venerdì, 28 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Italia non è un paese europeo
Pubblicato il 26-02-2016


Era inevitabile che su una legge di libertà e di diritto l’Italia restasse la Cenerentola. Renzi ha fatto il suo dovere. Ha preso atto del voltafaccia dei grillini e della divisione del suo partito e ha portato a casa quel che passava il convento. Cioè il Senato. Ma andiamo indietro nel tempo. In Italia, unico paese europeo, non c’è la separazione delle carriere dei magistrati, né una legge garantista sul carcere preventivo il cui abuso è costante. L’Italia è l’unico paese in cui vige l’obbligatorietà dell’azione penale. Che diventa soggettività assoluta. La casta dei magistrati e il loro autogoverno organizzato in partiti nel Csm ha potere praticamente incontrollato.

Se parliamo di cogestione delle imprese sul modello tedesco ci saltano addosso. La casta sindacale ma anche quella confindustriale esigono di tenere tutto il potere su di loro anziché delegarlo ai lavoratori e ai singoli imprenditori. Anche sulla contrattazione aziendale o sul Jobs act si alzano barriere preferendo non adeguare il nostro mercato del lavoro a quello europeo. Che dire della spending review? Intere categorie si ribellano a tagli e aggiustamenti. Rimangono vocazioni nobili e poco altro. Ognuno si rinserra nella sua conservazione e si trincera con vecchi slogan alla “Giù le mani”. Perfino i taxisti non vogliono altri competitori, anche se, quando piove, gli utenti devono farne a meno.

Abbiamo il debito più alto d’Europa dopo la Grecia. E continua ad aumentare. Abbiamo il tasso sviluppo più basso, un quinto di quello spagnolo. Abbiamo la disoccupazione, e soprattutto quella giovanile, alle stelle. Ma ci arrabbiamo con l’Europa dicendo che è solo colpa sua. Siamo l’unico paese in cui non esistono leggi sul fine vita, sulla fecondazione artificiale (la vecchia legge è stata fatta a pezzi dalla Corte), mentre sulle coppie gay siamo riusciti a litigare sulla legge più moderata del mondo e addirittura a non concedere ai figli delle coppie gay gli stessi diritti di quelli delle coppie etero nati nello stesso identico modo, mentre un autorevole esponente del Nuovo centrodestra arriva a paragonare l’amore per una persona del suo stesso sesso a quello per il suo cane.

Siamo un paese anche geograficamente poco europeo, e molto più nordafricano. Per quarant’anni abbiamo affidato il governo a un partito unito da una religione e abbiamo costruito col voto un’alternativa impossibile premiando il partito comunista, inesistente o quasi negli altri paesi europei. Abbiamo vissuto la caduta del muro di Berlino all’incontrario. Solo in Italia sono stati processati e condannati i partiti non comunisti e non fascisti. Solo in Italia si è fondato un sistema politico senza storia e senza identità, senza più legami col nostro Novecento. E voi dite che l’Italia è un paese europeo? Dove?
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Commenti all'articolo
  1. Mi permetto di aggiungere che, stando alla ricerca della UIL, abbiamo una Politica sulle cui spalle, di conseguenza le spalle dei contribuenti, vivono, a livello nazionale e locale, oltre centoquarantaquattromila persone, con il costo, quello sì, più alto d’Europa. Anche in questo siamo unici.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  2. Il disegno di legge sulle unioni civili e sulle adozioni ha visto, sulle pagine di questo giornale, un confronto piuttosto ampio, che ha anche portato a discutere dei diritti, in ordine ai quali le posizioni espresse dai vari intervenuti non sono sempre state unanimi, com’è del resto abbastanza naturale.

    Nel contempo, il disquisire di diritti mi ha fatto pensare ad un altro tema di non secondaria importanza, ossia quello attinente alla libera manifestazione delle proprie opinioni, principio sancito dall’art. 21 della nostra Costituzione, ma quando talora leggo di ipotesi di reato per “vilipendio”, o “apologia”, e talvolta anche per supposta “diffamazione” pur non sembrandomi essere stati usati termini offensivi, mi chiedo fin dove arrivi quel diritto costituzionalmente garantito, e come possa individuare ed avvertire tale limite chi non è esperto di giurisprudenza.

    Questo articolo del Direttore mi dà poi lo spunto per domandarmi cosa avvenga in proposito nel resto dell’Europa, o perlomeno nei Paesi a noi più vicini come storia e cultura, e se vi fosse chi ne è a conoscenza, e lo volesse riferire, anche a grandi linee, fornirebbe a mio avviso un utile elemento di raffronto e riflessione per una materia affatto irrilevante .

    Ma c’è un’altra considerazione che viene da fare: se un diritto importante come la libera esternazione del proprio pensiero deve trovare una qualche forma di contenimento o confine, per ragioni di varia natura, significa che – per ritornare al discorso iniziale, e ad un concetto più generale – non tutti i diritti possono esigere, ovvero aspettarsi, di venir totalmente soddisfatti.

    Paolo B. 27.02.2016

  3. Sono molto d’accordo con quanto scrivi, in particolare sulle questioni della giustizia e della cogestione delle imprese. Renzi ha fatto, per ora, quello che poteva, ma il nostro paese dorme.
    Scegliere un obbiettivo e su quello fare convergere altre forze, anche della ‘società civile’? Analizzare più a fondo il perchè di questi arroccamenti di diverse forse politiche e culturali?

  4. Paolo, é evidente che non tutti i diritti sono tali. Io non ho il diritto di darti un pugno sul naso. Un filosofo aveva teorizzato che la mia libertá finisce sul tuo naso. Qui peró mi devi rispondere nello specificio. E cioé se non é un diritto per un bambino di una coppia gay concepito esattamante nello stesso modo in cui lo comcepisce una coppia etero sterile, avere, come il figlio di quest’ultima, due genitori e non uno solo. Semplice.

  5. Ma qui, Direttore, non si tratta, quantomeno a mio avviso, del “diritto per un bambino”, ma piuttosto, ed innanzitutto, di quello degli adulti.

    Quanto alla tesi “che la mia libertà finisce sul tuo naso”, è sicuramente un aforisma molto efficace e suggestivo, ma credo che non esaurisca il complesso, e non “semplice”, capitolo dei diritti

    Paolo B. 20.02.2016

  6. E ci risiamo. Qui si tratta invece del diritto di un bambino di una coppia gay nato esattamente nello stesso modo di un bambino di una coppia etero sterile. Non ha i suoi stessi diritti. E’ giusto?

  7. C’è una linea di pensiero – difficile negarne l’esistenza e consistenza – secondo la quale, per il bene del bambino, questi dovrebbe crescere con genitori di diverso genere, vale a dire maschile e femminile, ossia coi tradizionali mamma e papà.

    Nel contempo vi è chi la pensa invece in maniera diversa, ritenendo indifferente il sesso dei genitori, purché siano in grado di dispensare al bambino amore ed affetto, e tra i sostenitori di questa tesi c’è chi ricorda come vi siano casi di famiglie tradizionali al cui interno non vige un clima ideale per la crescita dei figli (per le famiglie non tradizionali una analoga valutazione è probabilmente prematura, perché occorrerà aspettare un po’ d’anni ancora per vederne gli effetti).

    Le persone con le quali, nella mia quotidianità, ho avuto modo di parlare dell’argomento, mi hanno dato l’idea di appartenere tutte alla prima categoria, e stando dunque a tale “campione” di società mi verrebbe da dire che il “sentire comune” vede con favore il modello di famiglia tradizionale, ma sono ben consapevole che altrettanti “interlocutori” potrebbero esprimersi diversamente, nel senso che in materia vi è un sostanziale dualismo (e solo una consultazione referendaria potrebbe dirci quale è l’opinione prevalente in proposito).

    A fronte di questa dualità di posizioni, dove ognuna delle parti avanza le proprie ragioni, ciò che non riesco francamente a condividere è la secca e perentoria affermazione “La stepchild è sacrosanta e diverrà legittima”, che si configura come una sorta di pensiero unico, che non lascia spazio ad altri e differenti punti di vista.

    Paolo B. 01.03.2016

  8. Con te non riesco su questa materia a farmi capire. Se un bambino esiste ed é allevato e amato da due persone dello stesso sesso cosa proponi di fare in nome dell’umore popolare? Di mandare i carabinieri e rapirlo? Non penso. Allora questo bembino è meglio che sia riconosciuto solo dal genitore naturale o anche dall’altro che già lo sta amando e crescendo? Cosa c’entra se sia meglio o se sia indifferente che un bimbo sia cresciuto da un padre e da un madre? Quel bimbo non ha un padre e una madre ma due genitori dello stesso sesso. Che diritti gli diamo? Vuoi chiedere su questo come la pensano i tuoi interlocutori?

  9. Credo che i miei interlocutori direbbero che quel bambino è stato concepito, non in senso biologico bensì mentale, da un adulto il quale, conoscendo la propria natura o inclinazione sessuale, era in grado di sapere fin da l’inizio come sarebbero andate ad evolvere le cose, dopo la nascita del bimbo e quanto giustappunto a genitori.

    Ed è per questo che nel mio commento di avant’ieri mi esprimevo col dire che la materia in discussione mi sembrava corrispondere maggiormente alle aspettative di un adulto, piuttosto che al diritto di un bambino.

    Paolo B. 02.03.2016

  10. Se non ti conoscessi da una vita direi che così non si può dialogare. Come il figlio è stato concepito in modo non biologico ma mentale? Che significa? Io parlo di figli in carne ed ossa che gia ci sono e che ci saranno anche senza stepchild adoption. Li rimandiamo indietro o diamo loro dei diritti?. Ma cos’è questa equiparazione tra natura e morale? Quando mai il cristianesimo l’ha adottata e quando mai la filosofia, se escludiamo i giusnaturalisti che proclamavano in natura gli ideali democratici, l’ha fatta propria? E cosa c’entra questo col razionalismo, l’illuminismo, la cultura liberale da cui discende il socialismo che ancora mi (ci) interessa. Non il marxismo dogmatico e il comunismo.

  11. Il mio “concepire mentalmente” stava semplicemente a indicare quando una persona adulta pensa o decide di avere un figlio, cui seguirà poi la fase biologica. Mi scuso per non essermi espresso in modo sufficientemente chiaro.

    Quanto a filosofia, non mi metto di certo a disquisirne con chi ne sa molto più di me, ma se datiamo la nascita dell’illuminismo a fine seicento, inizio settecento, almeno così mi sembra, e visto che da allora sono trascorsi all’incirca tre secoli, verrebbe da domandarsi perché il problema delle adozioni non si è mai posto, da quanto ne so, nei termini attuali.

    Mi riferisco in particolare alla parte più recente di questi trecento anni, ossia quella che definiamo convenzionalmente come “moderna”, e che ha visto più d’una trasformazione dei nostri costumi – anche se in maniera talora controversa – e questo mi fa ritenere che non si rinneghino le idee illuministe, e non si scivoli nell’oscurantismo, nell’avanzare riserve sulla “stepchild adoption”.

    Paolo B. 02.03.2016

  12. Quanto alla filosofia, l’intreccio tra natura e morale è stato risolto solo nel settecento, con la cosiddetta “legge di Hume” relativa alla inderivabilità dei valori dai fatti, relativa alla distinzione tra l’essere ed il dover essere, muovendo verso quell’etica autonoma, sostitutiva di quella eteronoma.
    Ciò oltretutto, nell’attuale epoca postmoderna, tendente molto spesso a sovrapporsi alla dimensione premoderna, così come dimostrano ampie versioni dell’etica ambientale, il percorso descritto appare rimesso in discussione.

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