domenica, 11 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’Inps si rinnova:
un nuovo modello
di servizio e di strategia
Pubblicato il 03-02-2016


Utente al centro e una nuova struttura organizzativa
L’INPS SI RINNOVA

Al via dal 23 gennaio scorso al rinnovo dell’Inps che avverrà nell’arco dei prossimi tre anni. L’Istituto previdenziale ha recentemente presentato ai propri dirigenti il nuovo modello di servizio e le strategie per metterlo in atto, a partire dai nuovi assetti organizzativi. Sono tre i punti cardine, scrive l’Ente, sui quali si articolano le novità: centralità dell’utente, digitalizzazione e multicanalità, riduzione dei costi e aumento delle performance. Il rinnovo parte quindi dalla fornitura di prestazioni sociali secondo un approccio consulenziale, personalizzato e proattivo basato sui potenziali bisogni specifici degli utenti. L’obiettivo è di rendere l’Istituto non solo erogatore di servizi a richiesta ma il principale consulente dei cittadini, dei lavoratori e delle aziende sui temi dell’assicurazione sociale e dell’assistenza, sviluppando ulteriormente la relazione diretta con l’utenza. A questo fine è prevista la creazione di un fascicolo unico per ogni utente che contenga la sua storia contributiva e tenga traccia della sua interazione con l’Ente. Sul fronte della digitalizzazione, sono prefigurate un’evoluzione multicanale, con forte presenza territoriale, e un’evoluzione digitale del rapporto con gli utenti che preveda la creazione di una nuova interfaccia web personalizzata e modalità più efficaci di interazione con gli intermediari, oltre al potenziamento dello scambio di flussi informativi con altre pubbliche amministrazioni. Infine, la contrazione dei costi di funzionamento avverrà attraverso lo spostamento dell’erogazione dei servizi dai canali fisici ai canali digitali. Mentre è postulato espressamente l’aumento del contributo dell’Istituto alla riduzione del debito pubblico. Il primo passo per poter portare a termine il rinnovamento consisterà nell’intervento sulla struttura organizzativa attualmente in essere, illustra l’Inps, al fine di renderla più funzionale al conseguimento degli obiettivi stabiliti dal nuovo modello di fornitura dei servizi. La riorganizzazione è anche volta a portare a termine l’integrazione fra i diversi enti previdenziali, da poco confluiti in Inps, tramite un processo di migliore coordinamento e aggregazione delle funzioni. In particolare, la nuova struttura organizzativa prescrive l’accentramento e la chiara separazione tra le funzioni di governo e di competenza della sede centrale Inps, e le funzioni di fornitura dei servizi, sulle quali si dovranno concentrare le sedi regionali, provinciali e locali dell’istituto; l’assegnazione di responsabilità centrali di disegno e indirizzo del servizio e territoriali a presidio della fornitura dei servizi; l’unitarietà del processo di pianificazione strategica, budget, contabilità e bilancio; gestione centralizzata delle leve di costo in ottica di generazione di economie di scala e sfruttamento delle sinergie. Nello specifico, il nuovo organigramma dell’Ente ipotizza la razionalizzazione della cosiddetta “prima linea” di dirigenza passando da 48 a dieci direzioni centrali a diretto riporto del direttore generale. Di queste, sei avranno funzioni di coordinamento: la direzione entrate, responsabile della gestione del credito e del contrasto all’evasione contributiva; la direzione personale, innovazione, processi e sistemi, responsabile della gestione del personale, della formazione, dell’organizzazione e dell’innovazione tecnologica; la direzione pianificazione, bilanci e controllo di gestione che si occuperà della contabilità e del controllo di gestione; la direzione prestazioni che definirà le regole e le procedure applicative per tutti i servizi forniti dall’Istituto (pensioni, prestazioni a sostegno reddito, invalidità civile, etc.) la direzione risorse strumentali e patrimonio, responsabile degli acquisti, della gestione del patrimonio e del sistema informativo; la direzione servizi agli utenti, che coordinerà le strutture territoriali e governerà tutti i punti di contatto con l’utente (sito web, call center). A queste sei direzioni si aggiungono la direzione relazione esterne, la segreteria tecnica, la direzione studi e ricerche e la direzione audit. Entro il corrente mese di febbraio decadranno gli attuali incarichi di dirigenza e partiranno gli interpelli interni per l’assegnazione delle nuove funzioni di direzione, conclude l’Inps nel suo piano.

Lavoro
STATUS DI DISOCCUPATO NOVITÀ VIA WEB
Non tutti quelli che sono privi di occupazione devono prendere contatto con i centri per l’impiego (Cpi) per il rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) e per la stipula del patto di servizio. In particolare, non devono farlo coloro che finora hanno richiesto la certificazione dello status disoccupazione unicamente per fruire di prestazioni di carattere sociale subordinate alla condizione di senza lavoro. Oltre a questa precisazione la circolare 34/2015 del ministero del Lavoro opportunamente sottolinea che sono due le componenti costitutive dello status di disoccupazione: quella di carattere soggettivo di essere privi di impiego e quella di carattere oggettivo di aver effettuato la dichiarazione della propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro.

Per quanto attiene l’accertamento dello status di disoccupazione, in assenza  del portale nazionale delle politiche del lavoro che dovrà essere costituito dall’Anpal, la nota ministeriale individua due modalità per i disoccupati non beneficiari di prestazioni di integrazione al reddito. La prima è il rilascio della Did recandosi di persona presso il centro per l’impiego. La seconda è quella telematica, mediante i sistemi informativi regionali esistenti. Invece, per i titolari di trattamenti numerari di sostegno al reddito, il documento del ministero precisa che essi non dovranno rendere nessuna Did, in quanto la loro richiesta di prestazione economica inoltrata all’Inps equivale al rilascio della dichiarazione. Inoltre, nelle more della realizzazione del sistema informativo unico, le Regioni dovranno aggiornare le schede anagrafiche e professionali (Sap) dei disoccupati che hanno consegnato la Did e dovranno provvedere a inviarle al nodo di coordinamento nazionale, attraverso il canale di cooperazione applicativa già testato con il programma operativo Garanzia giovani. Le Did dei disoccupati intestatari di assegni di integrazione al reddito in pagamento, rappresentate dalle domande di Aspi, Naspi, Asdi, Dis-coll e indennità di mobilità, saranno rese accessibili mediante un altro canale che dovrà coinvolgere l’Inps e le Regioni e non attraverso la banca dati percettori, come segnalato dalla circolare 194/2015 dell’Istituto di previdenza. Per quanto riguarda la stipula del patto di servizio, la circolare distingue ancora tra percettori e non percettori di forme di sostegno al reddito. I primi dovranno recarsi al Cpi di domicilio indicato nella istanza trasmessa all’Ente assicuratore. Tutti gli altri potranno scegliere qualunque centro per l’impiego su tutto il territorio nazionale. Sebbene la stessa circolare non lo puntualizzi espressamente, dovranno essere gli stessi Cpi di domicilio a dover convocare i soggetti disoccupati percettori di trattamenti di integrazione al reddito che non prendono contatto con loro per la stipula del patto di servizio, nei 15 giorni successivi la presentazione della domanda all’Inps. Lascia, invece, molto poco convinti, sotto il profilo giuridico, il tentativo di recuperare l’abrogata disciplina della permanenza e conservazione dello status di disoccupato contenuta nel Dlgs 181/2000 e adesso prefigurata soltanto per il mantenimento dei trattamenti di sostegno al reddito, che consentiva di considerare disoccupate anche le persone che svolgevano un’attività lavorativa purché ne derivasse un reddito annuo inferiore a 8.000 euro nel caso di lavoro subordinato o parasubordinato e a 4.800 euro in caso di lavoro autonomo. Mentre, per altro verso, continua, infine, a mancare una definizione di offerta “congrua”.

Cassazione
LA CONVIVENZA STABILE ESCLUDE L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO
La convivenza more uxorio fa venir meno il diritto all’assegno divorzile solo se sia stabile e duratura, e dunque dia luogo a una vera e propria famiglia di fatto, eventualmente accompagnata dalla nascita di figli. Lo afferma la Cassazione nella sentenza n. 18959/2013 dell’8 agosto. I giudici di legittimità ribadiscono, dunque, un principio di diritto pacifico nella giurisprudenza, e cioè che la convivenza di fatto giustifica la revisione (o addirittura il venir meno) dell’assegno di mantenimento solo se abbia carattere di continuità tale da far presumere che il beneficiario dell’assegno tragga da tale convivenza vantaggi economici (Cassazione 2709/2009), o almeno apprezzabili risparmi di spesa (Cassazione 24056/2006). Nel caso deciso dalla Cassazione, l’ex-marito ha censurato la sentenza della corte d’appello che, in riforma della decisione del tribunale, aveva posto a suo carico un assegno divorzile di 1.000 euro mensili. Il ricorrente ha sostenuto, in particolare, che l’ex-moglie conviveva con un uomo, dal quale aveva avuto una figlia, e ha contestato, comunque, la quantificazione dell’assegno. Ma la Corte suprema conferma la motivazione dei giudici d’appello, secondo i quali si era raggiunta la prova non di una stabile convivenza, ma solo di una relazione affettiva (pur accompagnata dalla nascita di una bambina). Così come dà atto che l’ex-moglie aveva lavorato in modo del tutto occasionale e saltuario e quindi le sue entrate non avevano avuto il carattere della stabilità, e aggiunge che comunque la donna non aveva la concreta possibilità di procurarsi da sola i mezzi che le consentissero “il più agiato tenore di vita che la florida posizione economica del marito le permetteva”. Il ricorso è dunque respinto, con conseguente condanna alle spese dell’ex-marito.

Carlo Pareto
c.pareto@alice.it

 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento