domenica, 29 maggio 2016
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Opinioni e commenti
 

Migranti. La Grecia richiama l’ambasciatore a Vienna
Pubblicato il 25-02-2016


kos_scontri5_AfpEra prevedibile, Atene non poteva reggere a lungo l’atteggiamento ambivalente dell’Europa e quello individualista dell’Austria, la Grecia ha deciso oggi di richiamare il proprio ambasciatore a Vienna, Chrysoula Aleiferi, in seguito al vertice Austria-Balcani sui migranti. Dopo aver tentato in maniera diplomatica di trovare una soluzione anche convocando l’ambasciatore austriaco ad Atene, Andrea Ikic-Boehm e protestando per la decisione dell’Austria di indire una riunione dei Balcani occidentali senza invitare rappresentanti greci, ora Atene si ribella e accusa Vienna di minare gli sforzi compiuti a livello europeo schierandosi con i membri della linea dura dell’Unione Europea che si rifiutano di accogliere i rifugiati.
Molto dura è stata la reazione ellenica anche a Bruxellese, dove il viceministro per l’Immigrazione greco Ioannis Mouzalas al suo arrivo al consiglio degli Interni europeo ha affermato: “La Grecia non accetterà azioni unilaterali. Anche noi possiamo farle. Non accetteremo di diventare il Libano d’Europa e di diventare un magazzino di anime, anche se questo comporta un aumento di fondi”.

L’Unione europea ha ancora dieci giorni per vedere una riduzione significativa del flusso di migranti e rifugiati dalla Turchia “altrimenti vi è il rischio che tutto il sistema collassi completamente”, ha detto il commissario europeo alla migrazioni Dimitris Avramopoulos dopo il summit. “La situazione sulla rotta dei Balcani occidentali è molto critica. La possibilità di una crisi umanitaria su larga scala è molto reale e molto vicina. Non si può andare avanti con atti unilaterali, bilaterali o trilaterali; i primi effetti negativi sono già visibili”. La “scadenza” entro la quale l’Europa deve avere ottenuto “risultati tangibili” è quella del prossimo 7 marzo, giorno in cui è in programma un vertice dei capi di Stato e di governo Ue con il premier turco Ahmet Davutoglu, per fare il punto della situazione sullo stato dell’attuazione delle misure decise dall’Ue e nel piano di azione congiunto Ue/Turchia.

A dare sponda e ragione agli ellenici per il momento c’è anche l’Italia. “L’Italia considera pericolose le iniziative unilaterali in tema di immigrazione e non condivide le posizioni che mirano ad attribuire a un singolo Paese, come la Grecia, la responsabilità di far fronte alla crisi migratoria”: così il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un colloquio telefonico con il suo omologo greco Nikos Kotzias. “L’impegno di tutti è necessario – ha ribadito – ma le soluzioni efficaci non possono che essere adottate nell’ambito di un impegno europeo solidale e ampiamente condiviso”.

La Grecia si ritrova nella “morsa” dell’immigrazione, in queste ore da sola deve affrontare l’arrivo di profughi, con i confini chiusi dalla parte macedone e l’Austria che continua a criticare la gestione dei profughi da parte della Grecia. “L’iniziativa austriaca con i paesi balcanici segna l’inizio della fine della politica di lasciar passare i profughi”, afferma il ministro dell’interno austriaco Johanna Miki-Leitner al suo arrivo al consiglio interni Ue a Bruxelles. E sulla catastrofe umanitaria per la Grecia, Miki-Leitner risponde: “Ad essere franchi, la Grecia ritiene che non sia possibile controllare i suoi confini esterni; e se la Grecia non può farlo, questo è l’argomento migliore per spiegare perché gli altri agiscono”.
Ma intanto la situazione dei profughi resta ingestibile nelle mani della sola Grecia, oggi oltre mille migranti hanno rotto la recinzione del campo di Diavata e si sono messi in marcia verso Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia. Lo riferisce Medici senza frontiere. A Idomeni la polizia greca stima ci siano già 2.800 migranti.

E mentre continua la lite sul “fronte balcanico” con il presidente ungherese Orban che ha annunciato un referendum nazionale in Ungheria sulle quote dei migranti in Ue, gli altri Paesi europei iniziano a correre ai ripari, ognuno per proprio conto. In Francia è arrivato il via libera del tribunale amministrativo di Lille all’ordinanza della prefettura che prevede l’espulsione dei migranti nella parte sud della cosiddetta ‘Giungla’ di Calais. Nella baraccopoli di confine vivono infatti 4000 migranti che sognano di raggiungere il Regno Unito.manica-calais

Il Belgio ha subito deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli alla sua frontiera con la Francia, per far fronte a un eventuale flusso di migranti in fuga dalla “Giungla di Calais”. “Abbiamo informato la Commissione europea della deroga temporanea a Schengen”, ha detto il ministro dell’Interno, Jan Jambon, in riferimento alle regole dello spazio di libera circolazione europeo.

Maria Teresa Olivieri

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