martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’ALTRA EUROPA
Pubblicato il 03-02-2016


Margini di flessibilità sui conti pubblici italiani, rispetto dei patti sull’euro, immigrazione, crediti deteriorati delle banche, difesa comune. Tra Matteo Renzi e la Commissione europea ormai si scatena una polemica al giorno, alcune volte parole aspre prevalgono perfino sui toni diplomatici di un tempo. Fonti informali europee si sono spinte nei giorni passati perfino a lamentare la mancanza di “un interlocutore” a Roma, come se l’Italia non avesse un governo.

Accuse, più o meno pesanti, sono anche partite dall’interno del Partito popolare europeo e da molti ministri democristiani tedeschi. Alcune rampogne, sulla sicurezza, sono venute anche dalla Francia. Per ora la cancelliera tedesca Angela Merkel invece tace.

Le critiche formali, informali, sottintese hanno per destinatario il presidente del Consiglio e segretario del Pd. In Italia anche dall’interno del Pd si leva una pesante accusa contro Renzi: isola l’Italia in Europa. Si fanno i conti: l’Italia è in contrasto e, comunque, non ha una politica d’intesa né con la Germania, né con la Francia, né con la Gran Bretagna, né con la Spagna. Insomma, nessuna alleanza né con uno dei maggiori Paesi dell’Unione europea e nemmeno con uno dei minori.

Ora passa all’attacco Enrico Letta. L’ex presidente del Consiglio, in una intervista a La Stampa, ha svolto quasi una requisitoria: «Questo tipo di politica italiana verso l’Europa, molto aggressiva e incattivita, finisce per isolarci e rischia di farci diventare una seconda Grecia». Ha rincarato: «Sì, devo esprimere una preoccupazione: ci stiamo isolando in modo preoccupante». Il predecessore di Renzi a Palazzo Chigi lo scorso anno si è dimesso da deputato ma, come aveva annunciato, «non dalla politica». Difatti Letta, spinto bruscamente a lasciare la presidenza del Consiglio da una direzione del Pd dopo l’elezione di Renzi a segretario, da mesi fa il professore universitario in Francia, tuttavia non ha rinunciato “a fare politica”. Anzi ha dato due indicazioni al suo successore con il quale ha avuto rapporti contrastati: 1) «Il nostro destino è sempre stato e deve restare lo stesso: Francia e Germania»; 2) non deve commettere l’errore “due Schengen”, una formata dai Paesi forti del nord Europa e una dai deboli del Mediterraneo.

Renzi finora ha tenuto molto alto il tiro soprattutto con la Commissione europea: «L’Italia non accetta provocazioni, non prendiamo ordini in qualche Palazzo di Bruxelles». Il presidente del Consiglio ha rivendicato i risultati delle riforme strutturali del suo governo e la politica verso gli immigrati disperati che attraversano il Mediterraneo in cerca di salvezza dalle guerre: «Il nostro mestiere è salvare vite». Ha perfino rilanciato: «Siamo pronti a guidare l’Europa».

Le polemiche contro l’Unione europea e la Germania sono popolari in Italia e a giugno si voterà per i sindaci in molte importanti città come Milano, Roma, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari. Con “i toni forti” Renzi punta a contrastare “il populismo” di Beppe Grillo, M5S, e di Matteo Salvini, Lega Nord. Ma in molti casi le sue buone ragioni, come quando dice basta ad una politica di austerità finanziaria in favore di una di crescita economica, vengono indebolite dall’isolamento europeo in cui è piombata l’Italia. Qui Letta aspetta una risposta. Nella vita, in politica interna e, soprattutto, sulla scena internazionale, volgono più i rapporti di forza delle buone ragioni.

Rodolfo Ruocco

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