giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il potere della finanza
e delle banche russe
Pubblicato il 24-02-2016


centralbank1Giocare con la Russia è giocare col fuoco, quello stesso fuoco che Napoleone e dopo di lui i generali della Wehermacht non sono riusciti ad appicciare, tant’era l’orgoglio e la potenza del “gigante della steppa”. I due eserciti si sono fatti massacrare dall’ingordigia avida di potere di due uomini che sono passati alla storia per aver distrutto i loro Paesi negli anni dell’invasione; due uomini che hanno tentato di mortificare la cultura e la storia della Nazione più grande del mondo. Pensavano di battersi contro un gigante dai piedi d’argilla, ricco di ogni bene. Invece, hanno lasciato sul campo di battaglia, oltre ai loro di beni, la vita di milioni di esseri umani.

La storia si ripete, ma non si presenta mai con la stessa faccia; e quasi sempre, le volte successive si presenta sotto forma di farsa – ci ricorda Marx.
Hitler e Napoleone non li vedremo apparire all’orizzonte, con i baffetti e il saluto romano o in sella a uno splendido destriero bianco.
Il terzo esperimento d’invasione è già in atto. Si tratta dell’ennesimo tentativo da parte dell’occidente di distruggere e fiaccare il potere di madre Russia, ma senza eserciti stavolta, bensí con le sanzioni economiche imposte dai Generali di Wall Street e della Bundesbank.
In un articolo pubblicato da “Sputinik International”, il giornalista e analista politico Pepe Escobar spiega bene la situazione delle superpotenze di Eurasia e del potere economico-finanziario Russo: “la politica di Pechino, una superpotenza commerciale che è emersa pienamente all’inizio di questo secolo – scrive l’analista – appoggerà nel lungo termine la strategia della Cina di unificare l’Eurasia con una maggiore integrazione commerciale. Un altro protagonista importante in questo processo sarà l’Iran, che nel caso in cui si mantengano le sanzioni dall’Occidente, reagirà con la ricerca di una maggiore integrazione con l’Asia”.
Escobar segnala inoltre le responsabilità di Stati Uniti e UE nel dichiarare alla Russia di fatto una guerra economica che si manifesta attraverso gli attacchi contro il rublo e nel crollo del prezzo del petrolio. Nonostante questo, l’economia russa dispone di una forma di finanziamento molto più solida di quella degli USA. Mentre infatti il debito pubblico della Russia si posiziona soltanto nel 13,4% del suo PIL – ricorda Escobar-, negli USA questo indice arriva al 74%. Allo stesso modo, il deficit di bilancio relazionato con il PIL in Russia è dello 0.5% di fronte a quello del 4% statunitense.
“Non bisogna dimenticare – aggiunge l’analista – che la Russia potrebbe giocarsi la carta di dichiarare una moratoria unilaterale del debito e degli interessi, pregiudicando più di 600.000 milioni di dollari. Questo potrebbe scuotere il cuore del sistema bancario di tutto il mondo”
Nel frattempo la Russia ha  riacquistato in pochi giorni i suoi attivi del petrolio e del gas (il 30% del valore totale) che si trovavano in mano straniere. Una “operazione incredibile” l’hanno giudicata alcuni commentatori economici, secondo i quali, approfittando della caduta del valore del rublo di pochi giorni fa, la Russia ha proceduto al riacquisto di tutti i titoli delle azioni delle sue società energetiche che erano detenuti da investitori stranieri (statunitensi ed europei): una operazione tecnicamente denominata di “buy back” del valore di circa 20.000 milioni di dollari, realizzata in soli due giorni.
Con questa  tempestiva operazione la Russia si è assicurata di portare al proprio interno tutti gli utili derivanti dalla vendita del gas e del petrolio ed ha prodotto una risalita del valore del rublo sui mercati, senza dover intaccare le sue riserve di valuta e di oro.
Una riorganizzazione delle truppe economiche, quelle della Russia, degne dei migliori strateghi militari, i quali da una parte si rivolgono ai cinque continenti con un linguaggio ottocentesco, mentre dall’altra agiscono in modo modernissimo, quasi da esercito “stellare”: “ci misureremo sul campo”.

Angelo Santoro

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