sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Il sindaco pescatore”.
Film su Angelo Vassallo,
eroe civile
Pubblicato il 09-02-2016


castellittoUn film dedicato ai circa 143 amministratori locali uccisi dal 1973. Una storia realistica che ben racconta il dramma di una Campania tediata dalla camorra, senza toni troppo drammatici. Ispirato alla storia vera di Angelo Vassallo, un pescatore che si fece eleggere sindaco a Pollica, un piccolo comune in Campania di 2394 abitanti, nella provincia di Salerno.
Interpretato da Sergio Castellitto, “Il sindaco pescatore”, per la regia di Maurizio Zaccaro, riprende la vicenda biografia raccolta nel libro del fratello Dario. Prodotto da Guglielmo e Azzurra Ariè, a vedere il film 17.033.000 spettatori (27,54% di share).
Ha richiesto 5 anni di lavoro per le riprese avvenute nei luoghi che fecero realmente da sfondo alla storia di quest’uomo che, più che un politico fu un cittadino che osservò la realtà che lo circondava con occhio critico e civilmente impegnato; individuò i mille problemi che affliggevano la sua terra e decise di mobilitarsi per fare qualcosa. Per questo resta un esempio per tutti, nonostante l’indirizzo politico schierato per anni col PD, di come chiunque possa essere interprete di quella rivoluzione dal basso di cui c’è sempre estrema necessità, in particolare al Sud; fu imparziale e andò contro ogni favoritismo e politica del clientelismo. Di origini umili, un pescatore per l’appunto, si fece eleggere per ben 4 volte; dopo i primi tre mandati (dal 1995 al 1999, dal 1999 al 2004 e dal 2005 al 2010), nel 2010 si era presentato per un quarto mandato: unico candidato, rieletto il 30 marzo con il 100% dei voti a fronte di un’affluenza votanti del 72,4% degli aventi diritto. Ma il 5 settembre di quell’anno fu ucciso da un attentato di stampo camorristico, con 7 colpi di pistola calibro 9, mentre rientrava a casa. Un’indagine aperta è ancora in corso per capire il movente e il mandante di quell’atto.
Quello che colpisce è come tutto sia raccontato con moderazione e con pacatezza, senza estremizzare toni e ritmi e senza retorica o perbenismo: con le stesse semplicità ed umiltà con cui lui visse. Non si fermò mai nonostante gli atti intimidatori.
Il suo programma politico era incentrato soprattutto sulla legalità, la trasparenza, le tematiche ambientali, lo sviluppo del territorio nel rispetto della legge e della natura appunto, contro ogni forma di corruzione. La sua politica era ispirata al dialogo e all’apertura, sempre convincente con le sue maniere persuasive anticonvenzionali e anticonformiste. Mise in atto un’opera di bonifica con una vera e propria caccia alle discariche abusive, promuovendo l’installazione di depuratori. Parallelamente alla lotta alla camorra, che non temette mai, portò avanti anche quella alla droga, soprattutto tra i giovani. Fece del suo paese la sede per la salvaguardia della dieta mediterranea e riuscì a conquistare le 5 Vele di Legambiente per la Campania.
La sua filosofia era quella di Hemingway: “Ora non è il momento di pensare a quello che non hai, ma a quello che puoi fare con quello che hai”. A chi lo denigrava e lo derideva, definendolo un “tuttologo” quasi come sinonimo di “un incosciente avventato”, lui rispondeva col sorriso appena accennato e proseguiva.
Vassallo era sempre in grado di mettere a tacere ogni provocazione, con la pacata risolutezza di un uomo di mare, che deve fare della calma la sua virtù per autocontrollarsi e gestire le situazioni più impreviste e burrascose.
Proprio “un’onda anomala” lo ha travolto, nel momento in cui stava portando a compimento la sua opera di trasformazione di un paese oppresso. Metaforicamente il film ci mostra come fece recuperare il relitto di una macchina affondata nel mare, come equivalesse a riesumare e far riemergere a galla la verità, la trasparenza, affinché si potesse tornare a navigare e non annegare in mare, come il velo di omertà del silenzio di tutti coloro a cui la camorra aveva chiuso la bocca e sbarrato la strada.
Sarà lui ad essere messo a tacere per sempre. Lui che ricordava: “L’unica cosa che conta nella vita è essere buoni e difendere le proprie idee: è l’unico modo per essere felici”. A dimostrazione di quanto fosse super partes, privo di colore politico e di parte nel sostenere uno schieramento politico se non ne condivideva i principi, si ispirava al pensiero di due anarchici: Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.
Purtroppo dobbiamo evidenziare quanto questa storia sia ancora attuale. Non solo ricorda quella narrata nella recente fiction del 2015 “Questo è il mio paese” con Violante Placido, per la regia di Michele Soavi, con una versione al femminile simile. Ma il personaggio di Vassallo è tratteggiato in maniera essenziale e minima, dove a essere protagonista sono le sue azioni e le sue scelte più che la sua persona e la sua vita personale.
Su Vassallo è bene ricordare quanto dichiarato a “Il Mattino” dall’attore Sergio Castellitto, mai sopra le righe e molto rispetto del suo personaggio: “Vassallo non aveva intenzione di diventare un eroe. Il paradosso è che in questo paese fare il proprio lavoro con onestà e devozione diventa qualcosa di eccezionale”. Per non dimenticare si può solamente aggiungere.

Barbara Conti

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