mercoledì, 31 agosto 2016
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Opinioni e commenti
 

Ocse taglia stime crescita
2016, solo 1% per l’Italia
Pubblicato il 22-02-2016


Frena l’economia mondiale, quella europea e quella italiana anche di più. L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, l’ente che riunisce le economie più “ricche” del pianeta, rivede al ribasso le stime per il nostro Pil per il 2016, portandolo a uno striminzito 1%, quasi mezzo punto in meno (0,4%) rispetto alle previsioni di novembre. Confermata invece la stima di +1,4% per il 2017, ma a questo punto gli unici a mantenere invariate le previsioni sono i tecnici di palazzo Chigi e del Mef.

Grafico PILQuanto alla crescita mondiale, il taglio e di tre decimali, al 3% per il 2016 visti, scrivono nel rapporti, i “dati recenti deludenti”. Ritocco negativo anche per le stime dell’eurozona che passa alla media dell’1,4% e dell’1,7%, rispettivamente con un meno 0,4 e un meno 0,2 rispetto alle prvisioni.

Le previsioni dell’Ocse sono sul filo di quella che per il Fondo monetario inetrnazionale potrebbe essere una recessione. Secondo l’FMI infatti con una crescita anche appena sotto il 3%, bisognerebbe parlare di recessione.

La crescita globale nel 2016 rileva l’Ocse “non sarà più alta rispetto al 2015, che già segnava il tasso più lento degli ultimi cinque anni”. Le stime sono state abbassate alla luce degli ultimi deludenti dati perché la crescita sta rallentando in molte economie emergenti e le economie avanzate registrano “una ripresa molto modesta” e i bassi prezzi delle materie prime deprimono i Paesi esportatori. Il basso livello globale della domanda porta a una bassa inflazione e a una crescita inadeguata di salari e occupazione. A questo si accompagna lo squillo di un altro campanello di allarme: “I rischi di instabilità finanziaria – scrivono – sono rilevanti. I mercati finanziari stanno rivalutando le prospettive di crescita, il che porta al calo dei prezzi azionari e a un’elevata volatilità”. Per questo c’è la necessità di “una risposta politica più forte a sostegno della domanda. La politica monetaria non può funzionare da sola. Bisogna utilizzare maggiormente la leva fiscale e quella strutturale”.

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