lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. Arriva il richiamo all’Italia da Bruxelles
Pubblicato il 10-02-2016


macedonia-migranti-grandeL’Europa non fa sconti all’Italia e conferma la procedura d’infrazione per la gestione dei migranti. Se è vero che il nostro Paese “ha compiuto oltre 14 mila rimpatri di persone che non avevano diritto all’asilo nel 2015 e ha partecipato a 11 voli Frontex congiunti di richiedenti asilo respinti”, comunque tutto “questo resta insufficiente nel contesto di oltre 160 mila arrivi” in tutto l’anno scorso. Parla chiaro il rapporto della Commissione Ue sull’Italia in cui si sottolinea che, se le strutture di ricezione sono “già ampiamente sufficienti” per i richiedenti asilo da ricollocare, sono invece “evidenti le gravi carenze” di sistemazioni pre-rimpatri con solo 420 posti. Lo sviluppo degli hotspot in Italia “è lento”, “due sono pienamente operativi (a Lampedusa e Pozzallo), un terzo (a Trapani) sarà pienamente operativo quando gli ultimi lavori di ristrutturazione saranno completati. I lavori vanno urgentemente completati a Taranto. I piani per gli hotspot di Augusta e Porto Empedocle devono ancora essere ultimati; una decisione che li riguardi è essenziale alla luce del probabile aumento dei flussi migratori durante il periodo estivo”.

Inoltre l’Italia fa anche parte del gruppo dei sette Paesi cui la Commissione ha dato un ultimatum perché adottino le norme del sistema europeo di asilo. Tra questi, oltre al nostro Paese, figurano anche Grecia, Estonia, Lettonia, Slovenia, Francia e Germania. Ma il dito di Bruxelles è stato puntato maggiormente su Italia e Grecia, le due porte di accesso principali per i migranti verso l’Ue. Il commissario (greco) Avramopulos ha infatti invitato i due Paesi ad essere più efficienti: “Grecia e Italia devono garantire urgentemente che tutti i centri di registrazione siano operativi”.

Il richiamo però non è piaciuto al Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che rimette in moto il vecchio battibecco con Bruxelles. “L’Unione Europa è come l’orchestra che suona sul Titanic. Abbiamo fatto delle riforme e siamo nella posizione di dire ai nostri partner europei: ‘Amici, noi possiamo cambiare questo approccio burocratico sbagliato'”. Dice in un’intervista rilasciata a Bloomberg già in parte anticipata ieri. “L’Italia – ha aggiunto – non ha risolto tutti i suoi problemi, ma ha dimostrato negli ultimi due anni che ogni cosa è possibile”. Per fare ordine nel caos, l’Unione europea, secondo Renzi, dovrebbe usare le proprie risorse finanziarie e militari dove possono effettivamente fare la differenza e riconoscere, invece, i limiti del proprio potere in altre questioni. Questo significa che l’Unione europea dovrebbe porre meno restrizioni di budget per cercare di risolvere le tensioni sociali portate dalla crisi dei rifugiati, per inviare truppe in Libia e cercare la riconciliazione con la Russia. Questo, secondo Bloomberg, è il “pragmatismo italiano”.

La disputa tra Bruxelles e l’Italia aveva portato Roma inizialmente a porre un veto agli aiuti europei verso la Turchia per tenere a freno l’emergenza profughi. Il problema dei fondi europei è stata esposta dal senatore socialista Enrico Buemi che insieme ad altri senatori ha presentato una mozione sul trattamento umanitario dei migranti siriani in Turchia. Con questa mozione si “impegna il Governo a vincolare l’erogazione del contributo italiano, nell’ambito dei citati tre miliardi di euro, all’apertura di un sottocapitolo-pilota del processo negoziale di adesione, riferito alla sola verifica delle condizioni per il trattamento dei migranti secondo criteri di legalità e umanità; nell’ambito della verifica di cui sopra, condizione imprescindibile è assicurare la piena, libera ed efficace ricorribilità dei migranti siriani all’amministrazione della Giustizia turca per il riconoscimento dello status di rifiugiato”.

Ma intanto la vera partita sull’Unione del Vecchio Continente si gioca ancora una volta ad Atene.
La Grecia ha soli tre mesi per rinforzare le misure di sicurezza negli hotspot ed impedire che i richiedenti asilo continuino a fuggire riversandosi nel Nord Europa, e se il Governo di Tsipras non riuscirà a proteggere le frontiere registrando tutti i migranti poi destinati alla riallocazione o ai rimpatri, è già pronto il testo da far votare al Consiglio (i governi) per autorizzare la chiusura di Schengen da parte delle singole capitali per due anni (a maggio scade il tempo delle chiusure provvisorie per Germania, Svezia e gli altri).

In un rapporto della Commissione vengono fatte raccomandazioni che hanno il sapore di fare pressione al Governo di Atene affinché riprenda il controllo delle frontiere. La Commissione gli ingiungerà di presentare entro tre mesi un piano credibile, con un monitoraggio intermedio mensile, per risolvere la crisi. Primo, ristabilire i controlli alla frontiera con la Macedonia, facilitando il lavoro degli agenti Frontex presenti sul suo territorio e accettandone altri.
Se la Grecia non ci riuscisse potrebbe essere la fine di Schengen e della stessa Europa.

Redazione Avanti!

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