martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Luisa Spagnoli, sulla Rai
la storia di una
femminista rivoluzionaria
Pubblicato il 03-02-2016


luisa-spagnoliSu Rai Uno la fiction su Luisa Spagnoli, interpretata da un’altra Luisa: la brava attrice Luisa Ranieri. Chi era davvero Luisa Spagnoli? Una femminista rivoluzionaria, un’imprenditrice d’avanguardia, una donna coraggiosa e forte, madre di tre figli, che visse la vita intensamente e sempre con passione. Molto istintiva e risoluta, condusse la sua esistenza con lo stesso pathos di un’opera lirica, come quella che va in scena a teatro mentre parallelamente ci viene mostrata la sua morte epica nella conclusione della serie. Fu una strenua lavoratrice, che mise tutta se stessa nell’innovazione. Seppe investire sul progresso e sul cambiamento con intelligenza ed arguzia, senza timore e senza lasciarsi frenare, ostacolare o mettere dubbi, ma anticipando l’avvio di una nuova era, perfettamente in linea con il cambiamento dei tempi, rinnovandosi senza mai essere “superata” nelle sue idee originali.

Forse la sua storia era poco nota al grande pubblico, ma risulta molto attuale e moderna. La Spagnoli mette in moto un processo nuovo, non solo produttivo in fabbrica, ma di evoluzione sociale. Soprattutto, poi, la sua è una storia di emancipazione proletaria femminile di stampo contemporaneo: anche per le donne il diritto ad essere madri e lavoratrici, ad avere un impiego e ad essere riconosciute nelle loro capacità di contribuire al benessere socio-economico della nazione; mentre gli uomini erano impegnati al fronte a combattere una guerra ingiusta, anche loro combattevano la loro piccola lotta per i propri diritti e per rivendicare il loro peso e il proprio ruolo sociali: capaci di mandare avanti una fabbrica e non solo la casa e la famiglia, senza venir meno al loro compito di genitrici e mamme.

Già le invenzioni realizzate da Luisa Spagnoli rendono atto e fanno ben comprendere la genialità di questa donna che non si lasciava né intimorire, né sottomettere, ma competeva alla pari con gli uomini più potenti e di spicco dell’epoca. Sua l’idea di mettersi in società col re della pasta Francesco Buitoni; sua l’intuizione assai fortunata del “bacio perugina”, che inizialmente chiamò “cazzotto” perché, a suo dire, a volte è quello che gli uomini si meriterebbero e che si vorrebbe dar loro. A farle cambiare opinione sul nome il suo amante: Giovanni Buitoni, più giovane di lei di 14 anni. Unita a lui da una passione forte e da un sentimento autentico che a lungo cercò di evitare e di non ascoltare, dimostra anche quanto fosse giovanile e avesse una mentalità fresca che potesse portare la sensazione di “nuovo” appunto. E le frasi che troviamo oggi nei “baci perugina” derivano da quelle che le inviò Giovanni Buitoni e che lei disse avrebbero dovuto far parte dei noti cioccolatini, all’interno di cui nasconderle e con cui confezionarli, per celare ai figli e a tutti la sua storia d’amore con il figlio del suo socio. Ruolo di spicco ebbe nel Cda dell’azienda, tanto da decidere tutte le mosse necessarie da attuare per risollevare la ditta: seppe ascoltare anche i più piccoli, seguendo il loro gusto per la banana al cioccolato; ma, soprattutto, da aspirante sarta iniziale quale era, appena il figlio maggiore Mario le regalò dei conigli d’angora, decise di sfruttare la loro lana (che doveva essere solo pettinata per essere ricavata), per fare piccoli gadget da inserire all’interno ad esempio di uova di Pasqua, altra sua invenzione fenomenale. Sarà, poi, il figlio Mario a proseguire la sua attività e concretizzare la sua intenzione di creare una “città dell’angora”, che vedrà la luce nel 1947.

Un progetto vasto iniziato dal rilevare una piccola drogheria dove produrre confetti con il marito Annibale Spagnoli, che porterà, durante la I Guerra Mondiale, ad aprire una piccola azienda a Perugia di 15 dipendenti, che ne accoglierà presto centinaia, per cui vorrà il meglio; chi è nato povero e non ha potuto conoscere molte cose come lei, desiderava che chi lavorava al suo seguito avesse quelle opportunità: tanto che chiederà che venga costruita una piscina per i dipendenti nello stabilimento di S. Lucia. Per non parlare dei diritti che riconobbe alle donne: un asilo nido interno alla fabbrica per i loro figli, la possibilità di assentarsi per allattare durante il turno di lavoro e quel tempo veniva loro remunerato. Esemplare, poi, la sua amicizia con Ada, che tentò in tutti i modi di sottrarre a un compagno violento: ella rimarrà vittima di un femminicidio che richiama i casi di violenza sulle donne contemporanei che riempiono di recente le pagine di cronaca nera, purtroppo. La sua azienda, infine, sarà la prima a seguire un evento sportivo con cronaca radiofonica da parte di Mario. Non si fermava di fronte a nulla e nessuno e la sua testa era un vortice continuo di idee. La stessa attrice Luisa Ranieri ha colto il senso più profondo di questa fiction, che ha interpretato magistralmente con la giusta intensità e rispetto per una figura di così alta levatura: una donna di cui ci sarebbe bisogno ancora oggi; un esempio da seguire e da encomiare. La Spagnoli ha insegnato l’importanza di credere ostinatamente nei sogni, anche in quelli più assurdi e impossibili, e di lottare per essi contro ogni ostacolo, difficoltà, pregiudizio sociale. Non amava le ingiustizie sociali Luisa e ad esse si opponeva con forze e fermezza. Chapeau diciamo allora di fronte a tutto ciò, come fu il commento ad una delle sue tante idee.

Barbara Conti

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