sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Labour e City avvertono:
Brexit un danno al Paese
Pubblicato il 23-02-2016


Che la City fosse contraria alla Brexit lo si sapeva da molto tempo, ma ora la notizia è ufficiale, è contenuta in un documento che porta la firma di 200 rappresentanti di altrettante aziende quotate alla Borsa di Londra. La Brexit, dice in sostanza l’appello all’opinione pubblica in vista del referendum del 23 giugno, può “scoraggiare gli investimenti e minacciare l’occupazione”. Posizione praticamente identica a quella che arriva dal partito laburista che avverte gli elettori che due terzi dei posti di lavoro nel settore manufatturiero dipendono dall’Ue e sarebbero a rischio in caso di Brexit.

Borsa di LondraNello stesso tempo la Banca centrale inglese ha reso noto di essere impegnata a preparare un piano di intervento per far fronte alle conseguenze immediate di un eventuale SÌ. Mark Carney, governatore della Bank of England, nel corso di una audizione di fronte a una commissione della Camera dei Comuni ha aggiunto che l’incertezza del momento sta causando instabilità per la sterlina, ma ha detto anche che per non influenzare il voto, la Banca non farà previsioni sulle possibili conseguenze di una Brexit.
Tornando alla lettera, pubblicata stamane da The Times, i sottoscrittori avvertono esplicitamente che uscire dall’Unione danneggerebbe l’economia britannica e metterebbe a rischio posti di lavoro.
“Rappresentiamo ogni settore e ogni regione della Gran Bretagna, e insieme diamo lavoro a centinaia di migliaia di persone, Siamo convinti che per la Gran Bretagna sia meglio restare in una Ue riformata. Le imprese hanno bisogno di un accesso senza limitazioni al mercato europeo di 500 milioni di persone per poter continuare a crescere, a investire e a creare occupazione. Siamo convinti che lasciare la Ue scoraggerebbe gli investimenti, minaccerebbe i posti di lavoro e sarebbe un rischio per l’economia. La Gran Bretagna sarà più forte, più sicura e più ricca se resterà membro dell’Ue”.

Nei mesi scorsi, separatamente e in tempi diversi, i Ceo di grandi società come Vodafone, GlaxoSmithKline, Virgin, BT e grandi gruppi come Bae Systems, Burberry e EasyJet e i Ceo degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, avevano già fatto sapere come la pensavano, ma la lettera pubblicata oggi, per la quantità e qualità delle firme, è un vero e proprio endorsment pro Cameron, il premier che appena venerdì sera aveva ottenuto dai 27 un accordo per alcune concessioni alla gran Bretagna soprattutto in merito all’estensione del welfare agli immigrati con un ritardo di 7 anni. Un punto a favore per la sua ricandidatura alla guida dei Tory mentre il suo probabile diretto antagonista, il sindaco di Londra, Boris Johnson, ieri ha preso posizione a favore della Brexit.

I sostenitori del referendum hanno accusato il Governo di aver fatto pressione sulle aziende per avere la lettera e hanno sottolineato l’assenza dei due terzi delle società quotate al Ftse, ma che l’establishment economico-finanziario britannico fosse in gran parte contrario al referendum davvero non è una sorpresa per nessuno.

Oggi Lord Lawson, leader del fronte pro-Brexit, spiegherà le ragioni economiche per lasciare la Ue e sempre oggi Cameron inizia la campagna che lo porterà in giro per la Gran Bretagna per convincere gli elettori No al referendum.
Armando Marchio

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