lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pd, dopo Cuffaro è zuffa sulle tessere
Pubblicato il 05-02-2016


cuffaro-magroNon è una scossa da poco quella data da Bersani al proprio partito. Non è la prima e probabilmente neanche l’ultima. L’occasione questa volta è il tesseramento del partito in Sicilia dove c’è il “sospetto” di adesioni dei cuffariani, i seguaci dell’ex presidente di regione, Totò Cuffaro, che ha passato quasi 5 anni in carcere per favoreggiamento alla mafia. Intanto il Pd cerca di capire cosa è successo esattamente e ha convocato i garanti del partito a Palermo per procedere alla valutazione delle tessere rilasciate ai nuovi iscritti. Alla riunione, in programma lunedì prossimo, prenderanno parte i presidenti provinciali e il responsabile regionale delle commissioni di garanzia del partito. È stato il segretario del Pd siciliano, Fausto Raciti, a sollecitare la verifica, congelando il tesseramento, chiuso a fine gennaio, dopo le dichiarazioni dell’ex governatore Totò Cuffaro.

Cuffaro, ormai tornato uomo libero, ha in sostanza fatto capire che voti che erano del suo partito, li vorrebbe indirizzati dentro il Pd. Bersani, da buon emiliano, le cose le dice senza giri di parole: “Il Pd non è un partito di potere buono per tutti gli usi. Non siamo un porto in cui può sbarcare chiunque”. E ancora: “Sarà difficile portarci dove non vogliamo andare”. Uno sfogo che arriva all’indomani delle votazioni parlamentari che hanno visto il sostengo dei verdiani all’esecutivo. Una preoccupazione quindi, quella di Bersani, per un Pd che possa perdere propria identità di partito di sinistra.

Cuffaro_cannoliL’ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, intervenendo sulla querelle scoppiata dopo le sue dichiarazioni sul tesseramento del Pd in Sicilia, ha poi corretto  il tiro: “Non dirò più una parola su quello che penso della situazione politica. Mi spiace che quanto ho detto, a mio parere un’ovvietà, sia stato causa di fraintendimenti, di incomprensioni, di inquietudini e di liti, dentro e fuori ai partiti”. “Sono convinto oggi più che mai – aggiunge Cuffaro – che il vero senso della politica si colga raggiungendo il cuore della gente e incontrandone l’umanità. Così ho dato significato al mio impegno politico e ho arricchito la mia vita. Non ci può essere politica senza passione”. Cuffaro ha ribadito che da adesso in avanti, si asterrà dal parlare con i giornalisti di politica “per non diventare oggetto di strumentalizzazione delle ipocrisie della politica. Parteciperò da oggi in poi – conclude – soltanto della presentazione dei miei libri, per far conoscere la situazione drammatica delle carceri italiane e per migliorare le condizioni di vita dei detenuti”.

L’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza ha chiesto al Pd di esprimere un segnale rigoroso: “Se non si dà un segnale fermissimo e rigorosissimo sulla vicenda Cuffaro il Pd è morto”. “Non può più esistere il Pd – aggiunge – se ci sono dentro gli uomini di Cuffaro, che rappresentano tutto un sistema di potere. Lo dico perché arrivano segnali di forte preoccupazione dei nostri iscritti e militanti di sempre, quando vedono le storie di certi personaggi accostate alla nostra”.

La minoranza Pd, è la replica del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone ha “bisogno di un nemico per testimoniare un’esistenza. Da giorni non si fa altro che parlare con apprensione del redivivo Cuffaro. Addirittura la lista dei terrorizzati dall’invasione cuffariana annovera anche Crisafulli, che l’ex presidente della regione è andato a trovarlo in carcere. Tra le fila della ‘resistenza’ ci sono quelli che ci guidavano quando perdevamo 61 a 0 e che dell’essere minoranza ne hanno fatto una ragione di vita. Quelli che hanno bisogno di un nemico – Berlusconi, Cuffaro – per esistere”. “Io Cuffaro in vita mia non l’ho mai incontrato- aggiunge-. Non attribuisco un valore morale a questo fatto. È una questione generazionale. Per  me e’ come se fosse un ex giocatore di calcio, prendete Gianluca Vialli, che oggi commenta le partite in tv. Ecco io lo vedo così. Cuffaro è uno spauracchio usato da quelli che hanno paura di un Pd allargato, gli stessi che respingevano gli elettori ai gazebo alle primarie aperte”.

Ginevra Matiz

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