domenica, 25 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA PAGELLA DI BRUXELLES
Pubblicato il 26-02-2016


Scuola-riforma-Nencini

Sull’Italia, a cui comunque si riconosce il grande lavoro svolto in questi ultimi anni, resta il dito puntato per l’alto debito pubblico, la bassa competitività e la fragilità del sistema bancario. Con queste premesse il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ha incontrato a palazzo Chigi il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Un incontro che arriva dopo ripetuti botta e risposta tra i due avvenuti negli ultimi mesi e in attesa del verdetto europeo sulla manovra di bilancio italiana ancora sotto l’esame della commissione. Una visita preparata con cura. Le posizioni dei due sono note: da un parte il premier italiano insiste sulla flessibilità e quindi sulla necessità che l’Europa corregga la propria rotta e conceda di più sul fronte della spesa legata alla crescita, dall’altra il presidente della Commissione che ha più volte mandato, o fatto mandare dai sui commissari, il messaggio che i margini per il nostro paese sono stati già ampiamente utilizzati.

Ma una visita che arriva in concomitanza con la pubblicazione del rapporto della Ue sugli squilibri macroeconomici dei paesi membri. Tra cui ovviamente anche l’Italia. “Nel complesso – si legge nella relazione di un centinaio di pagine – l’Italia ha compiuto qualche progresso nel dar seguito alle raccomandazioni specifiche per paese del 2015”.

Mercato del lavoro
L’esecutivo comunitario ricorda alcune misure in particolare: una riforma “complessiva” del mercato del lavoro; provvedimenti “importanti” per riformare il governo del settore bancario; un rafforzamento dell’apprendimento basato sul lavoro e sull’esperienza professionale; misure per rendere più meritocratica l’istruzione.

Strategia Europa 2020
“L’Italia li ha raggiunti o ha compiuto progressi verso il loro conseguimento relativamente all’aumento della quota delle energie rinnovabili alla riduzione dell’abbandono scolastico e all’incremento del tasso di istruzione terziaria”. Sono invece necessari sforzi per quanto riguarda l’aumento del tasso di occupazione, gli investimenti in Ricerca e Sviluppo e la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale.

Debito pubblico
Il rapporto è stato preparato dai servizi tecnici della Commissione, ed è associato a una analisi approfondita degli squilibri macroeconomici che l’esecutivo comunitario ha individuato già da tempo, legati all’elevato debito pubblico e alla bassa competitività. Un giudizio politico su questo fronte verrà pubblicato in marzo. Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, la Commissione dovrebbe considerare gli squilibri sempre eccessivi, ma senza per questo aprire una procedura sanzionatoria. Il debito pubblico è “fonte di vulnerabilità per l’economia”, anche perché è aumentato nuovamente tra il 2014 e il 2015 (al 132,8% del PIL).

Banche
L’esecutivo comunitario nel suo rapporto è tutto sommato positivo rispetto al passato, ma Bruxelles non può esimersi di notare le perduranti e note fragilità del paese. Il fronte bancario è oggetto di “importanti riforme”, ma persistono “sacche di vulnerabilità”, come è emerso dalla recente crisi di quattro istituti di credito regionali alla fine del 2015. Il settore bancario, che resta esposto al rischio sovrano, appare “più debole rispetto a quello di altri paesi” europei.

Avanzo primario
La Commissione si dice preoccupata da un avanzo primario che dovrebbe peggiorare nel breve periodo e piani di privatizzazioni che potrebbero subire ritardi. Sul fronte del mercato del lavoro, Bruxelles accoglie con favore le recenti riforme “in profondità”, ma nota come la riforma della contrattazione collettiva proceda “lentamente”.

Imposta sulla prima casa
L’esecutivo comunitario prende anche atto della riforma del settore pubblico sempre in corso, ma notando la presenza di un sistema fiscale che “ostacola l’efficienza economica e la crescita”. “Sono stati ulteriormente ridimensionati – osserva la Commissione – gli obiettivi di risparmio perseguiti dalla revisione della spesa pubblica. L’abolizione dell’imposta sulla prima casa a partire dal 2016 non è in linea con le reiterate raccomandazioni del Consiglio di spostare la pressione fiscale dai fattori produttivi ai consumi e ai beni immobili”.

La riforma della scuola
Nello stesso modo, la Commissione è consapevole che il governo italiano sta riformando la scuola, ma non può fare a meno di sottolineare come gli investimenti nell’istruzione terziaria, in Ricerca e Sviluppo e nelle comunicazioni a banda larga restino relativamente bassi.

Fragilità economica
Le fragilità economiche italiane, segnate dal debito elevato ma anche da una competitività sempre bassa, inducono le autorità comunitarie a rimanere caute. Notano tra le altre cose che a causa del peso dell’Italia, il paese è inevitabilmente “fonte di potenziali ricadute sugli altri stati membri”. Ciò detto, Bruxelles “prevede che le riforme strutturali in corso e in programma aiuteranno a superare gli ostacoli agli investimenti e eserciteranno col tempo un effetto positivo sulla crescita della produttività e del PIL”.

Renzi: “L’Italia sta facendo più che i compiti a casa”
“Il governo – ha detto Renzi in conferenza stampa – crede nel rispetto delle regole. Condividiamo la linea della Commissione Ue sulla flessibilità. L’Italia sta facendo più che i compiti a casa, sta dando dimostrazione di concretezza. Useremo la flessibilità concessa. Ma la flessibilità non va messa in discussione. Chi si affida a politiche austerity commette errore”. Si tratta di un appuntamento, come è stato fatto trapelare dai rispettivi staff, prettamente politico dal quale non è prevista alcuna decisione. Bensì si tratta di una occasione per uno scambio di vedute e di idee sull’Unione europea e sul suo futuro, in particolare sulle proposte avanzate dal governo italiano per compiere ulteriori passi in avanti sul fronte dell’integrazione economica e monetaria. Tuttavia, i temi caldi sono anche altri. Infatti a Bruxelles è prevista la pubblicazione dei documenti che fotografano gli squilibri macroeconomici dei partner Ue. E già si sa che per l’Italia i punti dolenti sono diversi: alto debito, bassa competitività e fragilità del sistema bancario.

Il nodo flessibilità
Il ‘nodo’ flessibilità sarà sciolto solo a maggio. Le altre questioni aperte sono la procedura d’infrazione sul’Ilva, le concessioni balneari e le multe salate che l’Italia paga per violazione delle norme ambientali. Il faccia a faccia tra Juncker e Renzi arriva dopo il doppio incontro a margine dell’ultimo Consiglio Ue, assieme al presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Una visita di Stato, la seconda da quando Juncker guida la Commissione – fanno notare a Bruxelles – che cade in occasione del secondo anniversario del governo Renzi. Quasi fosse un riconoscimento per il lavoro del Governo e del lavoro svolto. I cosiddetti compiti a casa che più volte Renzi ha affermato di aver svolto in modo corretto.

Insomma un appuntamento fatto per ricucire. Per ricostruire quel ponte tra Bruxelles e Roma che oggi mostra più di una crepa: “Abbiamo ampie vedute comuni.– ha detto Juncker -. Dal 2011 l’Italia ha mantenuto una condotta esemplare. Se tutti avessero fatto come voi, oggi i problemi sarebbero minori. Cosi come se tutti applicassero le decisioni della Commissione, ma su questo tema non mollo. Di certo avrete tutto il mio appoggio sul tema dell’immigrazione, ma lo stesso farò anche in tema finanziario. Penso anche al fatto che l’Italia sia il secondo beneficiario del piano degli investimenti. Speriamo che adesso possa essere prolungato oltre la sua scadenza”. Il presidente della Commissione Ue, però, coglie l’occasione per togliersi anche un sassolino dalla scarpa: “La mia non è una commissione di tecnocrati e burocrati. Siamo uomini politici, molti sono ex primi ministri. Cerchiamo soluzioni ai problemi, non siamo a favore di un’austerità sciocca”. Un una risposta chiara alle parole spesso usate da Renzi in questi mesi.

Il Piano Juncker
Altro punto di forte interesse è il Piano Juncker di cui, dopo gli annunci in pompa magna, non si vede ancora traccia. L’Italia chiede quindi di accelerare e di dare concretezza ad un impegno che porterebbe nuove risorse (poche per la verità) per i paesi membri. L’Italia delle riforme, è la tesi del premier, è ripartita ed è pronta a fare la sua parte per ridare forza all’Europa. Con un atteggiamento però, ribadiscono fonti italiane, che non è quello dell’allievo che aspetta la pagella del maestro ma di un paese che da pari a pari vuole ragionare sul rilancio dell’Europa. L’ incontro non è l’unico in calendario e si inserisce nel quadro dei prossimi appuntamenti europei del presidente del Consiglio: il 7 sarà di nuovo a Bruxelles per il vertice straordinario Ue-Turchia sui migranti, l’8 avrà un bilaterale con Francois Hollande e il 12 parteciperà a Parigi al summit straordinario dei leader socialisti Ue.

Ginevra Matiz

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