domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Grecia si ferma contro la riforma delle pensioni
Pubblicato il 04-02-2016


grecia scioperoSembrano i giorni in cui si protestava contro l’Europa dei creditori: in piazza Syntagma sono riapparsi i lacrimogeni e ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti. Ma stavolta l’oggetto della protesta è la riforma previdenziale. A manifestare per la terza volta in quattro mesi contro il governo di Tsipras e il taglio delle pensioni i lavoratori tutti: quelli delle amministrazioni pubbliche, delle scuole, delle banche, dei tribunali e dei trasporti, inclusi quelli dei taxi, chiusi dalla mezzanotte del 3 febbraio. Sono scesi in piazza anche gli agricoltori che dall’inizio della settimana hanno bloccato diverse strade anche alla frontiera tra Grecia e Macedonia. I più colpiti proprio gli agricoltori che oltre al taglio delle pensioni non si sono visti riconosciuti i contributi previsti dal 2013 e che hanno protestato quindi sotto lo slogan: “Alexis, facci vedere le tue mani: hanno mai lavorato la terra?”.
La Grecia è paralizzata da uno sciopero generale che durerà fino al week end: fermi i trasporti pubblici urbani ed extraurbani, gli addetti al trasporto marittimo scioperano invece per 48 ore, fino a sabato mattina. In agitazione anche gli aderenti al sindacato dei Professionisti, artigiani e commercianti (Gsevee), con l’adesione anche della Confederazione del Commercio e dell’Impresa (Esee). In piazza scenderanno anche avvocati, notai, giornalisti, camionisti, benzinai, medici e farmacisti.
La riforma delle pensioni propone l’unificazione delle regole per tutti i contribuenti per poter sostenere ancora il sistema pensionistico. L’intenzione è di istituire una pensione nazionale uguale al 60% del reddito medio, finanziata direttamente dal bilancio statale, anziché dai contributi versati, così da poter ridurre la spesa pubblica e dei deficit, aggravati dalla prolungata crisi economica. La riforma delle pensioni sarebbe una mannaia per i greci visto che il 63.17% dei dipendenti del settore privato guadagna meno di 1.000 euro e prevede la riduzione del tetto massimo da 2.700 a 2.300 euro, portando la minima a 384 euro mensili con 15 anni di contribuzione. Le pensioni dovrebbero essere tagliate di un altro 15%, pari a l’1% di Pil di risparmi, cioè 1,8 miliardi di euro all’anno.
Resta in ogni caso la spada di Damocle sulla testa del Primo Ministro, Alexis Tsipras, che se sembra intenzionato a non voler indire nuove lezioni, sta comunque perdendo terreno e sostenitori al Governo, tanto che starebbe pensando di ampliare la coalizione ai socialisti, incontrando la leader del Pasok, Fofi Gennimata, così da avere i voti necessari per la riforma previdenziale. Ma a premere sul Governo ateniese non è solo il malcontento popolare, alle porte della Grecia resta il problema dei migranti.
Dopo la Troika da Bruxelles arriva il monito sugli hotspot che rischiano di trasformare la Grecia in “in un cimitero di anime”, così come l’ha definita il ministro dell’immigrazione greca Mouzalas. Infatti l’Ue minaccia di costruire un campo profughi da 400mila persone ad Atene.

Maria Teresa Oliveri

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