venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il bluff di Renzi nella lotta all’isis non regge più
Pubblicato il 02-02-2016


Pensava che potesse, all’infinito, continuare a bluffare non solo in Italia ma anche in Europa e nel mondo, convinto che potessero bastare quattro chiacchiere, come quelle che riserva seralmente ai telespettatori italiani, per incantare anche i capi di Stato e di Governo europei e americani al fine di poter restare fuori dall’impegno militare diretto nella lotta contro il terrorismo internazionale, contro il quale è necessario rischiare in prima persona perché schiacciare la testa del serpente è un imperativo categorico dal quale non si può prescindere in nessun caso.

Il primo ad accorgersi che il suo interlocutore era solo un ragazzotto pieno di prosopopea ma sostanzialmente infingardo e poco orientato a essere parte integrante della coalizione anti terrorismo, magari pensando essere più salutare proclamare, solo a parole, la propria disponibilità (ma mantenendo una posizione defilata), il primo, dicevamo, a ‘sgamare’ Renzi è stato Francois Hollande. La sua speranza di trovare nel leader italiano un reale alleato disposto a schierarsi al suo fianco, dopo gli attentati subiti, è stata vana. Forse anche per questo è mantenuto la vecchia alleanza con la Merkel che, al contrario del bullo italico, non ha fatto mancare il sostegno richiesto.

Anche la Germania, e le Nazioni Unite, hanno mandato segnali considerando l’atteggiamento italiano di surplace, solo inopportuno. Ban Ki Moon, respingendo l’offerta di 400 caschi blù, fattagli da Renzi, in cambio di un ruolo italiano in Libia, ha nominato, come inviato dell’Onu a Tripoli, il tedesco Martin Kobler. Uno schiaffo vero e proprio, come del resto meritava, chi aveva avanzato una richiesta dal sapore acido di piccolo e sottile ricatto, che ha fatto collezionare l’ennesima figuraccia delineando, più nitidamente, il livello politico di Renzi che anziché pensare all’impegno italiano in un eventuale conflitto, dati i forti interessi economici che l’Italia ha in Libia, e per la vicinanza di quel territorio alle nostre frontiere, punta solo alla conquista di medagliette da esibire orgogliosamente. Cavour si rigira nella tomba al pensiero che, col suo impegno in Crimea, è stato maestro solo per Craxi e Berlusconi.

Comunque data la sordità di chi non intende sentire son scesi in campo direttamente gli USA, attraverso il Segretario della Difesa, Ashton Carter, che con due lettere, inviate ad ottobre e a dicembre, la prima per ricordare e poi per richiedere chiaramente e nettamente la partecipazione dell’Italia alle azioni di guerra contro l’ISIS utilizzando subito i 4 tornado per bombardare le postazioni del Daesh in Iraq. In sostanza gli americani han chiesto a Renzi di smetterla di tergiversare rinviando il proprio impegno militare a date sempre… ‘dopo qualcosa’.

Anche l’uscita del Segretario Generale della Nato, che ha fortemente criticato i tagli alle spese militari italiane (le più alte degli stati europei) si inquadra in questa azione che alla fine significa chiaramente: o partecipi alle azioni militari o non sperare che possiamo essere noi a impegnarci a difendere la tua fluida parlantina. E questo mentre la coalizione si allarga e, ben ultima, anche l’Olanda ha deciso di partecipare attivamente alle iniziative militari.

Chissà se il giovanotto è conscio dei rischi che sta affrontando ‘sfidando’ Francia, Germania, Inghilterra, Usa e ONU e, di conseguenza, la smetterà di bluffare uniformandosi alle richieste continuamente espresse, o se invece pensa, nel suo delirio, che bastano ancora quattro chiacchiere per far quadrare il cerchio. Anche se, in questo momento, la coalizione farà buon viso al cattivo gioco renziano, stia certo il nostro che l’attuale crisi della sua credibilità non sarà per nulla dimenticata. Forse per la sua giovane età non finirà ai giardinetti, ma di certo avrà molto tempo per giocare a bigliardino e nel tempo rimanente a Star Wars.

Giovanni Alvaro

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