sabato, 3 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Inps, l’omesso versamento dei contributi non è più reato
Pubblicato il 29-02-2016


Se non supera la soglia dei 10mila euro l’anno
NESSUN REATO PER OMESSO VERSAMENTO CONTRIBUTI PREVIDENZIALI

L’omesso versamento dei contributi previdenziali non è più reato. A chiarirlo la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro nella circolare numero 5 del 2016. “Non è più perseguibile penalmente -spiega- chi non versa i contributi previdenziali se l’omissione non supera la soglia di 10.000 euro annui. A stabilirlo è il decreto legislativo numero 8 del 2016 del 6 febbraio 2016 che, con l’articolo 3, comma 6, sostituisce il comma 1 bis dell’articolo 2 del decreto legislativo numero 463 del 1983, che puniva con la reclusione fino a tre anni l’omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti”. “Al di sotto di tale soglia -avverte la Fondazione Studi- l’omissione è punita soltanto con una sanzione amministrativa pecuniaria, che va da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 50.000 euro”. “Le nuove norme dunque -chiarisce- non hanno depenalizzato tout court l’omesso versamento degli importi dichiarati come ritenuti dalla retribuzione a titolo previdenziale ed assistenziale, ma hanno introdotto un duplice regime, dipendente dalla soglia dei 10.000 euro annui, il cui superamento conferma la natura penale dell’illecito. Al di sotto di tale importo si applica soltanto la sanzione amministrativa pecuniaria, nei limiti degli importi introdotti dalla nuova norma”.

Legge di stabilità 2016
OPZIONE PART TIME PER LA PENSIONE
Chi può richiederla, quali sono i requisiti occorrenti per essere ammessi all’operazione, come fare domanda: ecco in breve tutto quello che c’è da sapere per accedere al beneficio Opzione Part Time per la pensione. Uno strumento senz’altro utile per chi vuole iniziare ad uscire gradualmente dall’impiego, lavorando con orario ridotto negli ultimi anni, senza però subire nessuna penalizzazione sull’assegno pensionistico. A spiegarlo, in base ai chiarimenti operativi forniti dall’Inps, è stata Noemi Secci, consulente del lavoro, in un articolo recentemente pubblicato sul portale di informazione e consulenza legale “ La legge per tutti”.

Beneficiari
L’opzione part time, prefigurata dalla legge di Stabilità 2016 – ha puntualizzato l’esperta – può essere richiesta dai seguenti soggetti:
lavoratori dipendenti del settore privato, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago);
lavoratori dipendenti del settore privato, iscritti alle forme sostitutive dell’Ago (ad esempio ex-Enpals, Fondo volo, ecc.).

Requisiti
E’ necessario avere in corso un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato;
e maturare entro il 31 dicembre 2018 il diritto al trattamento di vecchiaia, con almeno 20 anni di contributi.

Come funziona
L’Opzione part time consiste nel ridurre l’orario di lavoro in misura compresa tra il 40% e il 60% (sia con part time verticale, che misto o orizzontale). Nonostante la contrazione dell’orario, al dipendente sono riconosciuti, a carico dell’Inps, i contributi figurativi sulla retribuzione persa, fino al perfezionamento del requisito anagrafico: in sostanza, pur lavorando part time, il dipendente ha diritto alla contribuzione in misura piena, come se lavorasse a tempo pieno. Per di più, è corrisposto al dipendente in busta paga un bonus mensile, pari ai contributi Ivs (Invalidità, vecchiaia e superstiti), in pratica i contributi per la pensione persi a causa del part time, a carico del datore di lavoro. Il bonus è esente da contribuzione e prelievi erariali.

Come fare domanda
Per poter usufruire dell’agevolazione, il lavoratore interessato deve innanzitutto richiedere la certificazione dell’Inps che attesti la sussistenza dei requisiti contributivi e di età (estratto conto certificativo). Ovviamente – precisa l’esperta – il dipendente deve poi accordarsi con il datore di lavoro, in merito alla riduzione dell’orario: raggiunto l’accordo, lavoratore e azienda devono stipulare un regolare contratto di lavoro part time, secondo quanto previsto dal nuovo Testo Unico sui contratti: gli effetti del nuovo contratto restano, però, sospesi sino alla data di accoglimento della domanda da parte dell’Inps e decorrono dal primo giorno del periodo di paga mensile successivo alla data di accoglimento. In seguito, il contratto deve essere sottoposto alla Dtl (Direzione territoriale del lavoro) competente per l’autorizzazione, che deve essere rilasciata entro cinque giorni dall’inoltro dell’istanza. A questo punto, l’azienda deve inviare la domanda telematica all’Inps che provvede ai controlli di congruità rispetto alla copertura finanziaria preventivata, e che può eventualmente prenotare le risorse indispensabili: l’accoglimento della richiesta da parte dell’Istituto di previdenza completa l’iter e dà il via libera alla fruizione del beneficio.

Inps a porte aperte
LA TUTELA DELLA DISOCCUPAZIONE PER I LAVORATORI STAGIONALI
Prosegue l’operazione trasparenza “Inps a porte aperte”. In questa sezione, raggiungibile dall’home page del sito istituzionale (www.inps.it), vengono pubblicate informazioni che chiariscono le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto e di quelle categorie di lavoratori che usufruiscono di particolari regole contributive e previdenziali. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiettivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. L’iniziativa fa parte di quell’operazione trasparenza annunciata dal presidente Inps, Tito Boeri, all’atto del suo insediamento. E’ stata recentemente pubblicata una scheda informativa sulla tutela della disoccupazione per i lavoratori stagionali. Fino al 2014 i lavoratori stagionali, a fronte di un rapporto di lavoro della durata di 6 mesi, potevano percepire altrettanti mesi di disoccupazione. Questo implicava che la spesa per l’indennità di disoccupazione dei lavoratori stagionali fosse pari annualmente a circa il 12% della spesa complessiva per le indennità di disoccupazione, pur essendo gli stagionali il 2,5% del totale dei lavoratori. La nuova indennità di disoccupazione NASpI, in vigore dal maggio 2015, ha allineato più strettamente la durata delle prestazioni all’anzianità contributiva del lavoratore. Con le nuove regole, un lavoratore stagionale che ha lavorato 6 mesi nell’anno può percepire, nello stesso anno, una indennità pari a 3 mesi.

La scheda completa relativa alla Tutela della disoccupazione per i lavoratori stagionali è, come sempre, disponibile nella sezione “Inps a porte aperte” sul sito www.inps.it, insieme a tutte le altre già pubblicate in precedenza.

P.A.
DL MADIA, CALO DISTACCHI SINDACALI
Il taglio dei distacchi sindacali nella P.A. è entrato in azione da subito, con il rientro a lavoro di “risorse umane corrispondenti a 668 distacchi nel quadrimestre settembre-dicembre 2014”, primi mesi di applicazione del dl Madia. Il relativo risparmio è stimato pari “a circa 12 milioni”. Così la relazione del ministero della P.A. in cui si sottolinea “l’effettiva riduzione dei distacchi”, che la legge prevede dimezzati. E il contingente annuale di quelli attribuibili è stato così rideterminato: “da 2362 in 1250”.  La relazione specifica che 94.668.524 euro rappresentano la spesa “per il personale dei comparti e delle aree di contrattazione”, mentre altri 21.815.536 sono stati sostenuti “per il personale appartenente alle Amministrazioni non soggette a controllo (Forze di Polizia ad ordinamento civile, Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, Prefetti, personale della carriera Diplomatica e della carriera Prefettizia, Province Autonome e Regioni a Statuto speciale)”. Le cifre sono il frutto dell’indagine condotta dal Dipartimento della Funzione pubblica, “una rilevazione, a consuntivo, dei dati inerenti alla fruizione nel corso dell’anno 2014 dei distacchi, permessi ed aspettative sindacali, nonché dei permessi, orari e giornalieri, e aspettative per l’espletamento di funzioni pubbliche, al fine di verificare la legittima fruizione di dette prerogative sindacali ed il rispetto dei contingenti”. Il ministero precisa che “alla data del consolidamento dei dati (13 aprile 2015), ha assolto l’obbligo di fornire le informazioni richieste il 98,37% delle Amministrazioni Pubbliche, nelle quali opera l’88,05% dei dipendenti”.

116 mln costo assenze sindacali – “La percentuale delle assenze per motivi sindacali (distacchi, permessi cumulati e permessi retribuiti) pari allo 0,14%, corrisponde all’assenza dal servizio per un anno di 3.757 unità, pari a 1 dipendente su 704, con un costo annuo valutabile in circa 116.467.000 euro”. E’ quanto si legge nell’ultima relazione del ministero della Pubblica Amministrazione sulle prerogative sindacali, riferita a dati dell’anno 2014.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it  

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento