giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Flessibilità. Il Ppe attacca l’Italia: di più non si può
Pubblicato il 02-02-2016


Manfred Weber

Manfred Weber, presidente dei deputati europei del Ppe

“Sconcerto”. È la parola usata dai corrispondenti della stampa estera che scrivono delle vicende italiane e in particolare dello scontro che ormai prosegue da tempo tra il presidente del consiglio e la commissione europea a cui oggi si è aggiunto un nuovo capitolo. L’ennesima stoccata è arrivata dal presidente dei deputati europei del Ppe Manfred Weber:  “La Commissione europea negli ultimi anni ha dato massima flessibilità. Ma ora anche i commissari socialisti, penso a Moscovici, constatano che non ci sono più ulteriori margini per maggiore flessibilità”. “Sarebbe auspicabile da parte di tutti – ha aggiunto – prendere coscienza dello stato dei fatti. Juncker ieri ha inviato una lettera a Renzi per ricordagli gli obblighi europei: spero che sia arrivata a destinazione”.

Matteo Renzi si torva in Africa dove sta continuando il suo viaggio. Oggi è intervento al Parlamento ghanese dove ha parlato di immigrazione. “Se vogliamo risolvere il problema dell’immigrazione – ha detto renzi – serve una strategia di lungo periodo non polemicucce da quattro soldi”. “È finito il tempo in cui l’Europa ci dice cosa dobbiamo fare: noi diamo a Bruxelles venti miliardi e ne riceviamo undici. Vogliamo lavorare ma non prendiamo lezioncine”. Insomma resta sulle sue posizioni sull’immigrazione.

Renzi non ha lesinato accuse, anche dure, alla Ue: “Siamo in un momento in cui l’Europa sembra essere tanto lontana dai valori dei nostri padri, dei padri fondatori che 60 anni fa hanno firmato un trattato per far nascere la Comunità europea”. Renzi aveva chiarito sul tema: “Non accetto provocazioni, il nostro mestiere è salvare le vite”. E ora è tornato as attaccare: “Se vogliamo risolvere il problema dell’immigrazione serve una strategia di lungo periodo non polemicucce da quattro soldi», ha detto al termine del suo intervento al Parlamento ghanese, ribadendo che “è finito il tempo in cui l’Europa ci dice cosa dobbiamo fare: noi diamo a Bruxelles venti miliardi e ne riceviamo undici. Vogliamo lavorare ma non prendiamo lezioncine”.

Edoardo Gianelli

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