domenica, 25 settembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La Rai, Anzaldi
e il gioco delle parti
Pubblicato il 12-02-2016


Ci occuperemo, come avevamo preannunciato, di informazione radiofonica. Prima però vogliamo commentare una intervista di qualche giorno fa dell’on. Michele Anzaldi, del Pd e renziano della prima ora, nonchè segretario della Commissione di vigilanza parlamentare sulla Rai. Premettiamo che condividiamo largamente le denunce di Anzaldi, soprattutto quando ammette che “su Antonio Campo Dall’Orto e Monica Maggioni ci siamo sbagliati” e quando critica aspramente la scarsa trasparenza (e arroganza, aggiungiamo noi) di questi due alti “papaveri” che fanno strame dei partiti, della stessa Commissione parlamentare (che si può considerare come una sorta di loro editore), dello stesso Cda che, come è noto, ha ormai scarsi poteri di decisione. Il vero potere ce l’ha però Campo Dall’Orto, forte del sostegno di Renzi (sembra che i due si incontrino riservatamente tutti i venerdì). Anzaldi questo questo lo sa, ma anche tra i renziani il gioco delle parti funziona bene. La conferma viene proprio dalle stesse dichiarazioni del deputato dem, che non sono state smentite, ma lasciate snebbiare da una generica solidarietà, espressa dai capi gruppo Pd della Camera e Senato ai massimi dirigenti della Rai. C’è solo da aggiungere che i rilievi e le pesanti critiche di Anzaldi ai vertici e ai direttori Rai (soprattutto del Tg3 e delle reti) sembrano riprese quasi interamente da Sforbiciate. Condividiamo totalmente le critiche al Tg3 di Bianca Berlinguer (piatto, obsoleto, che fa rimpiangere quello del vecchio Sandro Curzi, anche se certo i tempi sono diversi, e comunque appare quasi sempre schierato, non solo col Pd, ma con le opposizioni interne antirenziane).

Non siamo comunque d’accordo sulla generosa opinione relativa alla gestione “equilibrata” del Tg1 e del Tg2, diretti da Mario Orfeo e Marcello Masi. Ne abbiamo già parlato: si tratta di format ormai logorati, superati dalla concorrenza, privi di novità e di innovazione; la scansione dei servizi e notizie appare sempre scontata, con la tradizionale “gerarchia delle notizie”; non ci sono quasi mai elementi che suscitino particolari interessi e curiosità (a parte, s’intende, i contenuti delle news); è sempre più visibile una scarsa professionalità nelle conduzioni e nelle interviste, con pochissime eccezioni; raramente vi sono inchiestine, reportage, interviste particolari, opinioni di intellettuali fuori dal coro, come si faceva anche negli anni più bui del conformismo dei direttori democristiani.

Forse è il caso (lo suggeriamo ancora a Campo Dall’Orto) di rispolverare sagge proposte e fare approvare dal Cda, come ad esempio, la “regola” degli incarichi a termine: due anni per un mandato di direzione, rinnovabile solo per un altro mandato. Questo potrebbe portare al divieto assoluto di assunzioni a tempo indeterminato. Chi è già interno dovrebbe poter scegliere tra uscire dall’azienda o tornare a fare un lavoro da capo redattore, con uno stipendio rapportato a quella categoria. In tal modo potrebbe forse finire lo scandalo dei direttori esautorati che si rifiutano (con la complicità del sindacato,l’Usigrai) di accettare altri incarichi non necessariamente da direttori (conservando però gli stipendi precedenti ). Con la conseguenza per l’azienda che, quando gli ex alti dirigenti si rivolgono alla magistratura difesi da “principi del Foro”, riescono quasi sempre a farsi reintegrare nel vecchio incarico. Vi ricordate il “caso Santoro”? Ma l’elenco di questi casi è purtroppo molto lungo. Sono sicuro che nella prossima tornata, ormai vicina, si verificheranno nuovi casi simili, con decine e decine di ex direttori, che si aggiungeranno a quelli in parcheggio “in attesa di collocazione” (del resto anche il fantasioso Carlo Freccero, oggi nel Cda per il M5Stelle, è stato per diversi anni emarginato in un ufficio di viale Mazzini, senza alcun incarico, con il superstipendio da direttore).

A questo punto mi sono accorto di aver “prosciugato” tutto lo spazio a mia disposizione. E quindi la riflessione sull’informazione radiofonica la rinviamo alla settimana prossima. Nel frattempo potrebbero essere incoronati i nuovi direttori di tg, gr, reti (e non solo). Nessun problema: ci occuperemo anche di queste nomine che, dai segnali che registriamo, non risultano per niente trasparenti e pluralistiche.

 

Aldo Forbice

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi disoccupazione elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento