martedì, 27 settembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scontri a Atene. L’Ue sta per dire addio a Schengen
Pubblicato il 12-02-2016


greciaScontri gravi ad Atene tra polizia e manifestanti per il secondo giorno consecutivo. A scendere in piazza questa volta sono stati gli agricoltori per protestare contro i rialzi delle tasse e la riforma delle pensioni. La Grecia non è in grado di reggere il piano di rientro imposto dalla troika l’estate scorsa in cambio dell’ultimo prestito da 86 mld di euro per evitare il default. La chiave per uscire dall’empasse è sempre la stessa, un taglio del debito che strangola il Paese e che non potrà mai essere ripagato.

Gli scontri non sono avvenuti solo nella capitale, ma anche fuori dalla città, dove la polizia ha eretto posti di blocco per fermare gli agricoltori che sono decisi a fare irruzione in centro con i trattori per paralizzare il traffico. Un blocco è già avvenuto sull’autostrada che conduce dalla città all’aeroporto. Ma al di là della situazione dell’ordine pubblico, pericolosamente sul filo di un’insurrezione generalizzata, è il quadro generale dell’economia ellenica che appare irrimediabilmente in crisi.

Dopo il tenue rialzo del Pil realizzato nel secondo trimestre dell’anno, la crescita è tornata negativa nei due trimestri successivi e per quanto riguarda l’ultimo del 2015, il Pil ha segnato un arretramento dello 0,6% dopo il -1,4% del terzo trimestre. Complessivamente nell’anno appena concluso, il Pil è sceso dell’1,9%, un risultato tra i peggiori dell’Eurozona. Senza temere l’effetto comico delle sue dichiarazioni, il capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Poul Thomsen, ha avvertito che senza un piano realistico per la sostenibilità del debito, “presto i timori di Grexit si riaffaceranno”. A dargli manforte si è aggiunta la Portavoce del Commissario Ue agli Affari Economici Pierre Moscovici, affermando che “le Istituzioni Ue stanno ancora lavorando a un pacchetto di misure per raggiungere gli obiettivi fiscali concordati nel memorandum” e che la “Grecia deve ancora adottare un pacchetto molto significativo per arrivarci”, ma che comunque “la scala di questi sforzi è in linea con quanto stabilito la scorsa estate”.

Il Governo di Alexis Tsipras, ha messo in cantiere i tagli previsti dal memorandum, ma sono tagli che ormai non possono essere più sopportati dalla popolazione e che comunque hanno un effetto largamento depressivo su un’economia già allo stremo.

A rendere ancora più grave questa situazione c’è la questione dei migranti. La guerra civile siriana e le manovre della Turchia per imporsi sullo scacchiere regionale, spingono milioni di profughi verso l’Europa attraversando la Grecia – l’altra strada è quella del mare verso l’Italia – e i profughi finiscono per ammassarsi qui perché i Paesi confinanti, dall’Austria scendendo verso la ex Jugoslavia fino alla Macedonia, come in un gigantesco domino, hanno cominciato a sigillare le frontiere. E in questo contesto da Bruxelles è arrivato un ultimatum ad Atene di 3 mesi per risolvere (sic!) le gravi carenze nelle gestione delle sue frontiere esterne. Se la Grecia non riuscirà ad attuare le raccomandazioni dell’Unione europea, circa cinquanta, di fatto i Paesi europei saranno autorizzati a sospendere gli accordi di Schengen per un arco di tempo massimo di due anni. Un obiettivo a cui sembrano ormai puntare sempre più chiaramente i Paesi del Nord Europa, con Austria e Germania in testa, che si preparano a creare una ‘piccola Schengen’ che abolisce solo le frontiere tra interne tra loro. Di fatto la Grecia e l’Italia, due Paesi che ‘tecnicamente’ non sono in grado neppure volendolo di sbarrare il passo ai migranti a meno di non affondare a cannonate i barconi, diverranno entro la fine dell’anno, l’unico approdo europeo dei disperati in fuga dalle crisi e dalle guerre del medioriente.

Nel 2015 dalla Grecia sono passati 880 mila profughi, ma sono milioni quelli ammassati in Giordania, Libano e Turchia.
Insomma, alla fine l’Europa sta preparando l’alibi per scaricare su Atene – e su Roma che non fa funzionare i suoi hotspot – la responsabilità della chiusura di Schengen.

Alexis Tsipras Laura BoldriniIntanto a dare una mano a Tsipras su questa delicata faccenda è stata oggi la presidente della Camera, Laura Boldrini. “La Grecia – ha detto dopo un incontro ad Atene con il premier greco – sta facendo uno sforzo enorme per rispettare gli impegni per l’identificazione dei richiedenti asilo”, mentre l’Ue “non rispetta i propri impegni con questo Paese, perché il sistema di ricollocazione ancora non funziona come dovrebbe, perché altri Paesi decidono di non fare la propria parte”. Tsipras a sua volta ha risposto che “non può esistere un’Europa con i muri, il problema è la gente che muore in mare”. “L’Ue è percorsa da movimenti di estrema destra, se non cambiamo marcia il rischio è che diventino più forti”.
“La Grecia non è un Paese periferico – ha sottolineato poi Boldrini – ma il cuore dell’Europa, della sua civilizzazione e il Paese dove l’Ue giocherà il suo futuro”.

Armando Marchio

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