giovedì, 8 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La seconda vita
della maggioranza
Pubblicato il 25-02-2016


Dall’opposizione nelle file del centrodestra in maggioranza con il Pd. Denis Verdini ha compiuto il “triplo salto mortale” in sei mesi. Diciotto senatori verdiniani hanno votato la fiducia chiesta dal governo sulle unioni civili.

La riforma è passata a Palazzo Madama con 172 sì, 71 no. I cinquestelle non hanno partecipato al voto. Anche alcuni senatori della sinistra Pd e di Area popolare (i centristi di Alfano) hanno disertato, per motivi opposti, il voto di fiducia. Ora la parola passa alla Camera sulla riforma che riconosce anche alle coppie omosessuali “diritti e doveri” analoghi alle coppie sposate.

E’ un fatto storico” per l’Italia e vince “l’amore”, ha commentato il presidente del Consiglio e segretario del Pd, dopo la fine di un lungo scontro durato oltre un mese al Senato. E’ uno scontro che lascia pesanti segni sul governo. Renzi, dopo il dissenso di circa 30 senatori cattolici del Pd e dei centristi di Alfano (è stato secco il no alla possibilità di adottare il figlio biologico del compagno omosessuale), ha cercato invano l’accordo con il M5S. Di qui alla fine la decisione di ricompattare la maggioranza ”stralciando” la norma sull’adozione rinviata ad un provvedimento ad hoc e chiedendo la fiducia su un testo modificato rispetto al disegno di legge presentato da Monica Cirinnà (Pd).

Renzi ha vinto, ma paga lo scotto dell’ingresso nella maggioranza di Ala (Alleanza liberalpopolare autonomie) fondata dal senatore Verdini. Con il sì alla fiducia dei verdiniani cambia la maggioranza di governo che in Parlamento due anni fa votò la composizione e il programma dell’esecutivo Renzi. La novità, fortemente contestata dalla sinistre del Pd, era nell’aria da tempo. Le conseguenze ora sono imprevedibili.

Verdini ad ottobre, subito dopo aver lasciato Silvio Berlusconi, cantava le lodi del presidente del Consiglio e segretario del Pd: “Renzi è preparato, simpatico, empatico, ha caratteristiche da leader”. Ha difetti? “Forse un neo”, aggiungeva ironicamente l’ex braccio destro del Cavaliere, ex coordinatore del Pdl e di Forza Italia.

A gennaio seguivano i fatti: i senatori verdiniani di Ala votavano a favore delle riforme costituzionali e contro la mozione di sfiducia delle opposizioni al governo sul caso della Banca Etruria. Quei voti furono determinanti: permisero al governo, come adesso sulle unioni civili, di superare la soglia 161, la maggioranza assoluta dei consensi d Palazzo Madama. Sia Renzi e sia Verdini respinsero gli attacchi della sinistra del Pd e delle opposizioni: la maggioranza politica non cambiava perché Ala aveva votato contro la sfiducia e non la fiducia al governo.

Le minoranze del Pd da tempo puntavano il dito contro Verdini, gravato da tanti guai giudiziari, dicendo no al suo possibile ingresso nella maggioranza perché avrebbe snaturato l’esecutivo spostando il baricentro verso destra. Pier Luigi Bersani, ex segretario democratico, aveva messo le mani avanti: no all’ingresso di Verdini “nel giardino” del Pd. In molti, nelle minoranze del partito, avevano suonato l’allarme contro uno snaturamento dell’identità politica e programmatica del Pd per l’invasione di Ala.

In tanti avevano posto un aut aut a Renzi: o noi o loro. Contestando le riforme di “destra” di Renzi c’era stata una emorragia “a sinistra”: Stefano Fassina, Pippo Civati e Sergio Cofferati l’anno scorso hanno detto addio al partito. Vincenzo D’Anna, senatore di Ala, nei giorni scorsi ha commentato: “Renzi propone le nostre riforme”. Verdini vorrebbe creare una nuova formazione centrista (si parla di una unificazione con Alfano) per “affiancarsi” al Pd di Renzi.

Bersani, Speranza, Cuperlo paventano la nascita del Partito della nazione ipotizzato da Renzi. Il presidente del Consiglio ha ribattuto: il Pd “non ha una maggioranza al Senato” servono accordi per realizzare le riforme. Il Pd, ha precisato, punta ad allargare i tradizionali consensi, acquisendo i voti degli elettori delusi del centrodestra e del M5S.

Rodolfo Ruocco

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento