venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Masika, “mamma di tutte le donne del Congo”
Pubblicato il 25-02-2016


MammasikaMasika era una donna minuta, con un viso dolce e due occhi che raccontavano una triste storia. La tragedia di Masika ebbe inizio nel non così lontano 1998, quando ondate di combattenti armati violentavano, torturavano e uccidevano le piccole comunità dei villaggi rurali della Repubblica Democratica del Congo. Masika è stata vittima di violenza per quattro volte e, con lei, le sue figlie e sua madre, uccisa subito dopo lo stupro.
Per anni, la popolazione della Repubblica del Congo è stata vittima del caos causato da guerre, conflitti e corruzione e la parte del territorio al confine tra Rwanda, Uganda e Burungi fu quella che ne soffrì maggiormente. La casa di Masika era là, a Buganda, un villaggio nella provincia di Sud Kivu.
Ma la sua storia non è la storia di una povera donna, vittima della guerra; la storia di Masika è quella di un’eroina, di una combattente: la storia della grande forza di una piccola donna.
Nel 1999 ha deciso di fondare la prima associazione, con sede nella sua piccola dimora, per donne vittime di violenza perché, proprio lei, sapeva cosa significa soccombere a quella sorte terribile che, in Congo, tocca quasi ad una donna al minuto. E da lì non si è più fermata: con costanza e dedizione è diventata, per le donne del Congo, una mamma, Mamasika.
“Ho deciso che dovevo fare qualcosa per rendere più forte me stessa e le atre donne. Per far tornare le donne a essere quello che erano, prima delle violenze. – ha detto orgogliosa Masika, a Dublino nel 2013 – Uno strupro non è la fine, si può iniziare di nuovo, come ho fatto io. Nonostante tutto quello che ho passato, sono ancora in piedi e se ce l’ho fatta io, possono farcela anche loro”. Funerali Masika
E sono state più di sei mila, le ragazze assistite da Masika nelle sue, ad oggi, cinquanta case d’accoglienza sparse per il territorio. Questo perchè lo stupro viene utilizzato come arma di guerra e come strumento per mettere a tacere ed “educare” le donne, nonostante, nel 2005, il Congo firmò la “Convenzione delle Nazioni Unire contro la tortura”, è evidente che non ne rispettò mai gli obblighi.
Dunque, solo capendo il contesto di ribellione e di anarchia in cui viveva Mamasika, se ne coglie il grande valore del suo operato: mettendo a rischio ogni giorno la sua vita ne salvava tante altre. Ed è per questo che alla sua morte, avvenuta a soli 50 anni, il 2 febbraio di quest’anno, le lacrime e gli applausi sono stati tanti, tantissimi. C’erano tutte le “figlie” di Masika: lì, unite per lei, lì grazie a lei.

Gioia Cherubini

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