giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ISTAT, le famiglie vedono più rosa, l’industria no
Pubblicato il 05-02-2016


Dopo la doccia fredda di ieri sulla previsione di un PIL più basso e di una crescita conseguente del debito pubblico, arrivano oggi notizie nuove sul fronte della ripresa economica che continuano a dipingere una situazione con ombre e luci. Per l’Istat c’è un miglioramento nelle prospettive economiche per le famiglie mentre peggiora per le imprese il clima di fiducia e sul fronte delle attese sull’occupazione nell’industria. Mentre il quadro generale dell’anno scorso registra una novità di cui non si era tenuto conto: il rientro dei cassaintegrati dipinge un quadro migliore dello stato delle imprese. Per la Confcommercio infine i consumi del 2015 segnano un +1,6%, il dato migliore dal 2007.


Famiglie povereSecondo quanto scrive oggi il bollettino dell’Istat, la fase di moderata crescita dell’economia italiana dovrebbe proseguire. C’è una differenza nelle prospettive economiche di famiglie e imprese con le prime che fanno registrare un buon livello di fiducia nelle prospettive future che è associato alla crescita del reddito disponibile, grazie anche alla tanto ‘vituperata’ bassa inflazione. Per le imprese invece non c’è ancora un generalizzato aumento dei ritmi produttivi perché le aziende vedono ancora molte nubi all’orizzonte con una riduzione delle prospettive di crescita.
“A sintesi di questi andamenti – si legge nella nota mensile – l’indicatore anticipatore dell’economia rimane positivo a novembre, sebbene con una intensità più contenuta rispetto ai mesi precedenti, suggerendo il proseguimento della fase di moderata crescita dell’economia italiana”. Per quanto riguarda le famiglie, scrive l’Istat, “nel terzo trimestre del 2015 il potere di acquisto, misurato al netto dell’andamento dell’inflazione, è aumentato dell’1,4% rispetto al trimestre precedente. L’aumento della propensione al risparmio (+0,9%) deriva da una crescita del reddito disponibile delle famiglie consumatrici più sostenuta rispetto a quella dei consumi (1,3% e 0,4% rispettivamente)”. E “le informazioni disponibili per il quarto trimestre suggeriscono il proseguimento dell’attuale fase di miglioramento dei consumi delle famiglie: a novembre il volume delle vendite al dettaglio ha registrato un rialzo (+0,3%) trainato dalla crescita degli alimentari (+0,8%). Ulteriori indicazioni positive giungono dal mode-rato aumento del clima di fiducia dei consumatori di gennaio (in controtendenza rispetto alla diminuzione registrata nell’area euro)”.

PEGGIORA L’ATTESA PER L’OCCUPAZIONE
A gennaio le aspettative degli imprenditori sull’evoluzione dell’occupazione nei successivi tre mesi sono tornate a peggiorare lievemente nel settore manifatturiero e nel commercio mentre continuano a migliorare nei servizi. Nel terzo trimestre del 2015 il potere di acquisto delle famiglie, misurato al netto dell’andamento dell’inflazione, è aumentato dell’1,4% rispetto al trimestre precedente. L’aumento della propensione al risparmio (+0,9%) deriva da una crescita del reddito disponibile delle famiglie consumatrici più sostenuta rispetto a quella dei consumi (1,3% e 0,4% rispettivamente). Le informazioni disponibili per il quarto trimestre – sottolinea l’Istat – suggeriscono il proseguimento dell’attuale fase di miglioramento dei consumi delle famiglie.

IL REINTRO DEI CASSA INTEGRATI
Nel 2015 – scrive la Reuters – il numero di lavoratori attivi è cresciuto di fatto ben oltre i 109.000 stimati dall’Istat rispetto all’anno precedente. Secondo le stime del centro studi Ref, infatti, il calo di oltre un terzo del numero di ore di Cassa Integrazione, ha fatto tornare al lavoro 127.000 occupati a tempo pieno. Sfuggono dalle statistiche ufficiali, in quanto già dipendenti, ma esprimono, come i nuovi assunti, una maggiore domanda di lavoro da parte delle imprese. I cassaintegrati rientrati sono distribuiti soprattutto nella prima parte dell’anno e questo fa pensare che abbiano influito sull’aumento dell’occupazione stabile soprattutto gli sgravi fiscali da 8 mila euro l’anno piuttosto che la legge ‘jobs cat’ approvata solo in aprile. ‘La curva dei nuovi assunti – scrive infatti Reuters – decresce infatti nella seconda parte dell’anno. Il dato, in particolare, è stato debole a dicembre, suggerendo che le imprese interessate agli sgravi si siano mosse nei mesi precedenti. Due elementi però gonfiano il livello di 135.000 nuove unità lavorative permanenti. Nel 2016 gli sgravi da un tetto di 8.000 euro l’anno per un triennio si ridurranno a un massimo di 3.250 euro annui per una durata di due anni. Riduzione che avrà spinto ad anticipare alla parte finale del 2015 le assunzioni programmate per i primi mesi del 2016. Lo scorso anno poi ha beneficiato delle assunzioni di fine 2014 scivolate all’anno successivo per utilizzare lo sgravio triennale’.

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