martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mario Michele Pascale
Onore a Craxi, ma guardiamo
al futuro
Pubblicato il 18-02-2016


Ho letto il dibattito che si è sviluppato intorno alle considerazioni di Marco Andreini. Oggetto del discorso era “l’elaborazione del lutto”, con un chiaro riferimento alla “decraxizzazione”.
Ho letto le risposte di Craxi figlio e del direttore Mauro del Bue. Vorrei fare due considerazioni:
1) Il commento di Craxi mi è parso  istintuale, viscerale, fuori tema, fuori luogo e fuori dallo spazio tempo. Alle sollecitazioni politiche e si è risposto con cose che, con la politica, c’entrano ben poco.
2) Mi dispiace per quanto dice Mauro del Bue. Di Pietro non c’entra nulla con l’articolo di Marco Andreini. Non è mai nominato nè evocato con altri metodi. Detto tra di noi Di Pietro oggi non fa più paura a nessuno.
Egli è il metafantasma di se stesso. Perché agitarlo come spauracchio?
Voglio fare un salto di qualità nel ragionamento.
Craxi padre ha dato autonomia e forza al partito. Gliene siamo grati. E’ stato un ottimo presidente del consiglio ed egli ha un posto nel pantheon socialista. Insieme a tanti altri, come Pertini, Nenni, Lombardi etc. Ma mi domando: di fronte al mondo di oggi le risposte che questi padri nobili diedero ai nodi cruciali del loro tempo sono ancora efficaci? Moralmente certo. Ma praticamente? Ne dubito. Non siamo più negli anni ’80, la nazionale italiana di calcio non è quella di Bearzot ed il video registratore è superato.
Perdonatemi l’irriverenza. Ma aggrappandosi a Craxi e al garofano si fa storia e cultura, che sono cose importanti. Ma non si fa politica. Aggrappandoci ai mitologemi della storia, esauriti i compagni che quella storia l’hanno vissuta, si esaurirà tutto. La sfida, secondo me, è diversa e consiste nel trovare un orizzonte socialista nuovo. Del resto siamo o non siamo il partito del sol dell’avvenire? E il sol dell’avvenire è una cosa un tantino diversa dal culto delle reliquie.
Voglio essere chiaro, prima di finire al rogo. Le reliquie possono anche essere collocate in una bellissima teca. Esse sono il giusto e nobile legame con la nostra storia, che è anche la nostra essenza. Ma che non potrà mai essere il nostro futuro.
Il congresso che ci apprestiamo a celebrare può essere una occasione di elaborazione intellettuale, di analisi del reale, l’occasione per l’individuazione di sfide nuove. Ma se passiamo il nostro tempo a riesumare atavici nemici mummificati o antichi e nobili condottieri che non ci sono più, rischiamo di fare un danno enorme sia al partito che al Paese.
Mario Michele Pascale
Consiglio Nazionale del PSI
Responsabile cultura federazione di Roma

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Commenti all'articolo
  1. Difficile se non impossibile rispondere alla domanda dell’Autore, laddove si chiede se “di fronte al mondo di oggi le risposte che questi padri nobili diedero ai nodi cruciali del loro tempo sono ancora efficaci ?” – e questo vale naturalmente per ogni statista, o personalità politica, del passato – ma di loro si ricorda la capacità di saper dare risposta ai problemi del proprio tempo, anche quando le scelte non erano affatto semplici, e c’è chi se ne sta via via accorgendo pure al di fuori della sfera socialista

    Ed è questo a mio avviso il “testimone” sempre vivo che ci hanno passato, ossia una mentalità e un metodo per affrontare le questioni che mano a mano si pongono, cioè un requisito, o se vogliamo un “distintivo”, che non ha tempo e può valere sempre, e che pertanto non dovrebbe andare in archivio (pur anche conservato in una bella cornice).

    Paolo B. 19.02.2016

  2. Potesse comunicare con questo mondo, Bettino Craxi sicuramente inviterebbe i socialisti italiani a guardare avanti e non al passato. Lo stesso farebbero Nenni, Saragat, Pertini etc.etc.
    Saluti, Mosca.

  3. Caro Pascale credo tu abbia messo il dito nella piaga ed abbia inquadrato il problema d’avvenire. Andreini ha colto nel segno e purtroppo Bobo prosegue nel declino della propria incoerenza ormai acclarata!!

  4. Leggendo oggi – su un quotidiano di tiratura nazionale, del quale mi pare inopportuno fare il nome – l’articolo a piena pagina dedicato a Craxi, partendo da Sigonella, e dal quale articolo emerge la sua statura politica, mi sono tornate alla mente le parole , “aggrappandosi a Craxi e al garofano si fa storia e cultura, che sono cose importanti. Ma non si fa politica”

    E’ vero che oggi non c’è più Craxi a guidare i socialisti italiani, e ne va preso doverosamente atto, ma chi allora puntava a far uscire di scena il vecchio PSI cercò di screditare ed affossare politicamente la sua figura, perché riteneva che il destino del partito fosse indissolubilmente legata alla sorte di quel suo segretario, dotato di grande ed autorevole personalità.

    Anche se sono passati vent’anni, a me sembra che senza la sua riabilitazione – in assenza cioè di una riguadagnata consapevolezza, da parte del corpo elettorale, di cosa significò quella stagione per il bene del nostro Paese – sarà abbastanza difficile e faticoso per i socialisti riprendere quota e ritrovare livelli di consenso che non ne mettano più in forse il futuro politico (ma forse sono io ad essere un pò troppo pessimista).

    Paolo B. 22.02.2016

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