martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giulio Regeni. Segni di tortura e giallo sulla morte
Pubblicato il 04-02-2016


regeniBruciature di sigaretta, ferite da coltello e segni di una “morte lenta”, il procuratore egiziano ha riferito questo alla Associated Press. Giulio Regeni, ricercatore italiano dell’Università di Cambridge, scomparso al Cairo lo scorso 25 gennaio, dunque, è stato torturato e poi è morto.
La Procura di Roma non ha dubbi e procede per il reato di omicidio. L’indagine è ancora contro ignoti e il magistrato ha affidato la delega alla polizia giudiziaria a svolgere i primi accertamenti preliminari.

Il corpo di Giulio è stato ritrovato nelle scorse ore in un fosso, seminudo, lungo una strada alla periferia della capitale egiziana. In un primo momento, il direttore dell’amministrazione generale delle indagini di Giza, ha detto che gli accertamenti “preliminari parlano di un incidente stradale” e ha smentito che Regeni “sia stato raggiunto da colpi di arma da fuoco o sia stato accoltellato”.

Ma la verità è, che una versione ufficiale ancora non c’è e non si sa cosa sia accaduto davvero al giovane italiano.

Di vero c’è che Giulio, 28 anni, era un brillante studente friulano, ricercatore universitario, si era trasferito al Cairo lo scorso settembre per lavorare alla sua tesi sullo sviluppo dell’economia egiziana. Scriveva sotto pseudonimo sulle pagine del Manifesto. E le ipotesi al vaglio in Italia, è che il ragazzo possa essere stato arrestato o comunque preso da qualcuno che voleva o tappargli la bocca perché lo riteneva una minaccia o semplicemente punirlo perché straniero. Nell’ultimo periodo infatti, sembra siano finiti nel mirino dei servizi di sicurezza egiziani molti sospetti con lo scopo di prevenire manifestazioni in favore della rivolta di cinque anni fa in piazza Tahir.

Altro elemento sospetto, riguarda il fatto che Regeni, all’indomani della sua scomparsa non risultava presente nelle carceri o negli ospedali egiziani. 10 giorni di buio e l’arrivo del suo corpo all’obitorio in circostanze da verificare. Tanto che un avvocato per la difesa dei diritti umani egiziano, Mohamed Sobhy, la notte scorsa avrebbe riferito sulla sua pagina Facebook che il corpo di Giulio Regeni si trovava nell’obitorio di Zeinhom, nel centro del Cairo. Il ministero dell’ “Interno si rifiuta di farmi vedere il corpo” e quindi “non si è sicuri della presenza di ferite sul suo corpo”.

“È molto difficile ricostruire le ultime ore di Giulio” scrive il Manifesto, che poi riferisce come secondo le notizie della stampa locale, la sera del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir, Giulio avrebbe dovuto raggiungere i suoi amici per una festa di compleanno. Appuntamento a cui non è mai arrivato e a quel punto i suoi compagni avrebbero lanciato l’allarme.

Sulle circostanze di un possibile arresto, l’unica testimonianza che è stata citata da fonti non ufficiali – racconta il giornale – viene da una giornalista egiziana che avrebbe visto uno straniero mentre veniva arrestato dalla polizia in zona Giza, quindi qualche fermata della metro più avanti rispetto alla presunta meta di Giulio.

Da qui in poi, il buio.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha sentito nel pomeriggio il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi al quale ha rappresentato l’esigenza che il corpo di Giulio Regeni sia presto restituito alla sua famiglia. Renzi ha espresso al presidente egiziano l’esigenza che l’italia partecipi alle indagini e che sia dato pieno accesso ai nostri rappresentanti per seguire da vicino tutti gli sviluppi.

L’ambasciatore egiziano Amr Mostafa Kamal Helmy, convocato oggi alla Farnesina, “ha espresso a nome del suo Paese profondo cordoglio per la morte di Regeni e – si legge in una nota – ha assicurato che l’Egitto fornirà la massima collaborazione per individuare i responsabili di questo atto criminale”.

A Fiumicello, paese di origine del giovane , in provincia di Udine, il sindaco ha proclamato il lutto cittadino e annullato i festeggiamenti del 14 febbraio per il santo patrono. Avvolta nel silenzio, la famiglia del ragazzo a cui è arrivato il cordoglio e la promessa di verità del Governo Italiano.

Marco Agostini

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