venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il conformismo degli intellettuali italiani
Pubblicato il 01-02-2016


Forse servirebbe la penna intinta nel curaro di un Leo Longanesi o la difesa dei valori di laicità (e di autonomia di pensiero!) del Mondo di Pannunzio, per fronteggiare ai giorni nostri la coltre gelata del conformismo, che ammorba la cultura italiana e il ruolo degli intellettuali nel nostro Paese.

Tranne poche, quanto emarginate eccezioni, la cultura italica dominante, quella per intendersi un tempo “egemone”, secondo l’elaborazione di Antonio Gramsci, nelle case editrici, nelle università, nelle redazioni di riviste e quotidiani, oggi presenzialista nei dibattiti televisivi e nei talk show a mo’ di “Compagnia di giro”, è adagiata in una sorta di confort zone. Scarse le voci critiche, ad esempio, su di una riforma costituzionale tesa a restringere gli spazi di partecipazione democratica e a limitare il check and balance tipico del costituzionalismo moderno, con l’esempio dell’opportunismo di un comico, un tempo laicista oggi colto da furore religioso, come Roberto Benigni, passato dall’esaltazione della nostra Carta fondamentale come “la Costituzione più bella del Mondo”, al sostegno al progetto renziano. Comportamenti che riecheggiano il giuramento di quasi tutti i docenti universitari italiani di “fedeltà al fascismo” nel 1931.

E che dire del silenzio, invero “assordante”, sulle tragedie sociali provocate dalla malagestione dei banchieri? Sicuramente da inserire nel mainstream che celebra le “sorti magnifiche e progressive” del mercato, della finanza globale e del capitalismo autoregolato, che ha generato povertà ed esclusioni! Nessun intellettuale, un tempo dell’engagement sartriano, oggi sulle sponde della “sinistra al caviale”, interviene più per rilanciare il tema diritti sociali classici, occupazione, salari e pensioni, sostituito da quello importante ma che invero rischia di divenire a la page dei diritti civili (quelli dell’ambiente “tirano” un po’ meno!), unioni civili in testa.

E che dire dell’atteggiamento nei confronti del terrorismo islamico, di “moderata riprovazione”: l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo da molti esponenti della cultura e del giornalismo italiani venne condannato, anche se, rispetto al diritto di satira, con molti distinguo.

Forse è il dominio del “politicamente corretto” a inibire la vocazione all’impegno su questioni di principio che dovrebbero essere non negoziabili o forse, per molti intellettuali (dell’immagine televisiva….) è l’italico “tengo famiglia”, fatto di generosi incarichi, consulenze e prebende varie. “Povera Italia”, canta Battiato!

Maurizio Ballistreri

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