mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mondoperaio. Nenni, la Repubblica e le riforme
Pubblicato il 17-02-2016


Convegno Mondop Nenni apreLa scelta del referendum sulla Repubblica e il ruolo di Pietro Nenni, sono al centro di un convegno organizzato dalla rivista Mondoperaio, in corso a Roma, presso la biblioteca del Senato. Nel febbraio di settant’anni fa, fu la scelta di Pietro Nenni ad essere decisiva perché il governo convocasse, contestualmente alla già prevista elezione dell’Assemblea costituente, il referendum popolare sulla forma istituzionale dello Stato. Fino ad allora l’opzione delle sinistre era favorevole ad attribuire la scelta fra Monarchia e Repubblica alla stessa Assemblea costituente, mentre gli Alleati preferivano che a pronunciarsi fosse il popolo. Nenni accettò la sfida, e con la sua scelta pose fine a una querelle che rischiava di turbare anche l’ordine pubblico.Convegno Mondop Nenni pubblico Fabio fabbri, Pier Paolo Nenni
Al convegno – O la Repubblica o il caos. Pietro Nenni e la fondazione della Repubblica italiana – sono intervenuti Riccardo Nencini, Luigi Covatta, Piero Craveri, Ugo Intini, Cesare Pinelli. Presenti Pia Locatelli, capogruppo dei Psi alla Camera e il deputato socialista Oreste Pastorelli. Convegno nenni Mondoperaio Nencini


O la Repubblica o il caos
di Luigi Covatta

La sera del 2 giugno 1946 Nenni la passò da solo, a casa sua, leggendo un libro di Arthur Koestler. Lo colpirono le battute di due detenuti politici che confrontavano le rispettive concezioni del senso dell’onore. Per il primo l’onore era “vivere e morire per le proprie convinzioni”. Per l’altro “rendersi utile senza vanità”. Nenni annota: “Sento alla maniera del primo, penso come il secondo”: e chissà se la nostra Repubblica sarebbe mai nata senza il suo sentimento e senza il suo pensiero.

Ugo Intini, Piero Craveri, Luigi Covatta, Cesare Pinelli

Ugo Intini, Piero Craveri, Luigi Covatta, Cesare Pinelli

Senza il suo sentimento, certo: perché la fede repubblicana, come sappiamo, era per Nenni una specie di a priori. Ma soprattutto senza il suo pensiero. “O la Repubblica o il caos”, per esempio, non era una minaccia insurrezionalista, come dicevano i monarchici più settari. Al contrario, era la sintesi del lucido ragionamento di uno statista al quale, fortunatamente, non mancava neanche una marcata dimensione tribunizia.

È il ragionamento che Nenni fece proprio settant’anni fa, alla vigilia di quel 25 febbraio in cui il governo, innanzitutto per merito suo, decise di convocare, contestualmente alle elezioni per l’Assemblea costituente, un referendum popolare per scegliere la forma istituzionale dello Stato.

La decisione, come sappiamo, non era scontata. Le sinistre, in particolare, preferivano lasciare la scelta all’Assemblea, nel timore di una deriva plebiscitaria a favore della monarchia. Ma Nenni, pur sapendo che per i monarchici il referendum era “un sostituto del plebiscito”, osservò che poteva “anche divenire un’altra cosa, se contestuale alle elezioni per la Costituente”. E soprattutto ammonì che il prolungarsi delle polemiche in seno al governo avrebbe potuto determinare “un sussulto della piazza contro le nostre lentezze e diatribe”: senza escludere “l’intervento degli Alleati, e forse un intervento non soltanto politico”.

Questo significava, in quel mese di febbraio di settant’anni fa, “O la Repubblica o il caos”. E significava anche che ad evitare il caos non avrebbe comunque potuto provvedere una dinastia che aveva tradito la fiducia del popolo per quasi vent’anni, dal 10 giugno del 1924 all’8 settembre del 1943. E pazienza se ora Umberto gli mandava a dire che la monarchia britannica poteva sopportare un governo socialista, mentre nella Repubblica italiana l’egemonia sarebbe inevitabilmente toccata alla Dc. E pazienza anche se Maria Josè faceva sapere che il 2 giugno avrebbe votato per Saragat.

Fin d’allora il giudizio politico di Nenni trascendeva le ragioni partigiane per privilegiare la stabilità del sistema politico. E perciò, quando nacque la Repubblica e l’Avanti! titolò giustamente “Grazie Nenni”, Ignazio Silone non volle celebrare una gloria di partito, ma la salvezza e la rinascita della nazione..

Non è quindi un caso che una delle prime iniziative per celebrare il 70° anniversario della Repubblica sia stata presa dalla rivista fondata da Pietro Nenni: una rivista che anche ora, nel suo piccolo e dopo tanti disastri, cerca di tenersi lontana dal parocchialism e si sforza di contribuire al rinnovamento ed al consolidamento della nostra democrazia.

Ovviamente questa iniziativa non sarà l’unica che prenderemo. Per il 2 giugno usciremo con un numero speciale in cui cercheremo anche di capire per quali motivi e attraverso quali percorsi una Repubblica che era nata come alternativa al caos ora rischia di precipitare a sua volta nel caos. E per tutto questo settantesimo anno dell’Italia repubblicana scandiremo le tappe del percorso che abbiamo alle spalle: senza cedere a nostalgie o a recriminazioni: ma senza cedere nemmeno ad un “presentismo” senza memoria che giorno dopo giorno sta erodendo le fondamenta della nostra stessa identità nazionale.

Luigi Covatta
direttore di Mondoperaio

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