giovedì, 26 maggio 2016
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Opinioni e commenti
 

Ma questo non è cattocomunismo?
Pubblicato il 11-02-2016


Molte volte ho scritto articoli in difesa del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ne ho sempre apprezzato l’equilibrio e la saggezza. Ma già molto tempo prima avevo vissuto Napolitano come il principale leader riformista del vecchio Pci, poi Pds, con le sue aperture esplicite al Psi e al movimento socialista europeo. Con lui ho spesso intrattenuto cordiali rapporti quando era presidente della Camera e anche quando è salito al Colle e ha voluto incontrare delegazioni socialiste. L’ultima occasione è stata, quando coordinavo il movimento per la democrazia, quel cordale incontro che ci riservò per discutere delle modifiche alla legge elettorale europea.

Oggi devo manifestare il mio dissenso dalla sua posizione assunta sulla legge per le Unioni civili. Mi dispiace, ma il suo appello a non erigere barriere tra laici e cattolici mi riporta indietro nel tempo e mi ricorda tanto le vecchie posizioni togliattiane e berligueriane in occasione della votazione dell’articolo sette della Costituzione e delle approvazioni delle leggi sul divorzio e l’aborto. In tutte e tre le circostanze il vecchio Pci manifestò identica preoccupazione che ne congelò o raffreddò l’azione riformista. Teniamo presente che questa stessa preoccupazione ha permesso di introdurre in Costituzione i patti lateranensi così come erano stati firmati da Mussolini e dal cardinal Gasparri nel 1929 (verranno riformulati solo dal governo Craxi nel 1985). Poi di rallentare, unico caso in Europa, l’approvazione del divorzio che solo la cocciutaggine dei socialisti e dei radicali mise all’ordine del giorno del Parlamento italiano, fino alla votazione della legge Fortuna nel dicembre del 1970, sottoposta poi a referendum abrogativo perso dagli antidivorzisti il 12 maggio del 1974.

Una legge sull’aborto venne approvata solo nel 1980, poi sottoposta a referendum abrogativo, perso dai promotori, nel 1981. Tutto questo è sempre avvenuto tirando per la giacca i comunisti, prima recalcitranti, poi preoccupati, indecisi e solo alla fine moderatamente convinti. E sempre tentando di distoglierli dalle loro preoccupazioni di rotture col mondo cattolico, anche quando il Psi era al governo con la Dc e il Pci all’opposizione. E qui bisogna fare la più netta delle distinzioni. La cultura laica, che può essere anche cultura dei cattolici, non presuppone baratti e compromessi perché divide stato e religione. Giusto che i credenti professino i loro dogmi, ma è inaccettabile che li impongano come leggi dello stato. I credenti possono dunque, se separano le due dimensioni, essere più laici dei non credenti, che negli Stati totalitari e comunisti (come la Cina) impongono per legge l’aborto anche a coloro che lo considerano reato.

La cultura cattocomunista ha scambiato il rispetto per la religione con il compromesso tra stato e religione. La cultura laica ha chiamato anche i cattolici a schierarsi per la separazione delle due sfere. Per questo i partiti socialisti e liberali non hanno mai scambiato i programmi di governo con i loro principi, e su questo hanno richiamato i cattolici al dialogo, mentre il Pci non a caso si disse sempre disposto a compromessi (non solo dialoghi) più o meno storici col mondo cattolico, perché in fondo partiva da analogo assolutismo etico. Purtroppo quel venti per cento di italiani che si sono sempre schierati per la distinzione tra programmi e principi oggi non hanno più rappresentanza politica. E la natura del Pd si pone anch’essa come un difficile compromesso tra laici e integralisti. Vedremo come uscirà la legge sulle unioni civili. Se anche su questa materia prevarrà l’impostazione cattocomunista ne uscirà una legge che discriminerà ancora le persone e anche i figli in base alle tendenze sessuali delle coppie. Se prevarrà l’impostazione laica almeno la più moderata legge sulle coppie omosessuali che esista al mondo vedrà la luce. Senza la barriera più assurda. E cioè quella che separa i diritti dei figli delle coppie eterosessuali, che possono avere oggi due genitori, e quelli dei figli delle coppie omosessuali, che possono invece averne uno solo.

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Commenti all'articolo
  1. Le barriere tra laici e cattolici le elimina la cultura, la storia e la politica.
    Abbiamo cercato di dimostrare, in precedenti interventi, che l’autentica etica laica ha radici cristiane e l’autentica etica cristiana ha declinazioni laiche, riflettendo i principi della cosiddetta “etica naturale”, discutibile o meno, comunque argomentabile razionalmente.
    Tutto ciò è, quindi, merito e, per ciò stesso complessità, articolazione, tutt’altro che apoditticità.
    Tutto ciò è, quindi, ragionevolmente più sfumato.
    Di tutto ciò, noi socialisti dovremmo essere l’espressione originaria.

  2. Il Senatore Napolitano è un comunista, composto ed educato alla Lord Brummel, ma le sue iniziative sono da comunista togliattiano e berlingueriano; l’uscita sulle unione civili non desta meraviglia e preoccupazione. Preoccupazione la desta l’appoggio dato al partito della nazione che è l’anticamera per l’affossamento della democrazia liberale e apre alla democrazia popolare: un partito solo, un uomo solo al comando tutti gli altri o sono ladri o incompetenti se non ladri e incompetenti. Questi per me sono i motivi principali per portare fuori il PSI dalla palude cattofasciocomunista.

  3. Grazie, Direttore, per aver ricordato alcune riforme “riformiste” dell’Italia che fu. Ora si fanno soltanto riforme, che non vanno da nessuna parte. Comunque, Renzi è “oltre” il cattocomunismo, per lui (“Lui”), forse, si impone ormai una nuova categoria.

  4. Il Direttore può anche aver ragione nel porsi la domanda, ma viene anche da osservare che questo binomio, o tipo di cultura, o impostazione politica – a seconda del nome che si vuole usare – sembra essere già presente fin dall’origine nella compagine governativa di cui il PSI fa parte, e nella quale pare fermamente intenzionato a rimanere.

    Il che mi pare abbastanza contraddittorio, nel senso che non si può accettare la circostanza in maniera alterna, a seconda dei frangenti o contingenze, ossia delle materie in discussione, un po’ come .approvare la Chiesa quando dice qualcosa che ci aggrada salvo poi parlare di impropria ingerenza se le sue posizioni si discostano dalle nostre.

    Ho comunque la sensazione – anche se il condizionale è d’obbligo, giacché l’andamento di questi fenomeni è sempre difficile da decifrare e prevedere – che sulle questioni etiche e valoriali, per taluni definibili anche come i principi non negoziabili, la “pancia” del Paese non segua più di tanto il pensiero dei partiti di riferimento, per coloro che ancora li hanno stante il livello dell’astensionismo, ma abbia maturato, o lo stia facendo, convinzioni proprie, che risentono fino ad un certo punto, e non oltre, delle opinioni che capita di ascoltare dall’una o altra “personalità”.

    Paolo B. 12.02.2016

  5. Rispondo così a Paolo. Se da un lato ci sono dosi di cattocomunismo dall’altra c’è una invasione di integralismo. dunque peggio. Il family day era guidato dal centro-destra. Poi sulla posizione del popolo ricordati del recente referendum nella cattolica Irlanda che ha decretato la maggioranza favorevole ai matrimoni gay. Si diceva così anche ai tempi dei referendum sul divorzio e l’aborto, stravinti.

  6. Egregio Direttore, pur condividendo alcune parti del Suo intervento, trovo un pò ingiusta la critica a Napolitano. Il suo invito a non sollevare barriere fra credenti e non credenti mi sembra saggia e dettata più da un desiderio di conciliare le due anime dell’Italia che non da un compromissorio volemose bene di natura cattocomunista teso ad annullare l’azione riformista del governo in materia di unioni civili.
    Io credo che Renzi, il cui operato finora mi sembra meritevole di elogi, stia sbagliando a non ascoltare anche l’Italia del “family day”, se non altro perchè ha lasciato a loschi figuri come Salvini e Gasparri la possibilità di impugnare la bandiera dei “valori della famiglia”, e che abbia inutilmente cercato il muro contro muro quando bastava proporre una legge che regolamentasse le unioni omosessuali senza per forza affrontare subito il tema dell’adozione del figlio del compagno. Quest’ultima si poteva rinviare a un secondo momento, lasciando prima che gli italiani assorbissero e metabolizzassero le unioni civili. Insomma, un passo alla volta, cercando un punto di incontro con la parte cattolica del governo. È vero che la legislazione italiana pecca un pò di difetto di laicità, ma è anche vero che l’Italia non è la Svezia e forse Giovanni Giolitti non aveva tutti i torti nel sostenere che il governante deve essere come un sarto che cuce un vestito e che quindi se il cliente ha la gobba deve cucirgli l’abito con quella forma.
    Con grande stima e cordiali saluti. Mario Mosca.

  7. Salvo fraintendimenti, mi sembra che una parte della sinistra stia confluendo sostanzialmente verso le posizioni del “family day”, per il quale il Direttore dice che “era guidato dal centro – destra”.

    Immagino si riferisca in particolare a quello del 2007, ossia la prima di tali giornate, ma poco importa, e se a sinistra c’è chi è arrivato a riconoscersi in tali posizioni, dovrebbe a mio parere ammetterlo senza tirar fuori la storia dei “loschi figuri”, espressione peraltro un po’ forte, che mi pare francamente non addirsi tanto al lessico liberal riformista (ma è soltanto un’opinabilissima opinione personale).

    Paolo B. 12.02.2016

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