sabato, 27 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

Luigi Iorio
La forza delle idee e delle regole
Pubblicato il 12-02-2016


Nelle ultime settimane, dalle pagine del nostro quotidiano di partito, leggo un interessante dibattito messo in piedi da tanti autorevoli compagni e ripreso più volte dal direttore Mauro Del Bue, sulla necessità o meno di celebrare il congresso nazionale e sul futuro del nostro piccolo, grande partito.È un errore derubricare la discussione sulla celebrazione o meno del congresso a uno scontro tra maggioranza e minoranza rendendola di fatto una mera argomentazione interna. Il tema è molto meno politico.

Chi ha espresso, più volte, la volontà di celebrare il congresso, lo ha fatto sempre con coscienza e nel rispetto delle regole del nostro statuto nazionale. Sbaglia volutamente chi attribuisce a questa scelta una valenza diversa.

Non può esserci una discussione sul punto. Il congresso deve essere celebrato, abbiamo la necessità di tracciare ancora, con più forza, il perimetro della nostra esistenza. Tre le coordinate da seguire: modifica della forma partito, nuove campagne tematiche, maggiore sinergia tra politica nazionale e territori.

È bene chiarirsi.  La nostra comunità è stata da sempre rissosa e riottosa. Lo sappiamo, e’ ciò che spesso ci ha portato all’autodistruzione. Se la nostra storia ci ha insegnato qualcosa, delle due l’una, o ricominciamo a fare politica tutti insieme o non abbiamo più ragione di esistere.

Noi abbiamo scelto la prima. Per questo l’invito è ad accantonare narcisismo e egoismi, a far posto alla politica, a smentire la storia recente scritta da molti con l’inchiostro mendace delle falsità e della menzogna. Solo un partito rinnovato nei metodi, nelle scelte, nel linguaggio e proiettato al futuro potrà incidere sul perdurante conservatorismo del quale è intriso il nostro Paese, un muro invisibile che impedisce da tempo una rinascita reale.

Sappiamo infine come il regime dell’informazione pubblica radiotelevisiva ci abbia sempre negato la possibilità di far veicolare le nostre quotidiane battaglie soprattutto quando abbiamo parlato di diritti, di garantismo e di stato laico.

Non c’è dubbio, la strada e’ impervia, ma abbiamo davanti una sfida importante che non ha nulla a che fare con le futili polemiche di qualche compagno: ricostruire un tessuto sociale e politico, che sia, allo stesso tempo, laico e legalitario, libertario e riformatore.

Di questo dovremmo parlare al prossimo congresso. Se il senso di responsabilità della nostra piccola comunità prevarrà sugli individualismi, gli egoismi e i tatticismi, avremo una possibilità di aprire una fase nuova, feconda di rinnovamento reale non solo anagrafico e il nostro partito sarà pronto alle sfide dell’ancora immatura “terza Repubblica”.

Luigi Iorio

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Commenti all'articolo
  1. “… non ha nulla a che fare con le futili polemiche di qualche compagno”: quali sarebbero le futili polemiche le critiche al jobs act anzi direi diritto del lavoro senza diritti, alla buona scuola che non esiste più, il diploma si compra alle scuole paritarie, i cinquecento euri dati ai diciottenni forse per avviarli all’amore, fare una legge di stabilità in deficit dove i socialisti in parlamento hanno votato nascondendosi. Queste sarebbero le futili polemiche “ma mi faccia il piacere” diceva Totò. Arrivederci al congresso così verificheremo se siamo ancora socialisti o i famigli di renzi.

  2. Caro Iorio, dire “un partito rinnovato nei metodi, nelle scelte, nel linguaggio e proiettato nel futuro” potrebbe dire tutto ma, nella sostanza, non significa nulla. Occorre che il Partito con il prossimo congresso, definisca un sua linea politica autonoma, ancorata ai principi di un autentico socialismo rinnovato e adeguato alle nuove esigenze della società. Se si continua con il gioco delle parole per giustificare la politica di Renzi e il suo programma orientato verso il così detto partito della nazione o verso la personalizzazione autoritaria della politica, è chiaro che il Partito Socialista non potrà sopravvivere e l’attuale dirigenza dovrà assumersene tutte le responsabilità storiche.

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