domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Papa in Messico invita i giovani a difendere la dignità
Pubblicato il 17-02-2016


Papa_sombrero_afpI cinque giorni di Papa Francesco in Messico portano speranza in uno di quei luoghi che sembrano dimenticati da tutti. Il viaggio del Papa è iniziato il 12 febbraio scorso all’aeroporto “Benito Juàrez” di Città del Messico e si conclude oggi.
Francesco, infatti, dopo aver visitato i detenuti del penitenziario di Ciudad Juàrez e dopo aver incontrato alcuni rappresentanti del mondo del lavoro al Colegio de Bachilleres dello Stato del Chihuahua, ripartirà in serata verso Roma.
L’accoglienza, il calore e la festosità per il suo arrivo ricordano la gioia delle popolazioni africane visitate dal Papa a novembre dello scorso anno.
Il Pontefice, nei suoi discorsi, ha affrontato importanti tematiche tra cui la centralità della famiglia, la lotta ai narcos locali, le radici indios del Paese e la dignità come massima morale a cui sempre guardare. «Mi preoccupano tanti che, sedotti dalla vuota potenza del mondo, esaltano le chimere e si rivestono dei loro macabri simboli per commercializzare la morte in cambio di monete. Vi prego di non sottovalutare la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per la gioventù e per l’intera società messicana, compresa la Chiesa» ha confessato il Papa sabato, durante l’incontro con i vescovi del Messico nella capitale.
Propone di «cominciare dalle famiglie, avvicinandoci e abbracciando la periferia umana ed esistenziale dei territori desolati delle nostre città; coinvolgendo le comunità parrocchiali, le scuole […] solo così si potrà liberare totalmente dalle acque in cui purtroppo annegano tante vite, sia la vita di chi muore come vittima, sia quella di chi davanti a Dio avrà sempre le mani macchiate di sangue, per quanto abbia il portafoglio pieno di denaro sporco e la coscienza anestetizzata».
Nell’ospedale pediatrico “Federico Gòmez”, il giorno seguente, ha ricordato ai bambini malati, e non solo, l’importanza dei medicinali ma soprattutto dell’ “affettoterapia” perché «a volte una carezza aiuta tanto a stare meglio».
A servire è la carezza della famiglia, porto sicuro che spesso vacilla ma mai, secondo Francesco, deve dimenticare quale sia il suo scopo. «Certo, vivere in famiglia non sempre è facile, spesso è doloroso e faticoso, ma preferisco una famiglia ferita che ogni giorno cerca di coniugare l’amore, a una famiglia e una società malata per la chiusura o la comodità della paura di amare. Preferisco una famiglia che una volta dopo l’altra cerca di ricominciare a una famiglia e una società narcisistica e ossessionata dal lusso e dalle comodità». Fare figli e trasmettere loro il dono dell’amore: a questo ha esortato il Papa durante l’incontro con le famiglie nello stadio “Vìctor Manuel Reyna” a Tuxtla Gutiérrez, capitale del Chiapas. Nello stesso Stato meridionale del Messico, a San Cristobal de Las Casas, ha chiesto perdono alle comunità indigene per le crudeltà di cui sono state vittime. Ai giovani nello stadio “Josè Marìa Morelos y Pavòn” a Morelia ha infine dato uno degli insegnamenti di vita più importanti. «Cari amici, da parte di Gesù vi chiedo di non lasciarvi escludere, non lasciarvi disprezzare, non lasciarvi trattare come merce». Li ha invitati ad essere prudenti ma semplici, buoni. «Certo, per questa strada forse non avrete la macchina ultimo modello, non avrete il portafoglio pieno di soldi, ma avrete qualcosa che nessuno potrà togliervi, cioè l’esperienza di sentirsi amati, abbracciati e accompagnati. È il fascino di godere dell’incontro, il fascino di sognare nell’incontro con tutti. È l’esperienza di sentirsi famiglia, di sentirsi comunità. È l’esperienza di poter guardare il mondo in faccia, a testa alta! Senza la macchina, senza i soldi, ma a testa alta! La dignità!».
È quindi verso la dignità – secondo l’invito del pontefice – che dobbiamo orientare il nostro cammino.

Francesca Fermanelli

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