”
Pubblicato il 09-02-2016


Giulio Regeni

Giulio Regeni

“È interesse di tutti che emerga la verità” hanno dichiarato i parlamentari socialisti in una interrogazione rivolta al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Giulio Regeni non era uno 007. Smentita una delle ipotesi circolate per spiegare le circostanze della morte del giovane ricercatore italiano. Questa mattina, rispondendo a una interrogazione alla Camera, Benedetto della Vedova, sottosegretario agli Esteri, lo ha detto ufficialmente. Gli inquirenti italiani stanno esaminando il pc di Regeni, ritrovato dalla famiglia mentre non è stato ritrovato il suo cellulare.


“È palesemente senza fondamento” che Giulio Regeni fosse un informatore dei servizi italiani ha detto il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova rispondendo a quei deputati che hanno sollevato la questione di un impegno dovuto ma ‘particolare’ sul caso Regeni aggiungendo che “la solerzia dell’ambasciata è un elemento dovuto e, nella drammaticità, positivo. Chi sta al Cairo o in altre città complicate sa che non sta a New York”. “Il corpo di Giulio – ha poi spiegato – presentava ecchimosi, segni di bruciature e tagli alle spalle e al torace. Si è trattata di una morte violenta e efferata”. Della Vedova ha inoltre sottolineato che “siamo in una fase preliminare, sul piano formale è stato assicurato un livello sufficiente di collaborazione” ai nostri investigatori da parte delle autorità egiziane mentre “Renzi ha avuto rassicurazione da al Sisi (il Capo di Stato egiziano, ndr) della piena collaborazione dell’Egitto”.
Quanto al pc portatile di cui in un primo momento era stata denunciata la scomparsa assieme al cellulare e al passaporto, si trova invece nelle mani degli inquirenti che indagano sulla sua morte. Il pc era stato preso dalla famiglia del giovane nella sua abitazione in Egitto e consegnato alle autorità italiane. Sembra invece che Regeni non avesse un tablet o altri supporto informatici ad eccezione del cellulare che portava sempre con sé, e che non è stato ritrovato.
Le condizioni terribili del corpo del giovane – entrambe le orecchie mozzate, decine di piccoli tagli sul corpo, fin sotto la pianta dei piedi, numerose ossa rotte, le unghie di un dito della mano e di uno del piede strappate – e tutti gli elementi finora conosciuti, fanno pensare che sia stato torturato dagli uomini dei servizi segreti, ma l’Egitto lo smentisce categoricamente.

Il Cairo: non siamo coinvolti

L’assassinio di Giulio Regeni è stato “un crimine” ma il governo non è coinvolto. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry in un’intervista a Foreign Policy riportata dal sito del quotidiano egiziano al-Ahram. Shoukry ha puntualizzato che i giornalisti che si occupano della vicenda stanno “saltando a conclusioni” e stanno facendo “speculazioni senza alcuna informazione autorevole o una verifica di ciò a cui alludono”. Il ministro egiziano ha poi liquidato come “bugie” le accuse che in Egitto ci siano prigionieri politici.

4600 accademici firmano lettera di protesta
4.600 accademici di quasi cento Paesi diversi, hanno firmato una lettera per chiedere giustizia e verità sulla morte di Giulio Regeni. Ne dà notizia il quotidiano britannico The Guardian, che pubblica il testo integrale dell’appello – primo firmatario il professor William Brown, (Università di Cambridge) – in cui i sottoscrittori si dicono “inorriditi” per le “torture” subite da Regeni e chiedono che “le autorita’ egiziane cooperino con un’indagine indipendente e imparziale su tutti i casi di scomparsa, tortura e morte in detenzione denunciati fra gennaio e febbraio, accanto alle investigazioni penali sulla morte di Giulio, al fine di identificare e portare in giudizio i responsabili di questi crimini”.

La verità è interesse di tutti
“Chiediamo al Governo italiano di continuare a vigilare con grande determinazione per assicurare che sia fatta piena luce sul brutale assassinio di Giulio Regeni”. Lo affermano in una dichiarazione congiunta i deputati socialisti Pia Locatelli e Oreste Pastorelli, che hanno presentato un’interrogazione al Ministro degli Esteri, discussa oggi in Commissione.

“Esprimiamo il cordoglio e la solidarietà del Gruppo socialista alla famiglia del giovane studente italiano e ringraziamo il sottosegretario Della Vedova per la completa e dettagliata informativa sui brutali fatti del Cairo. Lo stato delle indagini, ancora in una fase preliminare, ci induce a usare la massima prudenza senza arrivare a conclusioni affrettate. Troppe cose non quadrano, a cominciare dalla tempistica e dalle modalità del ritrovamento: è’ interesse dell’Egitto oltre che dell’Italia fare chiarezza e arrivare al più presto la verità.”.

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