venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

GLI EURO-INFLESSIBILI
Pubblicato il 04-02-2016


commissione europaLa flessibilità resta motivo di scintille tra Italia e Europa. È il turno questa volta del commissario agli affari economici Pierre Moscovici che rispondendo a una domanda sull’Italia dice di aver letto la “stampa italiana e mi sembra ci sia confusione sulla posizione della Commissione. Noto che vi sono anche speculazioni sulla mia posizione al riguardo, alcuni mi vedono schizofrenico, malattia di cui non mi pare di soffrire”. “L’Italia ha ricevuto 0,4 punti di flessibilità per riforme importanti, poi ha chiesto flessibilità ulteriore per riforme e investimenti, inoltre l’ha chiesta per migranti e, qualche settimana fa, ha chiesto un ulteriore margine per spese antiterrorismo e cultura”, su tutto questo “c’è un dialogo aperto e di qualità” e “risponderemo a maggio con spirito di sostegno alle riforme ma senza contravvenire a spirito patto”.

Poi sui tempi di risposta all’Italia sulla flessibilità: “Sono convinto che lo spirito del dialogo e del compromesso debba prevalere sullo scontro. Serve serenità, pazienza, lavoro, reciproca capacità di ascoltarsi e dialogare”. “Le regole le conoscete, per la flessibilità richiesta la risposta è a maggio, esamineremo le domande continuando il dialogo con l’Italia, in modo sereno obiettivo, metodico e con uno scadenzario preciso, ricordando che l’Italia è la sola che beneficia già di una notevole flessibilità”.

E nel bel mezzo della scontro tra Italia e commissione arrivano numeri non troppo lusinghieri per la nostra economia. Sono i dati diffusi dalla Ue che riguardano deficit e Pil. Per quanto riguarda il primo la Ue ritocca le stime del 2016 verso l’alto, 2,5% invece che 2,3%. Mentre sul Pil il ritocco è è al ribasso: 0,8% nel 2015, 1,4% nel 2016, 1,3% nel 2017. A novembre le stime erano 0,9%, 1,5% e 1,4%.

“Nel 2016 – scrive la Ue – nonostante la crescita positiva, il deficit si riduce solo marginalmente”. “Questo riflette l’impatto espansionistico della legge di stabilità, compresi i 3,2 miliardi di spese aggiuntive per sicurezza e cultura che hanno aumentato il deficit previsto nel def da 2,2% a 2,4%”. E “come risultato, il deficit strutturale peggiora di tre quarti di punto nel 2016”. Dopo “il picco del 2015”, il debito italiano nel 2016 scenderà “solo leggermente anche perché il deficit strutturale si deteriora”, scrive ancora la Commissione Ue nelle nuove stime economiche.

Anche il debito 2016 in salita. La previsione è del 132,4%, dal 132,2% di a novembre. La stima per il 2015 è invece rivista al ribasso (132,8% dal 133% di novembre). Nel 2017 il debito scende a 130,6%, stima rivista al rialzo dal 130% delle ultime previsioni. Non positivi, si diceva, anche i dati sulla crescita dell’Italia: “Dopo essere cresciuta moderatamente nel 2015, l’economia italiana guadagna slancio nel 2016 e 2017 col rafforzarsi della domanda interna”, scrive Bruxelles, secondo cui “la caduta dei prezzi del petrolio e una posizione di bilancio espansiva sosterranno la domanda e compenseranno il rallentamento degli export” registrato nella seconda metà del 2015.

Positivi invece i dati sull’occupazione. Con la Ue che abbassa le stime sulla disoccupazione italiana: 11,9% nel 2015, 11,4% nel 2016 e 11,3% nel 2017. A novembre prevedeva 12,2%, 11,8% e 11,6%. “Gli sgravi sulle assunzioni hanno sostenuto l’aumento del numero degli occupati visto nel 2015”, scrive Bruxelles. “Con il rafforzarsi della ripresa, l’occupazione continuerà ad aumentare nel 2016 e 2017. Ciononostante, la disoccupazione scende gradualmente”. E “la pressione sul costo del lavoro resterà limitata in parte per i tagli al cuneo fiscale”. Numeri che non preoccupano il  ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Le previsioni macroeconomiche della Commissione europea “restano non lontane da quelle del governo di settembre quando quadro era più favorevole” ha detto il ministro dell’Economia rispondendo al question time al Senato. Citando quindi il precedente rapporto della Commissione sulla sostenibilità del debito pubblico italiano, Padoan ha sottolineato che “non c’è un richiamo della Commissione per la mancata riduzione del debito”

Inoltre Bruxelles si dice preoccupata per la crescita di tutta l’Eurozona: “Le previsioni complessive di crescita sono cambiate poco dall’autunno ma i rischi che la crescita possa rivelarsi peggiore del previsto sono aumentati”, per cui il Pil dell’eurozona per il 2016 è rivisto al ribasso all’1,7% rispetto all’1,8% calcolato a novembre. Per il 2017 sarà all’1,9%. Inoltre per la Commissione Ue “i rischi per l’economia si stanno facendo più pronunciati” a causa della “crescita più lenta in Cina” e un'”incertezza geopolitica e legata alle politiche”.

A tutto ciò si aggiungono le non lusinghiere aspettative del presidente della Bce Mario Draghi per il quale la crescita globale resta modesta e disomogenea. Lo scrive la Bce nel bollettino economico, spiegando che “mentre l’economia si espande ad un ritmo solido nei Paesi avanzati, negli emergenti resta debole e più diversificata”. “Con l’inizio del nuovo anno i rischi verso il basso sono di nuovo aumentati in presenza di maggiore incertezza riguardo alle prospettive di crescita delle economie emergenti, volatilità nei mercati finanziari e delle materie prime e rischi geopolitici”. La Bce ribadisce quindi che “sarà necessario riesaminare ed eventualmente riconsiderare” la politica monetaria nella prossima riunione di marzo.

Redazione Avanti!

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