mercoledì, 22 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Padoan giura: nessun taglio alla reversibilità
Pubblicato il 17-02-2016


Padoan ha detto oggi che “tutti i trattamenti restano intatti”, cercando così di rassicurare milioni di anziani letteralmente terrorizzati dall’ipotesi di un taglio alle pensioni di reversibilità secondo le ipotesi contenute in un ddl governativo. Infuriati i sindacati. “Il Governo piuttosto si occupi dell’evasione” ha commentato Romano Bellissima segretario della Uilp: “Siamo molto preoccupati, perché si tratta di un ulteriore attacco al sistema previdenziale da parte del Governo. Non si può finanziare il contrasto alla povertà, misura che consideriamo necessaria, ma che è una misura assistenziale e va finanziata con la fiscalità generale, prendendo le risorse dalle pensioni di reversibilità, che sono prestazioni previdenziali, pagate con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro”.


Rai-Padoan-Cda

Il governo non prevede “nessun intervento sulle pensioni di reversibilità”. È toccato oggi al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, tentare di mettere una pezza al nuovo incidente della maggioranza in tema di pensioni. Padoan è intervenuto durante il question time alla Camera precisando che “tutti i trattamenti restano intatti”, cercando così di rassicurare milioni di anziani letteralmente terrorizzati dall’ipotesi di un taglio al loro reddito che – bispognerebbe sempre ricordarlo – nel caso delle pensioni scende costantemente sia a causa dell’aumento delle tasse, sia per l’erosione dell’inflazione mentre aumentano le spese, soprattutto quelle per le cure mediche.

Un’idea insensata, o meglio provocatoria, quella contenuta tra le righe del disegno di legge delega (approvato dal Cdm il 28 gennaio e approdato in commissione alla Camera) sul contrasto alla povertà che riordina anche le prestazioni di natura assistenziale e previdenziale. Tra le misure ipotizzate c’è difatti anche la possibile revisione delle pensioni di reversibilità (ovvero quelle erogate agli eredi alla morte del pensionato o del lavoratore che muore avendo maturato i requisiti per l’assegno) in base all’Isee ovvero tenendo conto del reddito familiare e dei beni posseduti anziché del solo reddito individuale. Una possibile mazzata per gli anziani che per l’eredità ricevuta dal coniuge – per esempio un bell’appartamento nel centro storico di una grande città – all’improvviso si ‘scoprirebbero’ benestanti agli occhi del fisco che, com’è noto, non tiene mai conto delle spese che gravano sul proprietario di un immobile e soprattutto di un immobile di vecchia costruzione. Nulla di strano dunque se l’ipotesi sia stata accolta da un coro di proteste, anche da ambienti della maggioranza, un coro che ha variato dalla critica all’insulto.

Già prima di Padoan, nei giorni scorsi era stato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, a definire “totalmente infondata” la polemica sulle pensioni di reversibilità perché la proposta “lascia esplicitamente intatti tutti i trattamenti in essere”. Quanto al futuro Poletti assicurava pure che “non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità” e che “tutto quello che la delega si propone è il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale”. Così facendo però considerava in una sola frase tutto e il suo contrario perché lasciava intendere che comunque il Governo immaginava di metterci le mani.

“Ribadisco – concludeva il ministro tentando di chiudere la polemica e lasciando intendere che le intenzioni erano più che buone – che il Governo vuole dare e non togliere: per questo, per contrastare la povertà, nella legge di stabilità è previsto lo stanziamento di 600 milioni per il 2016 e di 1 miliardo strutturale a partire dal 2017”. Ma il fatto è che i soldi per questo intervento il Governo non li ha, non sa dove prenderli e le pensioni ancora una volta vengono viste come un bancomat da cui prelevare contanti quando serve.

Non a caso i sindacati sollecitano un incontro urgente al presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano. La richiesta è stata avanzata dai tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo e di quelli di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, Ivan Pedretti, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima.

“Se si vuole intervenire sulle pensioni di reversibilità – ha dichiarato Bellissima – siamo pronti a reagire”. “Siamo molto preoccupati, perché si tratta di un ulteriore attacco al sistema previdenziale da parte del Governo. Non si può finanziare il contrasto alla povertà, misura che consideriamo necessaria ma che è una misura assistenziale e va finanziata con la fiscalità generale, prendendo le risorse dalle pensioni di reversibilità, che sono prestazioni previdenziali, pagate con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro. Il Governo Renzi – ha concluso – invece di colpire l’evasione fiscale e contributiva, che costa al nostro Paese circa 130 miliardi di euro l’anno, gli sprechi e i privilegi, manifesta l’intenzione di continuare a colpire i più deboli, in questo caso vedovi e soprattutto vedove, che hanno già pensioni mediamente più basse di quelle degli uomini, persone spesso molto anziane e incolpevoli”.

Armando Marchio

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